Cancro: i medici scommettono sull’immunoterapia

   www.healthdesk.it, 16/09/2021

L'indagine
Per la maggior parte dei medici l’utilizzo dell’immunoterapia nel trattamento dei tumori in stadio iniziale può avere un impatto positivo nella lotta alla malattia, sia che venga impiegata nel setting adiuvante (dopo la chirurgia), neo-adiuvante (prima della chirurgia) e peri-operatorio (sia prima che dopo la chirurgia).
È quanto emerge da un’indagine commissionata da Bristol Myers Squibb su più di 250 oncologi, chirurghi e specialisti che operano negli Stati Uniti, in Giappone, Germania, Italia e Francia e che attualmente trattano pazienti con 8 diversi tipi di tumore in stadio I-III.


«La recidiva del tumore spesso segna la transizione tra la malattia curabile e incurabile e può cambiare la vita dei pazienti, motivo per cui continuiamo a ricercare modi per migliorare lo standard di cura», ha affermato Michele Maio, direttore dell’Oncologia medica e Immunoterapia dell’Ospedale universitario di Siena. «Ottimizzare il trattamento per il cancro nelle fasi iniziali, prima che la malattia ricompaia o si diffonda, rappresenta una significativa opportunità e un bisogno non soddisfatto. La ricerca immunoterapica in questo campo è in crescita e i risultati di questa survey annunciati oggi sono la prova che la maggioranza dei medici sia entusiasta del suo potenziale futuro».

La survey ha indagato le tendenze dell’attuale utilizzo, la soddisfazione e i motivi delle scelte di trattamento nei tumori in stadio iniziale.

Oggi, il trattamento nel setting neo-adiuvante, adiuvante e peri-operatorio può comprendere chemioterapia, radioterapia, terapia target, radio-chemioterapia e, sempre più in un sottogruppo di tumori, l’immunoterapia.

L’indagine ha mostrato che non sempre i medici usano abbinare un trattamento alla chirurgia: la maggioranza dei medici intervistati afferma che “talvolta” utilizza i trattamenti neo-adiuvante (62%), adiuvante (55%) o peri-operatorio (54%) nei pazienti con tumori in stadio iniziale, evidenziando l’opportunità di un intervento precoce.

I medici intervistati sono più soddisfatti dei trattamenti attualmente in uso per i tumori in cui le opzioni terapeutiche per gli stadi iniziali sono ben note: 6 su 10 o più intervistati sono nel complesso “molto” o “abbastanza” soddisfatti delle attuali opzioni di trattamento neo-adiuvante, adiuvante e peri-operatorio. Tuttavia, la soddisfazione varia con il tipo di cancro ed è più elevata nei tumori che hanno terapie consolidate, come il tumore della mammella e melanoma. Nei tumori del rene e del fegato, la soddisfazione è considerevolmente più bassa.

I medici intervistati utilizzano l’immunoterapia in stadi più iniziali, ma non così di frequente come gli altri trattamenti: attualmente, gli intervistati riportano maggiore esperienza nell’uso della chemioterapia rispetto all’immunoterapia, che riflette probabilmente il fatto che l’immunoterapia è tuttora in studio per molti tipi di tumore e solo recentemente è emersa come un’opzione approvata in alcuni tumori.

Infine, la survey ha esplorato le percezioni dei medici sull’immunoterapia e osservato che:molti medici intervistati riconoscono il potenziale impatto positivo per l’immunoterapia negli stati iniziali della malattia: i partecipanti vedono il potenziale più alto per esiti positivi nel melanoma, tumore del polmone e tumore della vescica o uroteliale.

I medici intervistati credono che i potenziali benefici dell’immunoterapia siano in linea con ciò che attualmente guida le preferenze di trattamento negli stadi più iniziali: selezionando da una lista, gli intervistati dichiarano che i più importanti benefici potenziali dell’immunoterapia sono una sopravvivenza globale più lunga (64%), un’aumentata sopravvivenza libera da malattia, da eventi o da recidiva (57%) e il mantenimento della qualità di vita (54%). Queste risposte sono in linea con i fattori che i medici intervistati riportano tra i più importanti nel processo di scelta del trattamento per i pazienti con tumori operabili (sopravvivenza a lungo termine, prevenzione della ricaduta o della recidiva e la qualità di vita).

«Negli ultimi dieci anni, la ricerca immunoterapica si è evoluta, a partire dal focus sui tumori metastatici ed espandendosi, più recentemente, per esplorare il ruolo di questi trattamenti negli stadi più iniziali della malattia», ha affermato Jonathan Cheng, senior vice president, head of Oncology Development, Bristol Myers Squibb. «Confidiamo nel fatto che agendo sul tumore in stadio più precoce, quando il sistema immunitario è intatto e può rispondere meglio, l’immunoterapia possa potenzialmente prevenire la recidiva e portare i pazienti a vivere più a lungo. Oncologi, chirurghi e specialisti che hanno risposto al sondaggio sono in ugual modo ottimisti sul potenziale di utilizzare l’immunoterapia negli stadi più iniziali del cancro». 

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