Una mini ghiandola mammaria ricreata in laboratorio

   D-Repubblica, Salute Seno, M.Musso, 23/06/2015

I ricercatori dell'Helmholtz Center di Monaco hanno ricostruito la struttura tridimensionale del tessuto mammario a partire da alcune cellule. Sarà uno strumento fondamentale per capire come si sviluppano i tumori del seno



Ricreare in laboratorio una ghiandola mammaria umana in miniatura, per studiare come si formino i tumori e come si diffondano. Ci sono riusciti i ricercatori dell'Helmholtz Center di Monaco, insieme ai loro colleghi della Ludwig Maximilian University, che hanno descritto il loro studio sulla rivista scientifica Development.

Una mini ghiandola in provetta. Gli studiosi sono partiti da poche cellule dell'epitelio coltivate in vitro in un gel per arrivare a riprodurre la struttura tridimensionale della ghiandola. Ne hanno osservato lo sviluppo, molto simile a quello che avviene durante la pubertà, in cui le cellule formano dotti che si ramificano e terminano in strutture simili a grappoli (immagine a destra).

Studiando le cellule staminali del seno. Per tutta la durata della vita riproduttiva di una donna, la ghiandola mammaria subisce costantemente dei cambiamenti, per garantire la produzione di latte anche dopo numerose gravidanze. Questo alto turnover cellulare, di cui ancora poco è noto, richiede la presenza di cellule con grande capacità rigenerativa, come le cellule staminali.

Perché è importante studiarle? Per esempio perché le cellule del seno mostrano caratteristiche simili a quelle delle staminali quando diventano cancerogene e aggressive. Per prima cosa, però, è fondamentale chiarire la funzione delle cellule staminali sane per poter determinare come nascono i caratteri aggressivi propri del cancro. L'obiettivo degli studiosi, quindi, era mettere a punto un utile strumento di ricerca in cui analizzare il comportamento delle cellule.

Il ruolo dell'ambiente. Le prime osservazioni hanno evidenziato come il comportamento delle cellule staminali sia collegato alle proprietà fisiche dell'ambiente in cui si trovano. “Siamo stati in grado di dimostrare che l'aumento della rigidità del gel (in cui crescevano le cellule, ndr.) ha portato a un conseguente aumento della diffusione cellulare, cioè della crescita invasiva”, spiega Jelena Linnemann, prima ricercatrice dello studio. “I nostri risultati suggeriscono che la crescita in risposta alla rigidità fisica dell'ambiente rappresenta un processo normale durante lo sviluppo della ghiandola mammaria, che però viene anche sfruttata durante la progressione tumorale”.

Un altro motivo per cui le ghiandole ricreate in laboratorio rappresentano uno strumento particolarmente prezioso è che le cellule di queste strutture sono direttamente isolate dal tessuto delle donne: in questo caso, viene utilizzato il tessuto sano di donne sottoposte alla riduzione del seno. “Dopo l'operazione, questo tessuto viene normalmente scartato”, spiega il co-autore Haruko Miura, “Per noi si tratta di un scrigno sperimentale che ci permette di osservare le differenze individuali nel comportamento delle cellule staminali e di altre cellule nella ghiandola mammaria”.

“Questo eccezionale avanzamento tecnologico costituirà la base per molti progetti di ricerca, sia per quelli che mirano a capire come le cellule del cancro al seno acquisiscano tratti aggressivi, sia per chiarire come funzionano le cellule staminali adulte nella rigenerazione normale”, conclude Christina Scheel, a capo del laboratorio dell'Helmholtz Center.

Riferimento: Linnemann, JR. et al. (2015). Quantification of regenerative potential in primary human mammary epithelial cells, Development DOI:10.1242/dev.123554