NEWS LUGLIO 2008
- 5 Per mille, Roccella: "Entro agosto pagati i contributi al volontariato"
- ll punto sui primi 84 giorni di governo della sanità e sulle iniziative future
- Sottosegretario Francesca Martini ha incontrato la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (F.A.V.O.)
- Le strategie europee contro il cancro
- L’incontro con l'On. Francesca Martini
- Italiani sedentari per 11 mesi all'anno
- Che fine hanno fatto i nuovi LEA?
- Lotta ai tumori nel mondo: bene l'Italia
- Tumori, quando il sole fa bene
- Seno, diagnosi e cure tardive per gli uomini
- Corsie a misura di donna: in città quattro ospedali “rosa”
5 Per mille, Roccella: "Entro agosto pagati i contributi al volontariato"
(DIRE Welfare, 28 luglio 2008)
ROMA - Entro il mese di agosto sarà completato il pagamento dei contributi del 5 per mille al mondo del volontariato e del no profit relativi alla prima annualità (2006), grazie a una convenzione tra il ministero della Salute e l'Agenzia delle entrate che automatizzerà e velocizzerà i pagamenti. A comunicarlo una nota del ministero. L'alto numero di associazioni destinatarie del 5 per mille (circa 21 mila), "la loro eterogeneità e la estrema varietà degli importi da liquidare- spiega il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella- ha richiesto infatti una complessa attività preliminare per il reperimento delle informazioni necessarie all'erogazione, che al momento è quasi completata. Considerato che la prima tranche di circa 80 milioni di euro, pari al 40% dell'ammontare totale, è stata erogata a giugno, "si prevede di accreditare entro agosto le restanti quote (circa 120 milioni di euro) e nell'arco di 6-8 mesi le risorse relative al 2007".
Finalmente, sottolinea il sottosegretario, "siamo in grado di completare l'erogazione dei contributi del 5 per mille al mondo del volontariato e del no profit, risorse fondamentali per la preziosa attività le associazioni che svolgono nel nostro paese. Per garantire il rispetto dei tempi è però necessario che le 5 mila associazioni ancora non completamente identificate assicurino la loro collaborazione per il reperimento dei dati mancati". Con l'occasione, conclude Roccella, "sottolineo che il 5 per mille è confermato anche per il 2009".
ll punto sui primi 84 giorni di governo della sanità e sulle iniziative future
(Cinzia Confalone - Redazione Ministerosalute.it - 30 luglio 2008)
Il 30 luglio 2008 presso l’Auditorium di Lungotevere Ripa 1, si è tenuta una conferenza stampa sull’attività svolta in primi mesi di governo della sanità.
Alla conferenza, presieduta dal Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, sono intervenuti i Sottosegretari Ferruccio Fazio, Francesca Martini, Eugenia Roccella e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Paolo Bonaiuti. Gli argomenti affrontati:
- le liste di attesa
- i livelli essenziali di assistenza (LEA)
- l'organizzazione della rete dei servizi territoriali
- le attività di prevenzione
- il rinnovamento tecnologico
- la ricerca
- la razionalizzazione della spesa sanitaria.
"Due le priorità sulle liste di attesa: le malattie cardiovascolari e quelle oncologiche, per le quali si stanno prevedendo quattro livelli di urgenza".
Lo dichiara il Sottosegretario prof. Ferruccio Fazio, il quale prosegue con alcune puntualizzazioni sul ritiro dello schema dei LEA proposto dal Governo precedente. "La Corte dei Conti ha chiesto di fornire chiarimenti sull'equivalenza tra i costi delle prestazioni introdotte dai nuovi LEA e i possibili risparmi connessi ai programmi di deospedalizzazione, rendendo anche obbligatori tali programmi. Pertanto è stato avviato un immediato confronto con le Regioni, allo scopo di recuperare alcune innovazioni urgenti (vaccinazioni HPV, diagnosi e terapie delle malattie rare, protesi per i pazienti gravissimi, in particolare i comunicatori per i pazienti affetti da SLA). Entro fine ottobre sarà sottoscritto l'aggiornamento del vecchio DPCM".
Tra gli altri annunci, anche quello di un presidio sanitario a Lampedusa per gli immigrati appena sbarcati e la riassegnazione di finanziamenti al San Gallicano che potrà continuare la sua attività di assistenza; inoltre cure dentistiche scontate per le fasce deboli, come gli anziani.
Vedi I temi della conferenza stampa
per approfondire http://www.ministerosalute.it/dettaglio/phPrimoPianoNew.jsp?id=179
Sottosegretario Francesca Martini ha incontrato la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (F.A.V.O.)
Il Sottosegretario con delega alla salute Francesca Martini ha incontrato nei giorni scorsi una delegazione della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (F.A.V.O.) guidata dal vice presidente Francesco Diomede. Motivo dell’incontro la richiesta avanzata dalla Favo al Sottosegretario di adeguare alle necessità dei malati oncologici cronici le disposizioni sui “dispositivi medici” contenute nel Nomenclatore Tariffario aggiornato dal precedente ministro della Salute, On. Livia Turco. Le associazioni aderenti a F.A.V.O. che si occupano delle donne operate al seno, degli stomizzati e dei laringectomizzati, hanno contestato il pagamento dei ticket sui dispositivi medici, la mancanza di misure che assicurino una migliore distribuzione territoriale dei dispositivi per facilitarne l’accesso da parte di quanti ne hanno bisogno, nonché, il mancato inserimento nel Tariffario delle protesi esistenti ed innovative. Il Sottosegretario Martini ha recepito le istanze delle associazioni, che condivide, impegnandosi ad inserire tra i dispositivi medici quelli eliminati ed i prodotti innovativi per quanti soffrono di incontinenza urinaria, fecale e stomale.
Lo stesso impegno sarà preso per quanto riguarda le protesi mammarie interne ed esterne, l’assestamento della mammella contro laterale, lipofiling (uso delle cellule staminali contro i danni della radioterapia) e latte gratuito per le donne operate al seno.
In particolare il Sottosegretario ha dichiarato: “metteremo la massima attenzione per la qualità dei prodotti cercando di dare garanzie sui materiali di costruzione e sulla provenienza”
Hanno partecipato all’incontro le delegazioni delle seguenti associazioni: Associazione Italiana Stomizzati (Aistom), l’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno (ANDOS), l’Associazione Italiana Laringectomizzati (AILAR), la Federazione Italiana Incontinenti (FINCO), l’Associazione Italiana Malformazioni Ano Rettali (AIMAR, quale partecipe all’iniziativa FAVO), l’Associazione Pugliese Stomizzati (APS) e l’Associazione Laziale tra Incontinenti e Stomizzati (ALSI).
Leggi comunicato stampa del ministero
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Le strategie europee contro il cancro
Le “Conclusioni” adottate a Lussemburgo dai ministri della Sanità dei ventisette Paesi membri dell’UnioneGli Stati devono armonizzare le politiche di prevenzione e di cura alle patologie tumorali.
( Francesco De Lorenzo, "Il giornale", 26 luglio 2008)
Assieme alle altre organizzazioni indipendenti europee che difendono i diritti del malati, F.A.V.O. considera molto importanti le Conclusioni adottate a Lussemburgo dai ministri della Sanità dei 27 paesi membri (per l’Italia era presente il sottosegretario al ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali Francesca Martini), in quanto esse esprimono una concezione innovativa nella strategia per ridurre l’incidenza dei tumori. Parte integrante di questa strategia è la sollecitazione da parte del Consiglio affinché gli Stati armonizzino le loro politiche di prevenzione e di cura dei tumori in un’ottica di condivisione delle “migliori pratiche” per superare le disuguaglianze nella prevenzione e nella cura delle malattie neoplastiche che ancora persistono nella Comunità. A questo scopo ciascun paese è stato invitato ad avvalersi dei fondi strutturali europei sia per prevenire il cancro con misure di sanità pubblica per proteggere i cittadini dai fattori di rischio, sia per sviluppare le strutture di cura, la formazione dei curanti e le professionalità.
In merito al concetto della cura dei malati adulti e bambini, la cui definizione viene considerata indispensabile per promuovere la lotta al cancro, le Conclusioni sono particolarmente innovative: collegano infatti la buona qualità delle cure mediche alla buona qualità dei servizi di assistenza e definiscono le cure come un insieme pluridisciplinare. Terapie e assistenza comportano la cooperazione tra i servizi di chirurgia oncologica, di oncologia medica, di radio e chemio terapia e quelli che forniscono assistenza psicologica e riabilitazione. Nei casi in cui il cancro non risulti suscettibile di terapia, si raccomanda la somministrazione delle terapie palliative. E’ evidente che il concetto di cura elaborato dal Consiglio dei ministri della UE recepisce le politiche del volontariato oncologico, tanto di quello organizzato a livello sovra nazionale, quanto di quello operante nei singoli paesi membri, e ne rafforza il ruolo di interlocutore critico delle istituzioni sanitarie. Per esempio: F.A.V.O, che per statuto (www.favo.it) si pone come obiettivo la riabilitazione oncologica da assicurare ai pazienti fin dal momento della diagnosi e ha dato impulso alla stesura del Libro Bianco della Riabilitazione Oncologica in Italia svolto in collaborazione con alcuni dei maggiori istituti a carattere scientifico, pone l’Italia all’avanguardia della denuncia e della proposta. Infatti: il primo censimento sulle strutture riabilitative esistenti contenuto nel Libro Bianco mostra l’insufficienza dell’offerta rispetto alla domanda e, sulla base delle tendenze epidemiologiche in atto nel nostro paese e negli altri paesi europei, pone la riabilitazione multidisciplinare (fisica, psicologica, sociale) come il cardine di una sanità rinnovata. Le Conclusioni incoraggiano infatti la partecipazione della società civile alle politiche nazionali per la prevenzione ed a fornire sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. La comunità è ora impegnata a redigere una Carta europea per la protezione sul lavoro dei pazienti oncologici allo scopo di responsabilizzare le imprese sulla continuità occupazionale dei pazienti neoplastici e sul loro reinserimento nel mondo produttivo dopo la guarigione.
L’incontro con l'On. Francesca Martini,
Il 22 luglio 2008 a Roma, la nostra rappresentante Sig.ra Maria Luisa Balducci, membro del consiglio direttivo A.N.D.O.S. onlus Nazionale e il presidente del comitato A.N.D.O.S. onlus di Ferrara, insieme con una delegazione della F.A.V.O. ha incontrato il sottosegretario On. Martini per richiedere l’adeguamento alle necessità dei malati oncologici cronici delle disposizioni sui dispositivi medici contenute nel Nomenclatore Tariffario aggiornato dal precedente ministro della Salute, On. Livia Turco. Le associazioni presenti hanno contestato il pagamento dei ticket sui dispositivi medici, la mancanza di misure che assicurino una migliore distribuzione territoriale dei dispositivi per facilitarne l’accesso da parte di quanti hanno bisogno e il mancato inserimento nel Tariffario delle protesi esistenti e innovative.
L’A.N.D.O.S. ha chiesto all’onorevole di includere nel nuovo nomenclatore:
- Protesi mammarie esterne di ogni misura e forma
- Protesi mammarie esterne autoportanti di ogni misura e forma
- Protesi mammarie interne di ogni misura e forma per la ricostruzione del seno dopo l’intervento di mastectomia
- Assestamento della mammella controlaterale anche nel tempo
- Lipofiling (uso delle cellule staminali contro i danni della radioterapia)
- Latte gratuito per le donne operate al seno
L’On. Francesca Martini con molta sensibilità ha accolto le istanze delle Associazioni.
Oltre all’A.N.D.O.S. onlus erano presenti: Associazione Italiana Stomizzati (Aistom), l’Associazione Italiana Laringectomizzati (AILAR), la Federazione Italiana Incontinenti (FINCO), l’Associazione Italiana Malformazioni Ano Rettali (AIMAR), Associazione Pugliese Stomizzati (APS) e l'Associazione Laziale tra incontinenti e Stomizzati (ALSI).
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Italiani sedentari per 11 mesi all'anno
Medici di famiglia, pediatri, geriatri dovrebbero «prescrivere» la ginnasticaSiamo un Paese di pigri: il 41 per cento della popolazione non muove un dito. Ma l'esercizio aiuta a prevenire molte malattie, fra cui i tumori.
(Sportello Cancro, 21 luglio 2008)
Sono più di 17 milioni gli sportivi in Italia, ma solo 3,5 milioni sono coloro che fanno agonismo e i tesserati di qualche federazione. In compenso, c'è un 41 per cento che proprio non muove un dito, non fa nemmeno un minuto al giorno di attività fisica, che invece è basilare per prevenire molte malattie e dovrebbe essere "prescritta" dai medici alla stregua di un qualsiasi farmaco.
Ne è convinto Marcello Faina, direttore del Dipartimento di Scienza dello sport dell'Istituto di Medicina e Scienza dello sport del Coni, che mette in guardia anche coloro che, con l'arrivo delle vacanze estive, magari sulla scia dell'entusiasmo per le imprese olimpiche di Pechino, senza un'adeguata preparazione chiedono troppo al loro fisico. Così una sfida di beach volley fra scapoli e ammogliati sulla spiaggia può finire con strappi, distorsioni, slogature, ematomi e altri inconvenienti, curabili in genere con farmaci di automedicazione responsabile (dagli antinfiammatori ai cerotti, alle buste del freddo).
ITALIANI SEDENTARI 11 MESI ALL'ANNO - Ma per Faina, che tra poco partirà per Pechino in qualità di responsabile della struttura sanitaria di supporto per gli atleti azzurri alla sfida olimpica, il problema sta a monte, proprio nello stile di vita di 25 milioni di italiani sedentari per 11 mesi all'anno. Secondo il medico dello sport, in Italia c'è un deficit di informazione e di formazione. «Nelle scuole l'educazione fisica - afferma - non può essere relegata a due ore la settimana». È vero che più del 60 per cento dei bambini fra i 9 e gli 11 anni oggi fa sport, ma è anche quintuplicato, negli ultimi 50 anni, il tempo che questi bambini passano seduti, davanti al computer piuttosto che alla play station. Allora, la sola attività sportiva (3 volte la settimana in piscina) non è in grado di contrastare la sedentarietà dell'intera settimana».
SPORT E TUMORI - Eppure dovrebbe esser cosa ormai nota a tutti che l'attività fisica difende da malattie importanti quali diabete e obesità, cardiopatie e tumori: nella prevenzione del cancro del seno e del retto, ad esempio, il 30 per cento è dovuto alla buona attività fisica.
Recentemente, ad esempio, uno studio statunitense (pubbblicato sul Journal of the National Cancer Institute) su 65 mila donne tra i 24 e i 42 anni ha dimostrato che praticare sport fin dall’età dello sviluppo riduce del 23 per cento il rischio di un tumore mammario in pre-menopausa.
E fra i corretti stili di vita per prevenire il carcinoma del colon gli specialisti sottolineano l'importanza della ginnastica (almeno quattro ore alla settimana, insieme a controlli medici adeguati, due litri d’acqua al giorno e un'alimentazione ricca di frutta e verdura).
Insomma, sarebbe buona regola fare almeno mezz’ora al giorno di esercizio, alternando lo sport alla semplice attività motoria come passeggiare o salire le scale, con l’obiettivo di mantenere un giusto peso corporeo. Molti studi, infatti, hanno provato come una scorretta alimentazione e l’obesità siano in relazione con l’aumentata mortalità per alcune neoplasie (colon, mammella, utero, prostata).
L'attività fisica, infine, si è rivelata fondamentale anche per aiutare i pazienti oncologici a ritrovare il benessere psico-fisico dopo le cure.
GINNASTICA PRESCITTA DAL MEDICO - A parte la scuola e i genitori, anche i medici di base, i pediatri e i geriatri, per Faina, hanno le loro responsabilità in questa mancanza di informazione: «Dovrebbero "prescrivere" l'attività fisica - dice - come fosse un farmaco. Ma da una indagine su pazienti diabetici, per i quali è molto importante fare attività fisica, è emerso che se la loro fidelizzazione sul farmaco è del 95 per cento, quella sull'attività fisica è solo del 17 per cento. Significa che per un po' la fanno, poi smettono. Forse anche perchè qualcuno non ha spiegato bene quanto sia importante».
Lo dimostra anche una ricerca svolta in una cooperativa sociale di anziani, a cui è stata "somministrata" una semplice attività fisica per due mesi, «al termine dei quali non erano migliorati solo i parametri fisici dei soggetti, ma anche la loro autostima: si trovavano più belli».
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Che fine hanno fatto i nuovi LEA?
Dopo le elezioni non si parla più dell'aggiornamento dei LEA, firmato dall'ex ministro Livia Turco
(Elena Meli, Corriere salute, 15 luglio 2008)
Era l'11 aprile 2008. Livia Turco rassicurava pazienti e associazioni: «Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui nuovi livelli essenziali d'assistenza (LEA), all'interno del quale è prevista l'esenzione dal ticket per altre 109 malattie rare, sarà portato alla firma del Presidente Prodi nei prossimi giorni». Nei giorni successivi si sa com'è andata: il terremoto elettorale ha travolto l'ex governo e con lui, si direbbe, anche i LEA.
ASSOCIAZIONI – Nessuno sa bene che fine abbiano fatto, da allora non se ne parla più. «Pare che manchi il bollino di via libera da parte della Corte dei Conti e non si sappia con precisione se c'è o meno la copertura finanziaria», riferisce Antonella Celano, presidente dell'Associazione Nazionale Malati Reumatici. «E dire che noi delle Associazioni dei pazienti ci eravamo ripetutamente complimentati per il varo dei nuovi LEA, che attendevamo da anni». Già, perché i nuovi criteri avrebbero incluso la sclerodermia, ad esempio, fra le malattie per cui è prevista l'esenzione dal ticket e avrebbero garantito ai pazienti tante prestazioni in più per cui le associazioni si battono da anni. Tutto in alto mare, tutto rimandato, ma a quando non si sa. E i malati hanno vissuto tutto questo come una presa in giro.
CHIARIMENTI – «Non si sa se saranno mai approvati, sembra che una possibilità sia lo scorporo delle patologie rare dal resto del provvedimento. Ma a oggi sembra improbabile che si trovi una via d'uscita in tempi brevi», osserva Celano.«Anche per questo abbiamo chiesto un incontro con il Ministro Sacconi: vorremmo sapere almeno se la discussione dei LEA è in agenda». Intanto, il 5 giugno scorso il Ministro ha definito i LEA un «termine di riferimento per comprendere i livelli qualitativi dei servizi in tutte le aree territoriali, nell'ambito di tutte le aziende». Aggiungendo che proprio per questo i LEA, «attraverso il continuo aggiornamento in tutti i loro contenuti», dovranno far parte di una «cabina di regia» nazionale con lo scopo di valutare la qualità e quantità dei servizi offerti su tutto il territorio. La questione, quindi, non è finita del tutto in un cassetto. Un periodo di «limbo» in cui riprendere le fila è fisiologico a ogni cambio di governo, su questo non ci piove. Prima o poi però i pazienti si attendono risposte concrete: i LEA saranno ridiscussi o no?
Lotta ai tumori nel mondo: bene l'Italia
I tassi di sopravvivenza dei malati italiani tra i migliori in Europa. In testa alla classifica globale Stati Uniti, Giappone e Francia.
(Sportello cancro, 17 luglio 2008)
L’Italia si conferma ai primi posti in Europa per la sopravvivenza ai tumori, dopo Islanda e Svezia, ma molto al di sopra della media continentale. Nel mondo, i risultati migliori si registrano negli Stati Uniti e in Giappone, mentre i più penalizzati risultano i cittadini dei Paesi a basso reddito e con la minore spesa sanitaria pubblica, come Algeria e Brasile.
Sono soltanto alcune delle informazioni fornite dallo studio Concord, la prima indagine progettata per avere un quadro globale della situazione e comparare direttamente i dati sulla sopravvivenza dei malati di cancro in 31 diverse nazioni. Condotto da oltre un centinaio di epidemiologi, sotto la guida del Cancer Research UK Cancer Survival Group e della London School of Hygiene and Tropical Medicine, lo studio è descritto in un articolo sul numero di agosto di Lancet Oncology.
LO STUDIO – Impressionanti le dimensioni del lavoro svolto: i 100 ricercatori hanno esaminato i tassi di sopravvivenza di un milione 900mila persone tra i 15 e i 99 anni con un tumore della mammella, della prostata o del colon-retto, per almeno cinque anni dalla diagnosi. Le informazioni provengono da 101 registri tumori che coprono una popolazione totale di circa 300 milioni di persone in 31 Paesi diversi. «Fino a oggi non era possibile confrontare la sopravvivenza dei pazienti oncologici nei Paesi ricchi e in quelli poveri. Questo studio – ha dichiarato Franco Berrino, epidemiologo dell'Istituto tumori di Milano e coordinatore del braccio italiano dello studio Concord - ci ha permesso di toccare con mano l'esistenza di un notevole gap tra i Paesi in cui va male e gli altri. Ma, almeno in Europa, le percentuali di sopravvivenza si stanno uniformando. E questo è un fatto positivo».
USA, GIAPPONE E FRANCIA IN TESTA – La sopravvivenza più elevata è rilevata negli Stati Uniti (per i tumori di seno e prostata), in Giappone (per i tumori colorettali negli uomini) e in Francia (per i tumori colorettali nelle donne). Risultati notevoli per tutte le diagnosi anche in Canada e Australia, mentre i malati con le prospettive peggiori sono i cittadini algerini.
SENO - Per le donne con un cancro della mammella i tassi di sopravvivenza superano l’80 per cento in Nord America, Svezia (che registra il dato migliore in Europa, con l’82 per cento delle pazienti vive a cinque anni dalla diagnosi), Giappone, Finlandia, Italia e Australia. Restano invece sotto il 60 per cento in Brasile e in Slovacchia e addirittura inchiodati ad un 40 per cento in Algeria.
COLON-RETTO - Grandi differenze anche per i tumori del colon e del retto, che vedono ancora una volta in testa Stati Uniti, Giappone, Australia e alcuni Paesi europei (Francia prima tra tutte): «L’Italia è tra quelli con le percentuali più alte nel vecchio continente – aggiunge Berrino- con il 59 per cento». In coda ci sono Algeria, Brasile e alcuni Paesi dell'Europa dell'Est.
PROSTATA - Sui tumori della prostata gli Stati Uniti segnano tassi di sopravvivenza record (91,9 per cento) a fronte di una media europea del 57,1 per cento. Nel vecchio continente è l’Austria il Paese con i dati più incoraggianti. Per tutti i tumori considerati, in Europa i Paesi che vedono ancora un numero di vittime molto più alto della media continentale sono Polonia e Slovacchia.
DIVARIO EUROPA-USA – I dati di sopravvivenza nordamericani superano in generale la media europea, da un gap minimo del 10 per cento per i tumori del seno, fino ad una differenza del 34 per cento per le neoplasie della prostata. In quest’ultimo caso, però si tratta però di un dato particolare, spiega Berrino: «Negli Stati Uniti si eseguono diagnosi e interventi su tumori precocissimi, che in molti casi però non ucciderebbero nessuno. Dunque in questo caso il dato evidenzia un problema, un eccesso di interventi di fatto inutili, che è stato anche evidenziato nel corso dell'analisi dei dati. La situazione italiana, comunque, è buona». Inoltre, la ricerca ha evidenziato come, a parità di stadio della malattia al momento della sua scoperta, i risultati in termini di sopravvivenza tra Europa e Usa siano del tutto sovrapponibili. Segno che le differenze non stanno nell’efficacia dei trattamenti ma nella precocità della diagnosi.
GAP BIANCHI E NERI - Dall’analisi delle cifre balzano agli occhi profonde differenze, non solo tra nazioni diverse, ma anche all’interno di uno stesso Paese. E’ il caso degli Stati Uniti, in cui la popolazione bianca pare avere molte chance in più di sconfiggere la malattia rispetto ai neri, del 7 per cento per i tumori della prostata, fino al 14 per cento per quelli del seno. Colpa, secondo gli autori dello studio, di diagnosi più tardive, accesso più difficile alle cure e minore adesione ai trattamenti tra gli afroamericani. Anche nel Regno Unito le differenze tra diverse aree del Paese hanno segnato in alcuni casi percentuali a due cifre (le donne dell’Irlanda del Nord con un tumore al seno, ad esempio, hanno percentuali di sopravvivenza più alte dell’11 per cento rispetto alle donne del Galles). La classifica stilata dai ricercatori va dai dati più elevati dell’Irlanda del Nord a quelli più deludenti del Galles, passando per Scozia e Inghilterra.
UNA QUESTIONE DI INVESTIMENTI – Gli autori hanno così interpretato i dati raccolti: «La maggior parte delle differenza di sopravvivenza a livello globale dipendono probabilmente dalle differenze di accesso ai servizi diagnostici e terapeutici. In Europa le variazioni tra nazioni sono state associate ai diversi livelli di sviluppo economico, misurato dalla spesa sanitaria pubblica. La sopravvivenza è più alta laddove sono più alti il prodotto interno lordo e gli investimenti in tecnologie per la salute, come le Tac».
Tumori, quando il sole fa bene
Uno studio dei ricercatori del Boston University Medical CenterL’esposizione solare, aumentando i livelli di vitamina D, ridurrebbe i rischi per colon, prostata e mammella. Cautele tra gli esperti
(Donatella Barus, Vera Martinella,Sportello Cancro, 16 luglio 2008 )
Prendere il sole non è proibito, anzi. Un’insufficiente esposizione ai suoi raggi e la carenza di vitamina D (che l’organismo sintetizza in gran parte proprio grazie all’azione dei raggi ultravioletti assorbiti dalla pelle) sono connessi a numerose patologie, come le malattie auto-immuni, le infezioni, i disturbi cardiovascolari e persino i tumori. Lo hanno dimostrato diversi studi scientifici, fin dai primi del ‘900, quando l’insufficienza di vitamina D fu collegata per la prima volta al rachitismo infantile. La vitamina D favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale, l'assorbimento intestinale di fosforo e calcio. Aiuta anche i processi di mineralizzazione dell’osso e di differenziazione di alcune linee cellulari.
LO STUDIO - Ora, però, una ricerca pubblicata sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology, condotta dal dipartimento di medicina ed endocrinologia dell'università di Boston, sostiene che aumentare la quantità di vitamina D che assumiamo o prolungare l’esposizione al sole possano ridurre il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto, del seno o della prostata, in una percentuale che varia fra il 30 e il 50 per cento. «L’estate è il momento adatto per godere del sole – ha evidenziato Patrizio Mulas, presidente dell’Adoi, l’Associazione dermatologi ospedalieri italiani, che ha diffuso lo studio americano –. Bastano due ore di esposizione al giorno per produrre le quantità di vitamina necessarie all’organismo e dimezzare il rischio di tumore».
I DUBBI DEGLI ESPERTI - «Gli effetti benefici del sole sulla nostra salute non sono in discussione – commenta Alberto Giannetti, presidente della Società europea di dermatologia e direttore della dermatologia all’azienda ospedaliero-universitaria di Modena -, ma i legami fra vitamina D e cancro sono ancora tutti da provare. Non esiste, ad esempio, alcuna vitamina che protegga dai tumori cutanei. Il ruolo primario e certo della D, insomma, è quello di rafforzare le ossa».
E per quanto riguarda la tintarella estiva, lo specialista ricorda che non è assolutamente vietato godersi i raggi del sole. Basta rispettare le buone regole “della nonna”: esporsi gradualmente, evitare le ore più calde della giornata, usare una crema protettiva adeguata al proprio tipo di pelle per evitare le scottature (le uniche pericolose per lo sviluppo di un melanoma) e che facciano attenzione soprattutto le persone con una carnagione molto chiara.
ALIMENTAZIONE - Qualche dato in più c’è, invece, sull’assunzione di vitamina D a tavola, spiega Renato Talamini, responsabile della struttura operativa di Epidemiologia clinica e valutativa del Centro di riferimento Oncologico di Aviano: «Diverse ricerche hanno infatti appurato l'esistenza di un legame tra livelli elevati di vitamina D assunta attraverso i cibi che ne sono più ricchi (come pesce, olio di pesce, latte, uova e carne) e una certa protezione contro i tumori. Ma le revisioni scientifiche più recenti escludono che si tratti un fattore significativo». Tant'è vero che l'American Institute for Cancer Research raccomanda di non assumere integratori nutrizionali per proteggersi dal cancro, fatta eccezione per alcuni casi particolari, come le persone anziane, che possono valutare l'ipotesi di assumere supplementi a base di vitamina D se escono raramente all'aperto, non si espongono alla luce solare e non mangiano carne o pesci grassi.
PAESI RICCHI: LA VITAMINA D NON MANCA - «Per quanto riguarda il sole - aggiunge ancora Talamini - nessuno mette in dubbio che i raggi ultravioletti del sole assorbiti attraverso la pelle portino ad un aumento della vitamina D nel plasma dell’uomo. Circa l’ 80 per cento della vitamina D si forma attraverso l’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti del sole. Meno noto è quanto tempo si deve rimanere esposti al sole per avere aumenti significativi della quantità di vitamina nel sangue e se questa quantità dipenda anche del colore della pelle (ad esempio bianca, nera, mulatta). Tuttavia, noi sappiamo che una eccessiva esposizione al sole ha portato in questi ultimi 20 anni ad un incremento dei tumori della pelle e, almeno nei paesi più ricchi, gli effetti negativi della deficienza di vitamina D nell’uomo, come il rachitismo, sono scomparsi. Per questo vanno pensati interventi mirati per le singole realtà e, nei paesi industrializzati, in cui una vera emergenza di vitamina D nella popolazione non è stata dimostrata, è importante piuttosto dare buoni consigli su come esporsi al sole in sicurezza, soprattutto in questo periodo di vacanze estive».
Seno, diagnosi e cure tardive per gli uomini
Dal convegno della European Society for Medical Oncology di Lugano
(Sportello cancro, 11 luglio 2008)
Spesso questo tumore, raro nei maschi, viene scoperto e trattato in ritardo, quando restano poche opzioni terapeutiche a disposizione
Gli uomini con un tumore della mammella vengono frequentemente sottoposti ai trattamenti necessari quando la malattia si è già diffusa al punto tale che diventa difficile curarla. A richiamare l’attenzione sul ritardo nelle cure, per lo più conseguenza della lentezza nella diagnosi, è uno studio presentato nei giorni scorsi alla conferenza della European Society for Medical Oncology (Esmo) a Lugano.
DIAGNOSI IN RITARDO - «Gli uomini si ammalano molto meno di cancro alla mammella rispetto alle donne, infatti rappresentano solo l’1 per cento circa sul totale dei casi (in Italia le nuove diagnosi ogni anno sono circa 32mila, ndr) – spiega Marina Garassino dell’Orion Collaborative Group e autrice dello studio -. Ma la neoplasia maschile viene diagnosticata molto più tardi, quando ormai il tumore è a uno stadio avanzato e si è esteso ad altri organi o ha dato metastasi. Un fatto che dimezza le probabilità di sopravvivenza».
Lo dimostrano gli esiti dello studio, un’analisi retrospettiva condotta su 146 uomini cui è stato diagnosticato un carcinoma mammario tra il 1990 e il 2007: nella metà dei casi esaminati la neoplasia aveva già raggiunto i linfonodi, uno stadio in cui è più facile la diffusione di metastasi.
LO STUDIO - Tutti i partecipanti si erano sottoposti a un'operazione chirurgica per l’asportazione della massa tumorale. Dopo l’intervento 48 uomini sono stati sottoposti a radioterapia, mentre gli altri hanno ricevuto trattamenti di chemioterapia o di terapia ormonale. Circa cinque anni dopo le cure, la probabilità di sopravvivenza a dieci anni era dell’80 per cento per chi, al momento della diagnosi, aveva una malattia in stadio iniziale e del 44 per cento per i soggetti con una neoplasia più estesa. I ricercatori hanno anche rilevato che il 73 per cento dei carcinomi era positivo ai recettori degli estrogeni o del progesterone. In alcuni pazienti, inoltre, la proteina Her-2/Neu –indice di un tumore aggressivo - era espressa sopra il valore medio.
NEOPLASIA FRAINTESA - «Il cancro mammario maschile è una malattia rara e poco conosciuta – commenta Garassino – che viene trattato allo stesso modo di quello femminile, sebbene i nostri studi retrospettivi indichino che ci sono delle differenze nelle caratteristiche istologiche. Se diagnosticata per tempo, la neoplasia è altamente ricettiva alla terapia ormonale e, in questi casi, la prognosi potrebbe essere persino migliore che nelle donne». Il problema è che spesso negli uomini la massa anomala nel petto viene “fraintesa”, non identificata come una lesione sospetta e trascurata per lunghi periodi.
PIU’ FACILE DA IDENTIFICARE - Invece, sottolineano gli esperti, è persino più facile riconoscere tempestivamente i primi segni di neoplasia maschile perché, grazie alla scarsità del tessuto ghiandolare, è più agevole individuare l’esistenza di un nodulo. E la presenza di microcalcificazioni, anche poco numerose o di forma regolare, deve sempre costituire un elemento di allarme, perché quelle benigne sono eccezionali nella ghiandola mammaria maschile.
Attenzione merita anche l’aumento di volume della mammella (ginecomastia), che può essere associato a particolari patologie, come il cancro del testicolo. Ma solo negli uomini adulti, perché nei ragazzi è normale per via delle modificazioni ormonali legate all’età alla pubertà.
V.M.
Corsie a misura di donna: in città quattro ospedali “rosa”
(Il giornale, 2 luglio 2008)
Un bollino rosa per riconoscere gli ospedali a portata di donna. Una classifica, voluta da Onda per il secondo anno consecutivo, con lo scopo di segnare alle pazienti le strutture più attente alle loro esigenze. Quattro in tutto quelle milanesi che hanno ottenuto il riconoscimento maggiore (tre bollini), sette in tutta la Lombardia che ha visto premiati complessivamente ben 28 centri. Tra gli ospedali cittadini: il San Carlo, il Sacco, l’ospedale dei Bambini e il San Raffaele.
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I CENTRI MILANESI PREMIATI |
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San Carlo Borromeo |
Tra i punti forti l'ambulatorio di senologia e il centro d'ascolto per le donne immigrate |
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Luigi Sacco |
Selezionato dalla giuria per il centro di prevenzione, diagnosi e trattamento delle infezioni sessualmente trasmesse |
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Buzzi |
Tra gli aspetti d'eccellenza il reparto di ostetricia con sei sale travaglio-parto pensate come piccoli appartamenti per la coppia |
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San Raffaele |
Meritevole dei 3 bollini anche per il reparto di endocrinologia specializzato nella cura delle donne in menopausa |
Sulle 115 candidature nazionali, 24 ospedali hanno ottenuto tre bollini, 27 due e 45 un solo riconoscimento per un totale di 96 centri distribuiti in tutta la penisola. “ I risultati emersi sono promettenti- rivela soddisfatta il presidente di Onda, Francesca Merzagora – perché svelano eccellenze, talvolta nascoste nei centri più piccoli, e incentivano gli altri ospedali ad adeguarsi” L’obiettivo? “ Offrire uno strumento concreto alle donne, uno strumento informativo in grado di orientarle in modo consapevole nella scelta dei luoghi di cura”.
La commissione di Onda presieduta da Laura Pellegrini, direttore generale dello Spallanzani di Roma, ha identificato come requisito fondamentale per l’assegnazione dei bollini, l’attenzione riservata a malattie femminili con la presenza di reparti di ostetricia e di ginecologia avanzati.
E ancora, l’esistenza di reparti dedicati a malattie a forte orientamento femminile ( tumori del seno, polmone, ovaio, o come le malattie cardiovascolari, neurodegenerative, psichiche e a trasmissione sessuale) e l’attività di ricerca, il numero di pubblicazioni scientifiche e la presenza di donne in posizioni dirigenziali.
Il San Carlo, ad esempio, si è distinto anche per l’ambulatorio di senologia, il Sacco per il reparto di ginecologia, il Buzzi per quello d’ostetricia e il San Raffaele per le 16 donne che occupano posizioni di controllo e le otto all’interno del comitato etico.
Per vedere tutti gli ospedali premiati vai sul sito di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della Donna): www.ondaosservatorio.it/ospedaledonna_mappa_ospedali.asp?anno=2008
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