Tumore del seno: il test genomico può evitare chemioterapie superflue

   www.healthdesk.it, 09/12/2020

Lo studio al San Antonio Breast Cancer Symposium
Il test genomico può evitare la chemioterapia nella maggior parte delle donne in postmenopausa con carcinoma della mammella in stadio iniziale con linfonodi positivi. Lo dimostra lo studio indipendente di Fase III RxPONDER, presentato in sessione plenaria al San Antonio Breast Cancer Symposium, il più importante congresso internazionale dedicato a questa neoplasia, in corso fino all’11 dicembre in forma virtuale.

Lo studio ha coinvolto 5.083 donne con tumore del seno in stadio iniziale, che esprime i recettori estrogenici ma non la proteina HER2, con coinvolgimento dei linfonodi ascellari. Circa due terzi erano in postmenopausa. Le pazienti sono state sottoposte al test genomico Oncotype DX, in grado di stabilire quanto la neoplasia sia aggressiva e quale sia la risposta alla chemioterapia. A cinque anni dall'avvio della ricerca, quasi il 92% (91,9%) delle donne in postmenopausa trattate con la sola terapia ormonale era vivo e libero da malattia invasiva, senza differenze significative rispetto alle pazienti che avevano ricevuto anche la chemioterapia (91,6%) dopo l’intervento.

In Italia, nel 2020, sono stimati quasi 55 mila nuovi casi di tumore della mammella.
«I test genomici sono uno strumento estremamente importante – spiega Saverio Cinieri, presidente eletto dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore dell'Oncologia medica e Breast Unit dell’ospedale Perrino di Brindisi - nella scelta del trattamento per le donne che, in base alle caratteristiche anatomopatologiche e cliniche, sono in una sorta di “zona grigia”, in una fase in cui non si può includere o escludere con certezza la chemioterapia rispetto alla sola terapia ormonale. I risultati dello studio RxPONDER possono cambiare la pratica clinica e dimostrano che la grande maggioranza delle donne in postmenopausa può evitare chemioterapie inappropriate e ricevere solo la terapia ormonale. Si tratta di un risultato molto importante – sottolinea - soprattutto durante la pandemia, perché la chemioterapia rende le pazienti più vulnerabili a complicanze in caso di contagio».

Lo studio RxPONDER è stato condotto dallo SWOG Cancer Research Network con il supporto del National Cancer Institute (USA). L’obiettivo era determinare quali pazienti con tumore del seno HR-positivo, HER2-negativo e linfonodi ascellari positivi (da uno a tre) traessero vantaggio dalla chemioterapia e quali invece potessero evitarla in sicurezza e ottenere risultati simili solo con la terapia ormonale. «A oggi – ricorda Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica all’Università di Milano e direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative all’Istituto europeo di oncologia – non erano disponibili dati di un grande studio clinico randomizzato in grado di indirizzare la decisione. Lo studio RxPONDER ha mostrato un effetto diverso della chemioterapia, sulla base dei risultati del test genomico, per le donne in postmenopausa e in premenopausa. I risultati evidenziano che le pazienti in postmenopausa con questo tipo di malattia e con un risultato Recurrence Score, cioè un punteggio del test genomico, pari o inferiore a 25, possono evitare in sicurezza la chemioterapia dopo la chirurgia. Al contrario, lo studio ha dimostrato che le pazienti in premenopausa con tumore del seno con le stesse caratteristiche dovrebbero considerare la chemioterapia adiuvante. Il tasso di sopravvivenza libera da malattia invasiva infatti è migliorato del 5%, passando dall’89% con la sola terapia ormonale al 94,2% aggiungendo la chemioterapia nelle donne in premenopausa».

I test genomici sono raccomandati dalle più importanti linee guida internazionali, come quelle della Società europea di oncologia medica (ESMO), della Società americana di oncologia clinica (ASCO), del National Comprehensive Cancer Network (NCCN) e della St. Gallen International Breast Cancer Conference.

«Queste analisi molecolari – precisa Saverio – sono in grado di identificare, in alcune tipologie di pazienti, coloro che hanno migliore o peggiore prognosi e maggiore o minore probabilità di trarre beneficio dalla chemioterapia adiuvante o dalla sola terapia ormonale». A oggi in Italia, solo la Lombardia, la Toscana e la Provincia autonoma di Bolzano ne hanno approvato la rimborsabilità. Per questo l'Aiom ha posto tra i propri obiettivi la rimborsabilità del test in tutte le Regioni «consentendo così a tutte le donne, indipendentemente dalla residenza, di accedervi senza disuguaglianze a livello territoriale. È infatti dimostrato – conclude Cinieri - che l’adozione dei test genomici comporta evidenti benefici clinici, migliora la qualità di vita delle pazienti e permette un risparmio economico per il sistema sanitario, evitando chemioterapie inappropriate».


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