Tumore al seno, un microRna predice il rischio di metastasi

   HealthDesk, 06/07/2015

DIAGNOSI PIÙ ACCURATE
La scoperta apre la porta all'identificazione delle pazienti con malattia aggressiva e al loro trattamento precoce

Un microRna, il miR-30e, sembra avere un ruolo importante nell'individuazione del rischio di metastasi in un particolare sottotipo di carcinoma mammario: una sua elevata espressione, infatti, garantisce un effetto protettivo sulla comparsa di metastasi riducendo il rischio di ben 8 volte. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Unità Biomarcatori del Dipartimento di Oncologia sperimentale e medicina molecolare dell'Istituto nazionale dei tumori (Int) in uno studio pubblicato sul British Journal of Cancer. La scoperta apre la porta all'identificazione delle pazienti con malattia aggressiva e al loro trattamento precoce.
La ricerca, finanziata da Airc, si è concentrata sul tumore al seno del sottotipo luminale, che interessa 7 pazienti su 10 e che include sia pazienti con ottima prognosi, praticamente sempre libere dalla malattia (malattia indolente), sia pazienti che vanno incontro a recidive locali e a metastasi anche a distanza di un decennio dalla rimozione del tumore primitivo (malattia aggressiva).
«Lo studio non si limita a valutare il ruolo prognostico di alcuni microRna, piccole molecole di Rna che regolano l'espressione genica e sono disregolate nei tumori», spiega Maria Grazia Daidone, direttore del dipartimento di Oncologia sperimentale e medicina molecolare dell'Int e coordinatrice del progetto insieme a Vera Cappelletti, ricercatrice biologa dell'Int. «Cerca anche di stabilire quanto queste molecole contribuiscono a definire il rischio di metastasi anche in presenza delle informazioni già fornite da età della paziente, dimensione e grado istologico del tumore e presenza di malattia nei linfonodi ascellari, informazioni già presenti nel foglio della diagnosi».
I valori di miR 30e hanno permesso di individuare tra le donne con carcinoma mammario luminale senza coinvolgimento dei linfonodi ascellari (quindi ad uno stadio iniziale della malattia), quelle per le quali il rischio di sviluppare metastasi a distanza è minimo a parità delle altre variabili, come il grado di coinvolgimento della risposta immunitaria, valutata come espressione dei geni.
«Si è dimostrato che un' elevata espressione di miR-30e conferisce un effetto protettivo sulla comparsa di metastasi. Il rischio relativo di metastatizzazione a distanza è circa 8 volte inferiore per le pazienti il cui tumore esprime elevati livelli di miR-30e rispetto a quelle il cui tumore ne esprime bassi livelli o non lo esprime del tutto», precisa Daidone. «Tale risultato ha trovato conferma anche su casistiche indipendenti di pazienti operate in altri Istituti e questo rafforza l'osservazione iniziale dell'Int. Infine lo studio ha offerto una spiegazione dell'effetto protettivo della maggiore espressione di miR 30e».
L'individuazione precoce di questi gruppi risulta quindi di importanza fondamentale per una pianificazione terapeutica più mirata che eviterebbe l'esposizione a trattamenti tossici e costosi a pazienti che non ne necessitano.