Così il cancro cambia forma per invadere il corpo

   HealthDesk, 07/11/2015

NUOVI BERSAGLI
Una cascata di segnali molecolari fa sì che le cellule tumorali si modellino per farsi spazio tra i tessuti circostanti e invadere l’organismo. Colpire questo sistema di comunicazione impedisce al tumore di espandersi


Anche se terribile, non manca di fascino il modo in cui un tumore si espande dal luogo in cui ha origine per invadere altre aree del corpo.
Per migrare, una cellula tumorale cambia forma e penetra il tessuto connettivo circostante, la matrice extra-cellulare. Fa tutto questo grazie a delle protrusioni, chiamate invadopodi, che rilasciano enzimi in grado di causare una degradazione della matrice che circonda il tumore.
Queste protrusioni sono guidate da filamenti di actina, che costituiscono una sorta di scheletro in grado di mantenere la struttura cellulare.
Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma ha ora scoperto in che modo questo processo avviene. In uno studio pubblicato sulla rivista Oncogene e finanziato da Airc ha illustrato l’insieme di segnali che dà il via alla corsa delle cellule tumorali verso l’invasione dei tessuti che le circondano.
Già qualche anno fa la ricercatrice Laura Rosanò insieme al team di ricerca dell’Istituto Regina Elena guidato da Anna Bagnato avevano rivelato l’attività delle due proteine, endotelina e beta arrestina, che collaborano alla comparsa delle metastasi nei tumori dell’ovaio. «Non era chiaro però che cosa regolasse esattamente il rimodellamento dell’actina durante questo processo», spiega Rosanò. «Ora siamo riusciti a osservare che l’endotelina in collaborazione con la b-arrestina, utilizza un nuovo partner, PDZ-RhoGEF, per attivare RhoC, stimolare la formazione delle protrusioni e degradare il tessuto circostante». Nomi, sigle che sembrano dir nulla. «Conoscere i meccanismi mediante i quali ciò accade permette di intervenire sulla cellula cancerosa in modo mirato, per fermare il processo di metastatizzazione con farmaci specifici», precisa la ricercatrice.
Lo studio, ha infatti rivelato come neutralizzare gli effetti indotti dall’endotelina, utilizzando il farmaco macitentan. «In modelli sperimentali di carcinoma ovarico il trattamento con il macitentan inibisce la formazione di metastasi con un doppio attacco: quello contro il microambiente tumorale e quello mirato sulle cellule tumorali del carcinoma ovarico. Bloccando i recettori dell’endotelina, espressi sia sulle cellule tumorali che sulle cellule endoteliali, il macitentan arresta la formazione delle metastasi e di nuovi vasi che nutrono il tumore», illustra Anna Bagnato.