Tumore al seno: le mutazioni Brca e l'asportazione delle ovaie

   D-Repubblica, Tiziana Moriconi, 05/05/2015

L'intervento di ovariectomia riduce la mortalità per cancro al seno nelle donne portatrici di una mutazione Brca1. Lo dimostra uno studio su Jama Oncology


Nelle donne portatrici di mutazioni nel gene Brca 1, la rimozione delle ovaie è associata a una riduzione della mortalità per tumore al seno. Lo studio che porta questi numeri è stato pubblicato sull'importante rivista medica Jama Oncology, ed è stato condotto da Kelly Metcalfe del Women's College Research Institute di Toronto (Canada).

Le mutazioni nei geni Brca 1 e 2, ormai note anche al grande pubblico grazie alle dichiarazioni dell'attrice Angelina Jolie, aumentano significativamente il rischio di sviluppare un tumore al seno e alle ovaie nelle donne che ne sono portatrici. Molte linee guida mediche consigliano una rimozione preventiva delle ovaie intorno ai 35 anni di età, perché l'intervento riduce il rischio di ammalarsi anche di tumore al seno. Fino ad oggi, però, non era chiaro se questa profilassi avesse un impatto anche sulla mortalità.

Per fare luce su questo aspetto, i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti dai centri oncologici canadesi riguardanti 676 donne con una mutazione Brca e con una diagnosi di tumore al seno ai primi stadi (cioè non invasivo) ricevuta tra il 1975 e il 2008. Di queste donne, 345 avevano scelto di sottoporsi a una asportazione chirurgica preventiva delle ovaie.

Metcalfe e colleghi hanno quindi comparato i dati sulla sopravvivenza dei due sottogruppi. Attualmente è in vita il 77,4% delle donne coinvolte nell'analisi. Stando ai dati, per le donne con una mutazione nel gene Brca1 che avevano scelto di farsi asportare le ovaie c'è stata una riduzione statisticamente significativa della mortalità per tumore al seno: del 62%. L'effetto protettivo ha riguardato in particolare le donne con un tumore non sensibile agli ormoni femminili (cioè che non presenta recettori per gli estrogeni, vai all'approfondimento sulla classificazione dei carcinomi della mammella).

Per le donne con una mutazione nel gene Brca2, invece, la riduzione della mortalità è stata del 43%: un numero troppo basso, in questo contesto, perché si possa dire che tale calo sia dovuto all'intervento. I ricercatori hanno anche trovato che l'operazione ha portato a una riduzione generale della mortalità (per qualsiasi causa) del 65%.

La decisione di rimuovere le ovaie è stata presa, in media, a sei anni di distanza dalla diagnosi. Circa 70 donne, però, hanno proceduto con l'intervento dopo due anni, e in questo sottogruppo è stata osservata una riduzione della mortalità del 73%. Secondo gli autori, l'effetto protettivo dell'ovariectomia è immediato e dura per almeno 15 anni. I risultati – sottolineano i ricercatori – non valgono per le donne che hanno un tumore al seno avanzato, perché lo studio non ha indagato come i farmaci antiormonali potrebbero influenzare i dati sulla mortalità.


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