Irrealistico estendere a tutte le donne lo screening genetico per il cancro al seno

   HealthDesk, Redazione, 15/09/2015

COSTI-BENEFICI
Sottoporre a test genetici l’intera popolazione femminile alla ricerca delle mutazioni BRCA1 e 2? Impossibile. Costerebbe decine di miliardi di euro e non darebbe benefici alle donne



Sottoporre tutte le donne a screening genetico per identificare le mutazioni che aumentano il rischio di cancro al seno è troppo costoso per essere fattibile.
Ha sapore amaro la sentenza emessa da uno studio dell’University of California, Los Angeles pubblicato su JAMA Oncology.
Le donne con mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2 hanno un rischio molto più elevato di incorrere in cancro al seno e all’ovaio. Si tratta inoltre di forme tumorali che insorgono in più giovane età e sono più aggressive.
Per questo da qualche anno in molti si chiedono se non sia il caso di sottoporre tutte le donne a un esame genetico per escludere la presenza delle anomalie genetiche.
Tuttavia, sostengono i ricercatori, sottoporre una donna a test per le mutazioni dei geni BRCA1 e 2 costa circa 4 mila dollari. E i conti sono presto fatti.
Per ogni 10 mila donne sottoposte a screening genetico, si risparmierebbero soltanto 4 casi di cancro al seno e due di cancro all’ovaio rispetto alle attuali indicazioni cliniche che consigliano l’esame soltanto alle donne che abbiano una forte familiarità per cancro al seno.
«È come cercare un ago in un pagliaio», ha detto una delle ricercatrici Elisa Long. «Se soltanto 1 su 400 donne ha mutazioni a carico di BRCA1 o 2, lo screening costerebbe da 1 a 2 milioni di dollari per ogni donna identificata. Sarebbero circa 400 miliardi per sottoporre a screening tutta la popolazione femminile degli Stati Uniti».
Per calarlo nel contesto italiano, i costi si aggirerebbero intorno ai 60 miliardi di euro.
Non solo di costi, però, si tratta. Ma anche di impatto sulle donne: più del 99 per cento di quelle che si sottoporrebbero a un ipotetico screening universale otterrebbero un risultato negativo. Tuttavia questo, non aumenterebbe l’aspettativa di vita, né eliminerebbe il bisogno di sottoporsi alle consuete mammografie né cambierebbe in alcun modo il rischio di sviluppare il tumore. Pur infondendo un pericoloso senso di rassicurazione nella donna.