Che cos'è la mastectomia conservativa

   D-Repubblica, Salute Seno, Marta Musso, 30/06/2015

Il termine anglosassone è nipple sparing e permette, dove possibile, di aspertare la ghiandola mammaria lasciando però intatti la cute e il complesso areola-capezzolo

Si chiama nipple sparing ed è un tipo innovativo di “mastectomia conservativa” per il tumore al seno che, quando possibile, lascia intatti la cute e il complesso areola-capezzolo. È una tecnica sofisticata che sta prendendo sempre più piede, e che è stata tra gli argomenti al centro della Milan Breast Cancer Conference, importante appuntamento internazionale sul carcinoma della mammella a cui partecipano esperti provenienti da circa 50 paesi, promossa dall'Istituto europeo di oncologia (Ieo).

La mastectomia conservativa. Questo tipo di mastectomia permette al chirurgo senologo di asportare l'intera ghiandola mammaria, salvando però la parte esterna - cute e complesso areola-capezzolo, qualora non siano interessati dalla malattia. Subito dopo l'asportazione, durante lo stesso intervento, i chirurghi oncoplastici inseriscono una protesi (che sostituisce la ghiandola) e ricostruiscono il seno originario. “Gli enormi progressi nelle tecniche chirurgiche di precisione e nei materiali utilizzati per le protesi ci garantiscono oggi risultati eccellenti”, spiega Mario Rietjens, direttore della divisione di Chirurgia plastica ricostruttiva presso lo Ieo.

L'aumento delle mastectomie. Qui, nel 2014 sono stati eseguiti 3.400 interventi al seno: di questi, circa 1.400 sono state mastectomie. Si tratta del 41%, contro il 35% del 2010, un aumento significativo secondo il direttore scientifico dell'istituto, Roberto Orecchia, per il quale la mastectomia conservativa è un passo avanti importante nella cultura della conservazione: “Ci aspettiamo che diventi uno standard. L’idea si è sviluppata qui in Ieo grazie all’impulso iniziale di Umberto Veronesi. Attualmente la tecnica si è evoluta con l’asportazione completa del tessuto retroareolare ed oggi si può fare in maniera sicura anche senza necessariamente irradiare il capezzolo”.

Tra i motivi dell'aumento delle mastectomie vi è anche l'avanzamento tecnologico dei sistemi diagnostici: “Oggi, grazie all’accuratezza della diagnostica per immagini, si riscontrano sempre più tumori multifocali o micro-calcificazioni diffuse a tutta la mammella, spesso espressione di tumori in situ”, continua Viviana Galimberti, direttore della Senologia molecolare. “In questi casi siamo costretti ad asportare l’intera ghiandola. Inoltre l’opportunità dei test genetici per le donne ad alto rischio che hanno familiarità ci permette, nei casi che lo richiedono e dopo un counseling e un supporto psicologico adeguato, di intervenire prima che il tumore si manifesti (con una mastectomia preventiva, ndr.). Ovviamente anche in questi casi è inevitabile rimuovere l’intera ghiandola”.

Dove possibile, “il vecchio concetto della mastectomia come intervento demolitivo va sostituito con quello più moderno di un'operazione ricostruttiva, che garantisce sicurezza oncologica e un'ottima qualità di vita anche alle donne più giovani e a maggior rischio”, conclude Galimberti.