Cancro al seno: prima lo scopri più vivi

   HealthDesk, 13/10/2015

DIAGNOSI PRECOCE
Farmaci a bersaglio molecolare, terapie ormonali per prevenire le recidive, migliori regimi chemioterapici sono utilissimi ma non possono sostituire la diagnosi precoce




È vero, negli ultimi anni il trattamento del cancro al seno ha fatto progressi enormi. Ma anche il farmaco più efficace a oggi non può sostituire la diagnosi precoce: è soprattutto dalla tempestività con cui si scopre la malattia che dipendono le probabilità di sopravvivere.
È quanto emerso da uno studio olandese pubblicato sul British Medical Journal che ribadisce - qualora ce ne fosse ancora bisogno - l’importanza della diagnosi precoce nella lotta al tumore.
Lo studio ha preso in considerazione quasi 180 mila pazienti olandesi scoprendo che i tassi di sopravvivenza sono progressivamente migliorati tra il 1999 e il 2012, anche quando il tumore era in stadio avanzato.
Anzi, proprio i tumori avanzati sono quelli che hanno goduto di maggiori progressi: se nel 2005 sopravviveva a 5 anni dalla diagnosi il 63 per cento delle donne, nel 2012 la percentuale era salita al 73 per cento.
Complessivamente hanno rilevato i ricercatori, il tasso di sopravvivenza a 5 anni, considerando tutti i tumori riscontrati, era dell’88 per cento nel 2012 a fronte dell’83 per cento nel 2005.
Tuttavia, la differenza nella sopravvivenza tra chi scopre il tumore quando è piccolo - meno di 2 centimetri - e chi lo scopre quando è più diffuso resta abissale, tanto che le donne che riescono a identificare il nodulo quando è sufficientemente piccolo hanno una sopravvivenza a cinque anni del tutto paragonabile a quella di una donna della stessa età che non ha avuto un tumore.
«Le prospettive generali per una donna con diagnosi di cancro al seno nel mondo occidentale sono molto buone», ha detto una delle autrici dello studio, Madeleine Tilanus-Linthorst, dell'Erasmus University Medical Center di Rotterdam in Olanda. «E la diagnosi precoce resta ancora molto importante».
Per fortuna la percentuale di tumori identificati prima che raggiungano la soglia dei 2 centimetri continua a crescere.

«Oggi riscontriamo tumori di più piccole dimensioni e con meno anomalie quando li si osservano al microscopio», ha detto in un editoriale a corredo dello studio Harold J. Burstein, oncologo presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston. «E questo studio dimostra che anche con i progressi nei trattamento registrati negli ultimi anni, la dimensione del tumore al momento della diagnosi è ancora importante».
Farmaci a bersaglio molecolare, terapie ormonali per prevenire le recidive, migliori regimi chemioterapici, insomma, sono utilissimi ma non possono sostituire la diagnosi precoce, dice l’oncologo. Secondo cui, benché lo studio non lo indaghi esplicitamente, è uno il risultato chiave della ricerca: che lo screening mammografico è utile. E può salvare la vita.