Curare il cancro imparando dalla malaria

   HealthDesk, 14/10/2015

L’EMULAZIONE

Il plasmodium falciparum sfrutta una proteina per legarsi a un particolare zucchero presente nella placenta. Ma questo zucchero abbonda anche nei tumori. E allora un gruppo di ricercatori ha pensato di sfruttare questa strategia per colpirli


Il cancro non sarebbe così difficile da combattere se si riuscisse a colpirlo senza danneggiare le cellule sane. E nel tempo, una larga parte dei progressi nella terapia dei tumori sono stati legati proprio alla messa a punto di tecniche in grado di colpire selettivamente le cellule neoplastiche.

Prima è arrivata la chemioterapia, che riconosce le cellule tumorali dalla loro intensa attività di replicazione; poi è stata la volta dei farmaci a bersaglio molecolare che si aggrappano a molecole specifiche di singoli tumori. Ora, un nuovo bersaglio potrebbe consentire di indirizzare i farmaci dritti contro il cancro: si tratta di un particolare tipo di zucchero di cui sono particolarmente ricche le cellule neoplastiche e che è possibile colpire sfruttando una strategia mutuata dal plasmodium falciparum, il parassita che causa la malaria.
La scoperta, frutto del lavoro di ricercatori canadesi e danesi, è stata illustrata sulla rivista Cancer Cell e parte da molto lontano. Da un dato che da sempre affascina chi studia la malaria: l’infezione sembra prediligere le donne incinte.

La ragione? Non è nota. Almeno non lo era fino a poco tempo fa, quando un progetto finanziato dall’Unione europea ha scoperto che il motivo di questa particolare affinità risiede in una coincidenza: il plasmodium falciparum produce una proteina (VAR2CSA) che si lega a una particolare molecola di zucchero (condroitin-4-sulfate) presente nella placenta.
Da lì ci si è messo poco a scoprire che questo zucchero è particolarmente presente anche nei tumori. Fatto poco strano visto che sia i tumori sia la placenta sono tessuti accomunati da una caratteristica: crescono rapidamente.
«Per decenni gli scienziati hanno cercato di trovare somiglianze biochimiche tra il tessuto tumorale e la placenta, ma a oggi semplicemente non abbiamo la tecnologia per trovarle», ha detto uno degli autori dello studio Mads Daugaard, dell’University of British Columbia, Vancouver (Canada). «Quando i miei colleghi hanno scoperto come la malaria usi la proteina VAR2CSA per entrare nella placenta, ci siamo accorti immediatamente del potenziale della scoperta in termini di farmaci contro il cancro».

Perché non usare questa proteina per portare i farmaci dentro i tumori?
È quello che il team ha fatto “attaccando” la proteina a una tossina in grado di uccidere le cellule tumorali.
Prima hanno verificato la sua efficacia in provetta avendo conferma che era in grado di debellare il 95 per cento di cellule. Poi l’hanno sperimentata su topi di laboratorio con tre forme tumorali (linfoma non Hodgkin, prostata, tumore al seno metastatico).
I risultati sono stati entusiasmati: nei topi con linfoma non Hodgkin le dimensioni del tumore si sono ridotte di tre quarti, in quelli con il cancro della prostata il tumore è completamente sparito in 2 dei 6 topi trattati, in quelli con cancro al seno 5 dei 6 topi sono stati completamente curati. Inoltre, il trattamento non aveva alcun effetto avverso.

«È una scoperta straordinaria che apre la strada per il targeting delle molecole di zucchero», ha detto uno degli autori dello studio, Poul Sorensen dell’University of British Columbia. «E i nostri gruppi stanno già lavorando alacremente a questo scopo».
La palla è infatti già passata a due aziende farmaceutiche: la canadese Kairos Therapeutics e la danese VAR2 Pharmaceuticals. Spetterà a loro mettere a punto un composto che sfrutti questa strategia e possa essere sperimentato al più presto sull’uomo. Ma ci vorranno ancora anni prima di sapere se la strategia imparata dal plasmodium sia veramente efficace per combattere il cancro nell’uomo.