L’età non c’entra. Il momento giusto per lo screening cambia in base alla menopausa

   HealthDesk, Giovanna Dall'Ongaro, 20/10/2015

MAMMOGRAFIA
Nelle nuove linee guida della American Cancer Society scompare il dato anagrafico. A suggerire se è meglio l’esame annuale o quello biennale è la condizione fisiologica della donna



Non sarà più l’età a dettare i criteri dello screening mammografico, ma la condizione fisiologica della donna rispetto alla menopausa. Cambia tutto nel campo della prevenzione del tumore al seno: le nuove linee guida dell’American Cancer Society prevedono tempi differenti per le donne in premenopausa rispetto a quelle in postmenopausa. L’annoso dilemma su chi deve fare la mammografia, a che età e ogni quanto è opportuno ripeterla, viene questa volta risolto, in sintesi, così: alle donne in post menopausa viene consigliato il controllo biennale, mentre per quelle in pre-menopausa l’annuale. A suggerire agli oncologi americani la nuova strategia di prevenzione, che trascura del tutto il dato anagrafico, sono stati i risultati di uno studio appena pubblicato sul Journal of the American Medical Association Oncology.
Dopo avere analizzato migliaia di dati negli archivi del Breast Cancer Surveillance Consortium (BCSC), il più grande database statunitense che raccoglie i risultati delle mammografie da tutti gli Stati, i ricercatori dell’Università della California guidati da Diana L. Miglioretti hanno scoperto che lo screening diventa più efficace se viene “modellato” di volta in volta sulle fasi della vita che le donne attraversano.
Lo studio è nato dalla solita questione: la mammografia va fatta ogni anno oppure ogni due? Per dare una risposta, i ricercatori hanno confrontato il numero di diagnosi sfavorevoli (tumori al secondo stadio, con linfonodi positivi e di dimensioni maggiori di 15 mm) nelle donne sottoposte a screening annuale con quelle ricevute dopo uno screening biennale. Il campione era composto da 15.400 donne tra i 40 e gli 85 anni separate in base all’età e alla fase di premenopausa o postmenopausa. Queste ultime erano divise in altri due gruppi: chi seguiva una terapia ormonale e chi no.
Ebbene, spiegano i ricercatori, l’età ha poco a che vedere con l’efficacia del test. Se la donna è in premonopausa il maggior numero di diagnosi utili, quelle che riescono a individuare un tumore allo stadio iniziale, si hanno con lo screnning annuale. Tra queste, infatti, chi si sottopone al controllo ogni due anni ha il 28% di possibilità in più di scoprire una patologia già avanzata. Mentre per le donne in menopausa non cambia nulla se la mammografia si ripete ogni due anni, invece che ogni anno. È importante comunque che tutte siano consapevoli, dicono i ricercatori, che il rischio di falsi positivi aumenta dell’1,5% nei controlli annuali rispetto a quelli biennali.
«I nostri risultati suggeriscono che la condizione della menopausa può diventare più importante dell’età per stabilire i criteri dello screening», conclude Miglioretti, sottolinenando però che l’indicazione non vale più quando le donne sono a rischio di sviluppare tumori al seno o quando non possono sapere, per vari motivi, se sono entrate o no in menopausa. In tutti questi casi sarà necessario continuare a fare riferimento all’età.