I geni delle ricadute

   D-Repubblica, Salute Seno, Letizia Gabaglio, 07/10/2015

Una nuova scoperta potrebbe aiutare i medici a identificare le pazienti a più alto rischio di recidiva di tumore al seno. Lo studio è stato presentato allo European Cancer Congress di Vienna

Perché in alcune persone il cancro ritorna dopo essere stato trattato mentre in altre no? Se lo sono chiesti i ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute e per cercare una risposta sono andati a studiare il genoma. Scoprendo così che nelle persone che avevano delle ricadute, i fattori genetici erano diversi da quelli presenti nei pazienti che invece rimangono liberi da malattia. Una scoperta che potrebbe aiutare i medici a identificare i pazienti a più alto rischio di avere una recidiva sia nel luogo primario dove si era sviluppato il tumore, sia in altre parti del corpo con la formazione di metastasi.

La ricerca. Lo studio, che è stato presentato all'European Cancer Congress di Vienna, ha preso in considerazione i dati provenienti dalle sequenze genetiche di 1000 tumori al seno. In 161 casi i ricercatori hanno incluso nel database anche i campioni presi dalle ricorrenze o dalle metastasi. E così hanno potuto mettere a confronto i geni legati allo sviluppo del tumore primario con quelli correlati alle recidive. L'analisi ha svelato che il tumore cambia impronta genetica, e alcune delle differenze vengono acquisite proprio nel momento in cui si ha la ricaduta e le cellule cancerose cominciano a diffondersi. È questo un passo avanti verso l'oncologia di precisione: non solo la firma genetica di ogni tumore è diversa, ma cambia nel corso del tempo. E per questo le mutazioni legate al cancro devono essere sempre tenute sotto controllo, e le terapie scelte in base al mutare della situazione.

Nuove mutazioni genetiche. Concorrono all'evolversi del tumore le mutazioni genetiche e quelle epigenetiche, quelle cioè dettate dai fattori ambientali, dallo stile di vita, dai trattamenti che vengono intrapresi. Lo studio è il più ampio mai condotto sia in termini del numero di campioni di tessuto analizzati, sia per la vastità dei geni considerati, 365.

“Abbiamo evidenziato che, al momento della diagnosi primaria, alcune delle mutazioni genetiche che caratterizzano il cancro al seno recidivo sono relativamente poco comuni nei tumori che non danno ricadute. Crediamo che queste differenze predispongano alle ricadute, combinate alle mutazioni acquisite durante il periodo che va dalla prima diagnosi alla recidiva. E alcune di queste possono essere prese di mira da farmaci”, ha spiegato Lucy Yates, prima autrice dello studio.

Riflettori accesi su due geni chiave. Fra le mutazioni acquisite in una fase avanzata i ricercatori hanno evidenziato l'azione di due geni, JAK2 e STAT 3, che operano in maniera da sopprimere l'attività del tumore. “In alcuni tumori del seno, la disregolazione della via di comunicazione che coinvolge questi due geni sembra andare a vantaggio della sopravvivenza del cancro”, spiega Yates. “E' interessante notare che questo avviene nonostante JAK2 in altri tipi di tumore abbia un'azione opposta: la sua aumentata attività è legata alla comparsa della malattia piuttosto che alla sua inibizione”.

Capire le differenze. Quando l'attività della via JAK-STAT è aumentata, le cellule staminali del tumore al seno si sviluppano meglio e le linee cellulari cancerose sopravvivono; in più, evidenze precliniche sembrano suggerire che l'inibizione di questi geni possa essere terapeuticamente vantaggiosa. Queste scoperte hanno portato al disegno e alla realizzazione di trial clinici che usano gli inibitori JAK per rallentare la progressione della malattia. “I nostri dati dimostrano, però, che in un sottogruppo di pazienti, inibire questa via può avere un effetto opposto, e per questo dobbiamo continuare a fare ricerca. In generale, queste osservazioni mettono in evidenza l'importanza di capire le diverse nature dei tumori”, ha concluso la ricercatrice.