Tumore al seno, le nuove cure che nascono dalla genetica

   Sportello Cancro, Redazione Salute online, 10/09/2015

PADOVA
I nuovi farmaci attivano le difese naturali dell’organismo e utilizzano una tecnica che impedisce alle cellule cancerose di evadere la sorveglianza del sistema immunitario


Primo, c’è una nuova strategia efficace contro i tumori alla mammella più «difficili» e si tratta di terapie che inducono il sistema immunitario a reagire alla malattia in modo naturale. Secondo, i geni mutati che predispongono al tumore al seno e ovaie (BRCA1 e BRACA2, resi noti dalle vicende di Angelina Jolie) non sono più solo un fattore di rischio: nuovi studi li utilizzano per aggredire meglio l’eventuale tumore. Terzo, sono in arrivo nuove tecniche e prospettive per conservare la fertilità (e la sessualità) dopo la guarigione da un tumore al seno. Sono questi i più importanti argomenti di cui si discute in questi giorni a Padova durante il congresso internazionale sul tumore al seno Meet the professor, presenti i maggiori esperti nelle diverse discipline che affrontano questa patologia. Il congresso, giunto alla sua undicesima edizione, organizzato dall’Accademia Nazionale di Medicina ACCMED, è diretto da Franco Conte, coordinatore della Breast Unit dell’Istituto Oncologico Veneto IRCCS e direttore dell’Oncologia Medica all’Università di Padova, e Gabriel Hortobagyi, University of Texas MD Anderson Cancer Center, Houston, Texas.

Immunoterapia anche per il seno
Secondo gli esperti riuniti in Veneto, per la cura del tumore alla mammella siamo agli albori di una rivoluzione grazie all’arrivo di terapie che «rieducano» il sistema immunitario a riconoscere il cancro e distruggerlo, in pratica attivando e accelerando le difese naturali dell’organismo, che vengono depresse dalle stesse cellule cancerose. E’ l’onco-immunoterapia, che dopo essersi dimostrata molto efficace contro i melanomi e ultimamente anche il cancro al polmone, ora viene studiata anche per quello al seno. «L’onco-immunoterapia – spiega Pierfranco Conte – sembra particolarmente promettente proprio verso quei tumori al seno più aggressivi, i cosiddetti gli HER2 positivi e i tripli negativi. E non solo: sono proprio i tumori più mutati o capaci di mutare – quindi i più difficili – quelli che meglio vengono riconosciuti dal sistema immunitario, se adeguatamente aiutato dalle nuove terapie. Queste nuove terapie, per ora sperimentali, agiscono non tanto stimolando il sistema immunitario (per evitare il rischio di reazioni autoimmuni) ma depotenziando il freno che il sistema immunitario stesso si impone: in pratica quel recettore PD1 che viene utilizzato dai tumori per evadere la sorveglianza immunitaria. La cosa straordinaria è che la terapia immune è duratura nel tempo, il sistema immunitario diventa capace di controllare il tumore molto a lungo. Finalmente si può cominciare a parlare di guarigione».


Rafforzare e «addestrare» il sistema immunitario
«Negli ultimi dieci anni –continua Conte – la ricerca contro il cancro ha puntato moltissimo sui cosiddetti farmaci intelligenti o target, diretti cioè su bersagli molecolari presenti nelle cellule tumorali con l’obiettivo di modificarne alcune proprietà quali la capacità di replicarsi, di non morire nonostante i danni indotti dalla chemioterapia e radioterapia, di diffondersi ad altri organi. Questa via ha prodotto risultati significativi che hanno consentito in molti casi di aumentare la probabilità di guarire, soprattutto per alcuni tipi di tumore mammario quali i tumori a recettori ormonali positivi e i tumori HER2 positivi. Sono però emersi anche i limiti di queste terapie a causa della capacità del cancro di mutare continuamente e quindi di diventate insensibile agli stessi farmaci che funzionavano poco tempo prima. Per cui adesso si sta provando combattere i tumori utilizzando (oltre ai farmaci target) sostanze che attivano le stesse difese immunitarie dell’organismo». Il ragionamento è questo: «Se il cancro si è sviluppato – conclude l’esperto – è perché il sistema immunitario non ha funzionato e non funziona bene, in particolare perché è poco capace di riconoscere le cellule cancerose. Allora la nuova via terapeutica consiste nell’aumentare – con nuove sostanze – la capacità di riconoscere le cellule cancerose da parte dei linfociti e allo stesso tempo incrementarne l’efficienza nel distruggerle. Il primo tipo di tumore trattato così è stato il melanoma, con percentuali di successo molto alte (oltre il 60 per cento di casi di regressione del tumore). Ottimi risultati si stanno ottenendo anche in quello del polmone. E adesso si sta mettendo a punto la terapia immunologica anche per il tumore al seno. Tutti i ricercatori sono concordi sul fatto che l’immunoterapia è il futuro dell’oncologia».