Quanto è importante l'alimentazione per i pazienti oncologici

   HealthDesk, 22/06/2015

TUMORI
I problemi nutrizionali sono una costante per i malati in terapia oncologica. Ma quasi mai vengono informati a dovere


Otto malati di tumore su dieci denunciano problemi nutrizionali anche durante i trattamenti terapeutici e più della metà (il 52%) ritiene di non essere adeguatamente informato dai medici oncologi; addirittura quasi il 90 per cento dei malati considera l’appetito importante per lo stato emotivo e la qualità di vita e rileva come l’oncologo debba offrire supporti per favorire il mantenimento di un equilibro nutrizionale del malato.
Sono alcuni dati del primo studio dell’European Cancer Patient Coalition, presentato nei giorni scorsi all’assemblea annuale generale dell’organizzazione a Bruxelles. La ricerca, realizzata anche grazie al sostegno non condizionato di Lilly, ha mobilitato oltre 350 associazioni di più di trenta Paesi dell'Unione europea attraverso un questionario tradotto in undici lingue e ha coinvolto 650 pazienti per comprendere lo stato dell'informazione dei malati e dell’attenzione dei medici a nutrizione e dieta. E quello che è emerso, come dicono i numeri, è innanzitutto il grande bisogno insoddisfatto di una corretta informazione su dieta e nutrizione.
«Nel 2008 - racconta Claudia Santangelo, presidente dell’associazione Vivere senza stomaco - ho subito l’asportazione totale dello stomaco. Mi è stato detto di mangiare di tutto, poco e spesso. Io ho ecceduto nell’uso degli zuccheri raffinati. Dopo sette anni sono iniziati problemi relativi a importanti sbalzi glicemici; l’alimentazione sbagliata ha preso a “martellate” il mio pancreas facendolo diventare ipersensibile».
Insomma, anche nell’epoca dell’oncologia “personalizzata” e delle cure mirate, può accadere ancora che il paziente non riceva dal medico le informazioni necessarie per affrontare al meglio la vita di ogni giorno. A provarlo è quel 70,8 per cento dei pazienti per i quali saper cosa e quando mangiare è un elemento di preoccupazione dopo un trattamento per tumore dello stomaco. In Italia si stima che vengano diagnosticati ogni anno circa 8.100 tumori di questo organo negli uomini e 5.500 nelle donne.
«Una corretta nutrizione durante e dopo la fase di trattamento acuta – commenta Francesco De Lorenzo, presidente di Ecpc e di Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia - è cruciale per i malati di cancro. Condiziona infatti, la risposta ai trattamenti, alla prevenzione terziaria e migliora la prognosi. I bisogni dei malati acuti, cronici e delle persone guarite, per quanto riguarda la nutrizione, sono troppo spesso trascurati o negati. Alla luce dei dati del sondaggio , Ecpc «intende intervenire con la mobilitazione delle associazioni aderenti – annuncia De Lorenzo - per rispondere al bisogno di sapere dei malati e dei loro caregivers attraverso iniziative mirate di sensibilizzazione delle Società scientifiche e la produzione di strumenti informativi».
Ma qual è l'alimentazione corretta del gastrectomizzato? «È importante solo nei primi mesi dello “svezzamento” o anche successivamente? Come si metabolizza l’alcol? Che attenzione per chi si mette alla guida? Le carenze da vitamina D, ferro, B12 possono essere compensate, almeno in parte, con l’assunzione di particolari alimenti? Sono tante le domande che noi pazienti ci facciamo e a cui è difficile trovare risposta» sottolinea Santangelo, ribadendo l’importanza di un costante rapporto medico paziente su questo tema. Basti pensare, aggiunge, che l’Organizzazione mondiale della sanità per la prevenzione del cancro e delle recidive raccomanda di assumere molta frutta, verdura, legumi riducendo notevolmente la carne soprattutto quella rossa, mentre per un gastroresecato i nutrizionisti raccomandano il contrario. «Alcuni passi per procedere in questa direzione possono essere fatti» chiosa Santangelo. «I Gic, Gruppi interdisciplinari di cura, previsti dalle Reti oncologiche nazionali potrebbero prevedere anche la presenza di nutrizionisti esperti. E per le diagnosi precoci si può prendere esempio dalla Romagna – conclude - che ha investito in tre anni di formazione sui medici di famiglia sul cancro gastrico e ha portato a diagnosi precoci sovrapponibili a quelle del Giappone».