Verso l’impiego dell’immunoterapia anche nel cancro del seno

   HealthDesk, 29/10/2015

NUOVI FARMACI

Il sistema immunitario svolge un ruolo importante nella progressione della malattia e nelle probabilità di risposta ai trattamenti



Due studi. Su due tipi di tumore al seno diversi. Entrambi con la partecipazione di due centri di eccellenza italiani, l’IRCCS Ospedale San Raffaele e dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. E la conferma che il tumore al seno non fa eccezione: anche nel cancro più frequente nelle donne il sistema immunitario è una componente decisiva nel decorso della malattia. Può perciò essere usato per rendere più efficace la lotta al tumore o per scegliere meglio i trattamenti a cui sottoporre le donne.
Ma procediamo con ordine.
Nel primo studio pubblicato sulla rivista Clinical Cancer Research, i ricercatori hanno individuato un ruolo fondamentale del sistema immunitario nel definire il rischio di recidiva e la possibilità di beneficiare della chemioterapia per le pazienti affette da tumore mammario triplo-negativo. Si tratta di un tipo di tumore al seno molto aggressivo contro cui oggi non esiste alcuna opzione di trattamento specifica. Studiando il profilo di espressione genica di più di 3.000 pazienti, i ricercatori hanno definito un marker che descriveva lo stato del sistema immunitario composto da sei geni associati a specifiche componenti del sistema immunitario (ai linfociti T). Grazie a questo marker gli studiosi hanno suddiviso le pazienti in tre gruppi, corrispondenti a un’alta, intermedia e bassa presenza di cellule immunitarie. Gli scienziati hanno potuto così osservare che le pazienti con elevato numero di cellule del sistema immunitario avevano una buona prognosi anche senza alcun trattamento e la prognosi era ancora più favorevole grazie alla somministrazione di chemioterapia. Al contrario, le pazienti con scarse o assenti cellule del sistema immunitario avevano un’alta probabilità di presentare una recidiva se non trattate, ma il loro rischio rimaneva elevato nonostante la somministrazione di chemioterapia, con più del 40% di possibilità di sviluppare metastasi.
«Identificare le pazienti ad alto rischio di recidiva nonostante l’uso di terapia standard consente di offrire preferenzialmente a queste pazienti l’opzione di partecipare a studi clinici nei quali vengano proposti nuovi farmaci e nuove strategie terapeutiche», ha commentato Giampaolo Bianchini del dipartimento di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.
Il secondo studio pubblicato sugli Annals of Oncology ha preso invece in esame pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo, trattate con lo standard attuale di trattamento che prevede l’utilizzo di anticorpi monoclonali contro la proteina HER2 e della chemioterapia. I ricercatori hanno notato che in queste donne la risposta al trattamento era estremamente eterogenea: in alcune di esse la malattia scompariva completamente grazie al trattamento, in altre invece la terapia non aveva alcun beneficio. Gli scienziati hanno dimostrato che ciò dipende in buona parte proprio dal sistema immunitario. In particolare, è stata individuata una proteina, PDL1, coinvolta nell’inibizione del sistema immunitario e bersaglio di nuovi farmaci immunoncologici già disponibili, che secondo i ricercatori funzionerebbe come un freno all’efficacia dei trattamenti.
«Complessivamente questi risultati ci suggeriscono di estendere al tumore mammario l’impiego di farmaci immunoterapici (inibitori dei checkpoint immuni) mirati a sbloccare l’effetto inibitorio sul sistema immunitario di proteine come PDL1, che in molte altre neoplasie hanno già mostrato grande efficacia», ha detto il direttore del dipartimento di Oncologia Medica del San Raffaele Luca Gianni. «Sulla base di questi dati è stato avviato in questi giorni uno studio internazionale da noi coordinato per valutare l’utilizzo di queste molecole immunoterapiche in associazione alla chemioterapia nel carcinoma triplo-negativo localmente avanzato».
Sarebbe un enorme progresso per le donne che si ammalano di tumore al seno triplo negativo: donne «fino a ora orfane di terapie specifiche», ha ricordato la direttrice del dipartimento di Oncologia Sperimentale e Medicina Molecolare dell’Istituto dei Tumori Maria Grazia Daidone. «L’attuale disponibilità di farmaci immunoterapici potenzialmente attivi rappresenta per loro una grande opportunità terapeutica».
Entrambi gli studi hanno ricevuto il sostegno dell’Associazione Italiana per la Ricerca su Cancro (AIRC) e della Fondazione Michelangelo.