Tumori al seno aggressivi, a Padova si provano cure senza chemioterapia

   Sportello Cancro, 01/04/2015

SPERIMENTAZIONE
L’Istituto Oncologico Veneto capofila di uno studio su pazienti con carcinoma HER2 positivo e recettori ormonali positivi. Esiti promettenti, ma siamo a metà strada

I cosiddetti HER2+ sono i più aggressivi, tra i diversi tipi di tumore al seno. Ora uno studio multicentrico, coordinato all’Istituto Oncologico Veneto di Padova da Pierfranco Conte, direttore dell’Unità di Oncologia Medica 2, sta dimostrando la possibilità di trattarli con successo mediante un protocollo terapeutico che fa a meno della classica chemioterapia, evitandone così gli effetti collaterali. «Le percentuali di successo sono molto interessanti - dice Conte -, anche se i risultati sono da prendere con prudenza perché lo studio è quasi a metà (è iniziato a maggio 2014 e si concluderà ad aprile 2016). Per ora abbiamo verificato che nelle pazienti sottoposte a questo protocollo, nel 70 per cento dei casi si ottiene dopo due settimane un’evidente diminuzione della velocità di crescita delle cellule cancerose. E in molte di loro si è visto che dopo cinque mesi di trattamento non ci sono più cellule tumorali. Solo alla fine della sperimentazione, quando potremo disporre di dati definitivi riguardanti circa 80 pazienti, ma sicuramente quello che stiamo vedendo è molto incoraggiante e ci fa pensare di essere sulla strada giusta».

Lo studio in sintesi
Alle partecipanti, tutte pazienti con tumore al seno HER2+ con recettori ormonali positivi, viene somministrata per due settimane una terapia solo ormonale (letrozolo) per bocca. Al termine viene eseguita una biopsia per verificare gli effetti di questa terapia ormonale. Nei tessuti prelevati viene valutata la velocità di proliferazione delle cellule cancerose mediante antigene Ki67. A questo punto si aprono due possibilità: se la crescita delle cellule cancerose purtroppo non è diminuita (come si è verificato finora in un terzo delle pazienti) la paziente esce dallo studio e viene trattata in maniera convenzionale con farmaci anti HER2 e chemioterapia. Se invece la crescita delle cellule cancerose è rallentata (come avviene in due terzi delle pazienti) si prosegue la terapia ormonale associandole trastuzumab e pertuzumab, due farmaci biologici anti HER2, ed evitando la chemioterapia. Alla sperimentazione, di cui è capofila l’Istituto Oncologico Veneto, partecipano anche l’Istituto Europeo di Oncologia e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’ospedale Sant’Anna di Ferrara, l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, il Santa Chiara di Pisa e l’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo (Torino).

Cura promettente per un tumore molto aggressivo
«Il nostro lavoro si basa sulla strategia di cura del cancro che oggi domina tutta la ricerca: classificare le malattie cancerose a seconda delle loro caratteristiche molecolari e genetiche per trovare la terapia più adatta e meno invasiva contro ciascuna di esse - spiega Conte -. Il tumore al seno, lo sappiamo ormai da anni, non può essere considerato una sola malattia, ma oggi distinguiamo quattro patologie che differiscono per caratteristiche biologiche, sintomi, evoluzione e risposta ai farmaci. E queste patologie vanno poi suddivise in altri sottogruppi. In questo studio abbiamo concentrato l’attenzione su uno dei due tipi di cancro al seno considerati più aggressivi, quello con recettore HER positivo e recettore ormonale positivo e ci siamo posti l’obbiettivo di trovare il protocollo terapeutico più efficace facendo possibilmente a meno della chemioterapia. Non ci siamo riusciti completamente, ma abbiamo individuato una quota significativa di casi che ha risposto in modo molto soddisfacente. Sul totale delle pazienti sottoposte finora studiate, circa i due terzi sono risultate trattabili in questo modo. E sul 70 per cento di queste ultime possiamo parlare di successo terapeutico. Diciamo che ce n’è abbastanza da guardare a questa seconda fase dello studio con ottimismo».