Nuovi indizi sul legame tra stress, depressione e cancro

   D-Repubblica, Salute Seno, Marta Musso, 11/06/2015

Uno stato depressivo prolungato potrebbe contribuire alla progressione della malattia. Lo suggerisce uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità condotto su 80 donne con tumore al seno


La notizia di una diagnosi di tumore al seno può essere shoccante. E anche se è possibile immaginare una reazione più o meno simile per tutte, lo stress causato della brutta notizia avrebbe un effetto diverso su ciascuno di noi, a partire dal cervello per ripercuotersi poi in tutto il corpo. E, se prolungato, potrebbe contribuire alla progressione della neoplasia.

Il tumore stesso, infatti, potrebbe creare un ciclo di auto-potenziamento attraverso lo stress. A suggerirlo sono i ricercatori dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che hanno condotto un nuovo studio insieme all'Istituto Tumori Regina Elena di Roma e all'Istituto europeo di oncologia di Milano. L'obiettivo principale è identificare dei biomarcatori specifici di un possibile legame tra stress e carcinoma. I dati preliminari della ricerca, che è stata finanziata dal Ministero della salute e dalla Fondazione Veronesi, sono stati presentati durante il convegno “Stile di vita come fattore di rischio nella progressione del tumore al seno”, che si è tenuto lo scorso 15 maggio a Roma.

Stress acuto e stress prolungato. Come ha sottolineato Francesca Cirulli, ricercatrice dell’Iss e responsabile scientifico del progetto, ad oggi non esiste una definizione di “esperienza di stress” che abbia un significato utile per procedere operativamente in clinica e che venga accettata universalmente. Lo stress, spiega la ricercatrice, va inteso come fenomeno di adattamento e considerato salutare solo se presente per brevi periodi. Uno stress prolungato nel tempo potrebbe, invece, essere molto pericoloso. Per combattere gli effetti dello stress si consiglia di solito di seguire una dieta sana, svolgere attività fisica, avere un sostegno psicologico ed evitare l'isolamento sociale. Quest'ultimo aspetto, spesso sottovalutato, è invece importantissimo.

Lo studio. I ricercatori hanno raccolto dati su circa 80 donne con un tumore al seno e hanno osservato che un lungo periodo di isolamento sociale è in grado di amplificare la risposta dell'organismo allo stress acuto, con la conseguente riduzione dei livelli del Fattore neurotrofico cerebrale (Bdnf, una proteina che aiuta la sopravvivenza dei neuroni) in diverse aree del cervello. Questo abbassamento porta a una maggiore suscettibilità a sviluppare i sintomi della depressione: un fatto che trova conferma nella relazione inversa tra sintomi depressivi e livelli periferici di Bdnf nelle pazienti.

“Sebbene vi siano alcune evidenze di un'associazione tra isolamento sociale, stress e cancro al seno – spiega Cirulli – i meccanismi che ne sono alla base non sono ancora stati del tutto spiegati. Sappiamo però che alcuni tipi di stress psicologico prolungato sono responsabili di un’accresciuta infiammazione o di una sovrapproduzione di ormoni dello stress in grado di favorire la sintomatologia depressiva, la funzione neuroendocrina e di stimolare il sistema immunitario. Evidenza questa che, oltre a essere confermata dall’attivazione di marcatori già noti, quali i glucocorticoidi, è avvalorata anche dall’attività di Bdnf”.

Il possibile legame tra stress prolungato, depressione e cancro. Presso l'Istituto Regina Elena è in corso un progetto che mira a identificare il fenomeno “stress” nelle pazienti con tumore al seno operate e sottoposte a un trattamento chemioterapico. Lo stress viene valutato attraverso colloqui psicologici e rilevazione di ormoni e citochine: per esempio il cortisolo, il Bdnf, il fattore di necrosi tumorale e altri indici biochimici che sono alla base del meccanismo di induzione dello stress.

“È un studio che verrà condotto su pazienti con tumore al seno dai 35 ai 65 anni”, dice a Salute Seno Alessandra Fabi, oncologa presso l'ospedale. “Vogliamo valutare l'incidenza di una recidiva nei due anni cheseguono la fine del trattamento chemioterapico (nella fase di follow-up, ndr.). Contemporaneamente verranno somministrati dei test psicologici riguardo la qualità di vita, in particolare per valutare stress e depressione. Quindi oncologo e psicologo lavoreranno in parallelo. Lo stress organico, invece, verrà valutato attraverso alcune citochine circolanti, come il CTH e il cortisolo: la letteratura ci dice infatti che sono fattori di induzione di stress. Alla base del fenomeno di stress è come se ci fosse un network di cofattori che agiscono a livello neuroendocrino, immunitario e psicologico. L'obiettivo del progetto, quindi, è capire se lo stress organico si correla con quello psicologico e se in generale inficia - e semmai in che modo – la prognosi”.