50 agenti chimici ambientali sono potenzialmente cancerogeni

   HealthDesk, 24/06/2015

AMBIENTE E CANCRO
Una task force internazionale che comprende ricercatori dell’Igm-Cnr di Pavia ha studiato l’effetto dell’esposizione a basse dosi di agenti chimici ambientali nella genesi del cancro. I risultati sono su Carcinogenesis

C'è il bisfenolo, gli ftalati, il Ddt, e poi il cadmio, il rame, il nickel, il metilene bis. In tutto, una lista di 50 agenti chimici diffusi nell'ambiente che a basse concentrazioni risultano coinvolti in qualche modo nella genesi del cancro. Sono questi i dati emersi da una ricerca condotta da un team di 174 ricercatori provenienti da 28 paesi, coordinato dalla ong "Getting to know cancer", tra cui ci sono Chiara Mondello e Ivana Scovassi dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia (Igm-Cnr). Lo studio ha voluto approfondire la relazione tra ambiente e cancro analizzando criticamente dati tossicologici pubblicati in letteratura. I risultati hanno dato origine a 12 review pubblicate dalla rivista Carcinogenesis in un numero speciale intitolato "Assessing the carcinogenic potential of low dose exposures to chemical mixtures in the environment".
Secondo le stime dell'Organizzazione mondiale dalla sanità e dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro la frazione di tumori attribuibili all'esposizione ad agenti tossici ambientali è compresa tra il 7% e il 19%. Ma si tratta di un campo di ricerca da non ignorare e che deve essere approfondito, secondo i ricercatori, tenendo conto sia di una possibile additività di dose di diversi agenti chimici, sia della possibile azione di questi su molteplici pathway. Lo si capisce bene leggendo i dati.
«Sono state esaminate undici caratteri biologiche (hallmark) tipiche dei tumori e per ciascuna di queste sono stati individuati dieci target, geni o processi cellulari, la cui distruzione comporta lo sviluppo dell'hallmark stesso. Sono stati quindi presi in considerazione agenti chimici diffusi nell'ambiente, non ancora stabiliti come cancerogeni, potenzialmente in grado di interferire con questi target», afferma Chiara Mondello. «Tra gli 85 agenti chimici presi in esame ne sono stati identificati 50 in grado di influenzare i meccanismi coinvolti nella carcinogenesi a concentrazioni a cui si possono trovare nell'ambiente, svolgendo quindi possibili azioni cancerogene. Lo studio ha messo in luce, inoltre, come uno stesso agente chimico possa colpire più target implicati nella cancerogenesi ed uno stesso target possa essere bersaglio di più agenti chimici».
Il campo di studio è ancora aperto e necessita di maggiori indagini, da qui un appello sull'improtanza della ricerca. «Poiché ci sono evidenze che un'elevata percentuale dei tumori sia dovuta ad esposizioni ambientali non correlate allo stile di vita personale, i risultati del lavoro indicano quanto sia importante che questo settore di ricerca venga potenziato per ottenere nuove informazioni», conclude la ricercatrice dell'Igm-Cnr. «Queste problematiche devono essere portate all'attenzione della comunità scientifica così da stimolare lo sviluppo e il finanziamento di progetti di ricerca, necessari per poter approfondire gli studi iniziati».