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NEWSLETTER DEL 15 FEBBRAIO 2010

15 febbraio 2010

 SOMMARIO:

  1. Tumori- Genova, al via la sperimentazione di un nuovo vaccino
  2. L'ospedale non è un carcere
  3. Oglio Po racconta
  4. Cure palliative e terapie del dolore
  5. Cancro: esperti UE chiedono maggiori investimenti in ricerca
  6. Il tumore? Si può prevenire
  7. Studio rivede teoria su proteina legata a tumori
  8. Piano Oncologico Nazionale 2010 – 2012
  9. Staminali: nuovo metodo identifica e isola quelle tumorali

  10. Funziona un mix di farmaci contro le forme più aggressive

     

     

     

Tumori- Genova, al via la sperimentazione di un nuovo vaccino

 

(Aiom, Notiziario, 10 febbraio 2010)

  

 

Genova, 10 febbraio 2010 - L'Istituto Superiore di Sanità ha approvato il protocollo e autorizzato una sperimentazione clinica di un nuovo vaccino antitumorale. In sostanza, il vaccino dovrebbe indurre nei pazienti affetti da tumore una risposta immunitaria capace di riconoscere le cellule maligne e di ucciderle. Il vaccino, ideato dai professori Gilberto Filaci, Francesco Idiveri e Paolo Traverso e presentato oggi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Genova, si fonda sull'impiego di una molecola, la 'telomerasi', che e' molto concentrata nelle cellule tumorali poiche' necessaria per la loro sopravvivenza, ma che generalmente non e' presente in quelle sane. Pertanto, grazie al vaccino, i linfociti impareranno a riconoscere la 'telomerasi' e a uccidere le cellule che la posseggono, ovvero quelle tumorali. "Si tratta di un vaccino a tutti gli effetti", ha spiegato Filaci, "perche' si inoculerà questa sostanza e il sistema immunitario imparerà a rispondere contro, esattamente come avviene quando utilizziamo procedure di vaccinazione per esempio contro il virus influenzale. L'unica differenza e' che, nel nostro caso, si tratta di un vaccino terapeutico e non preventivo". Rispetto alle tradizionali terapie antitumorali come la chemioterapia, "questo vaccino -ha aggiunto Filaci- non può sostituire ma può essere complementare rispetto alle altre terapie". La sperimentazione sul primo paziente, svolta in collaborazione con l'ospedale San Martino, e' iniziata una settimana fa e non si sono registrati effetti collaterali o reazioni di rigetto. "In totale il vaccino sarà sperimentato su 10 pazienti con tumore alla prostata e su altrettanti con tumore al rene", ha concluso Traverso. I pazienti, tutti in stadio avanzato della malattia, saranno sottoposti a otto somministrazioni intradermica in tre mesi. Poi si potranno valutare i primi risultati. Essendo la 'telomerasi' una molecola presente in tutti i tumori, potenzialmente potrebbe essere applicabile al trattamento di ogni tipo di malattia neoplastica.

 

 

L'ospedale non è un carcere

 

Veronesi: l'orario di visita è una vergogna, i parenti devono entrare quando vogliono
(La Stampa, Elena Lisa, 12/02/2010)

 

MILANO 
I parenti devono poter stare accanto ai malati senza limiti di tempo. L’ora di visita negli ospedali è vergognosa, paragonabile a quella dei carcerati». Parole dure, quelle di Umberto Veronesi, ex ministro della Sanità ed oncologo di fama che, da anni ormai, ribadisce la necessità di ristrutturare l’intero sistema sanitario e creare una rete che abbia il suo centro nei pazienti. Ieri, l’inaugurazione del nuovo polo dello Ieo, Istituto europeo di Oncologia, e la visita pastorale di Dionigi Tettamanzi, sono state l’occasione per riproporre il suo progetto: «Umanizzare le corsie». 

Una rivoluzione culturale, simile a quella che fece Franco Basaglia per trasformare l’approccio al trattamento dei malati psichici, che ha un progetto dal nome semplice - «ospedale modello» - che si snoda non soltanto attorno alla questione degli orari: «I diritti della persona sono cresciuti - dice il professore -, ma quelli dei pazienti lo hanno fatto pochissimo. Un paradosso perché chi si trova in ospedale vive già, per via della malattia, in una condizione di grande disagio». 

Ed ecco che il primo pensiero va agli orari di visita, di distribuzione dei pasti, al cibo, e al numero di letti per stanza. Continua Veronesi: «Chi è ricoverato, in qualsiasi momento della giornata, deve poter contare sulla presenza dei propri cari, i soli capaci di confortare e dare affetto in un momento tanto critico». Poi aggiunge: «Cenare alle sei di sera ha senso solo per consentire ai medici di tornare a casa. Ma così si perde di vista il paziente che, a quell’ora, probabilmente, non ha mai mangiato in vita sua. Senza contare che non tutti hanno gli stessi gusti in fatto di cibo». L’oncologo dice anche che in «ogni stanza dovrebbe starci un solo garantire la privacy. Lo so che adesso non è così, ma gli ospedali devono comunque sapersi adeguare. 

Il progetto, però, non mette d’accordo tutta la categoria. Ermanno Leo, oncologo, primario all’Istituto dei tumori di Milano, per esempio, definisce le parole di Veronesi uno «slogan umanitario». E motiva: «In questo momento non ha senso fare sogni grandiosi. Chiunque, nella teoria, è favorevole a un progetto simile. Veronesi ha ragione: consentire ai parenti di entrare e uscire senza limiti d’orario significa dover costruire ospedali nuovi con stanze singole, altrimenti come si previene il rischio di epidemie? Bello, certo, ma bisogna fare i conti con i soldi messi a disposizione della sanità». 

La reazione dei malati? «Posso garantire che non sono queste le preoccupazioni che ha chi sta per essere ricoverato o chi all’ospedale ci è già costretto - dice Teresa Petrangolini, segretario generale di “Cittadinanza Attiva”, il movimento che si occupa dei pazienti in Italia e in Europa attraverso il “Tribunale dei diritti del malato” -. Piuttosto il punto su cui vorremmo si discutesse è il diritto alla cura: le liste d’attesa, in alcune strutture, sono lunghe, lunghissime: durano mesi». E poi: «Non si può generalizzare: la realtà è a macchia di leopardo. Esistono ospedali all’avanguardia dove i pazienti sono trattati come ospiti di un grande albergo e altri in cui manca ogni cosa. Ci sono medici costretti addirittura a chiedere agli ammalati di portarsi da casa le medicine».

 

«La tutela della salute viene ovviamente prima di tutto - replica Veronesi - Proprio per questo si dovrebbe potenziare la diagnostica in ambulatorio. Una rivoluzione che nessun governo, finora, ha mai avuto il coraggio di realizzare».

 

 

Oglio Po racconta

 

Il 6 di febbraio oltre 230 persone, tra volontarie, famigliari,  amici, hanno preso parte alla celebrazione della festa di Sant’Agata, patrona dell’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno. A precedere il momento conviviale presso RistoBifi la Santa Messa presso il santuario della Madonna della Fontana (Casalmaggiore).

 

Dopo i festeggiamenti religiosi e l’intonazione dell’inno nazionale A.N.D.O.S. onlus il presidente del Comitato A.N.D.O.S. onlus di Oglio Po, dott.Claudio Pagliari ha dato il benvenuto a tutti gli ospiti sottolineando importanza del lavoro quotidiano svolto dalle volontarie presso le sezioni del Comitato ( Casalmaggiore, Viadana, Castiglione delle Stiviere) senza il quale l’associazione non potrebbe esistere.
La serata è stata un momento ideale per condividere dei concetti importanti come la prevenzione,  la lotta contro il tumore al seno, sinergia tra volontariato e strutture mediche  sull’importanza quali si è soffermato il prof.Francesco Maria Fazio, il presidente nazionale dell’A.N.D.O.S. onlus.  Hanno partecipato diverse autorità: Presidente della Provincia Massimiliano Salini, Vice-Presidente della Regione Lombardia Gianni Rossoni, consigliere provinciale Giuseppe Torchio, consigliere comunale di Casalmaggiore Ermelinda Casali,  professore all'università degli studi di Parma Giancarlo Belluzzi, Marco Vezzoni sindaco di Rivarolo del Re, Lidia Culpo e Gabriele Oselini, per il comne di Viadana. Tanti medici e paramedici in rappresentanza delle strutture ospedaliere e sanitarie del territorio.

 

 

Cure palliative e terapie del dolore

 

(Senato della Repubblica)

Presentazione


Il Senato ha approvato, nella seduta del 27 gennaio, il disegno di legge n. 1771 sulle «Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore».

Tra le misure previste, l'obbligo per i medici di monitorare il dolore di ogni paziente ricoverato e la valutazione dovrà essere inserita nella cartella clinica.

Le Cure palliative, destinate ai malati terminali, con le nuove regole, diventano un diritto per tutti e la prescrizione dei farmaci antidolore diventa più semplice, non ci sarà più bisogno di ricettario speciale, ma solo l'obbligo per il farmacista di conservare la ricetta.

Le tariffe delle cure palliative nelle strutture pubbliche e convenzionate, che oggi variano notevolmente da regione a regione, dovranno essere omogenee su tutto il territorio nazionale.

Il disegno di legge intende tutelare e garantire l'accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore da parte del malato, nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza.

Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapie del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei princìpi fondamentali della tutela della dignità e dell'autonomia del malato, senza alcuna discriminazione; della tutela e promozione della qualità della vita in ogni fase della malattia, in particolare in quella terminale, e di un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.

Il Ministero della salute promuove nel triennio 2010- 2012 la realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione destinate a informare i cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza in materia di cure palliative e di terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, delle farmacie pubbliche e private nonché delle organizzazioni private senza scopo di lucro impegnate nella tutela dei diritti in ambito sanitario ovvero operanti sul territorio nella lotta contro il dolore e nell’assistenza nel settore delle cure palliative.

Con accordo stipulato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sono individuate le figure professionali con specifiche competenze ed esperienza nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, anche per l’età pediatrica, con particolare riferimento ai medici di medicina generale e ai medici specialisti in anestesia e rianimazione, geriatria, neurologia, oncologia, radioterapia, pediatria, ai medici con esperienza almeno triennale nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, agli infermieri, agli psicologi e agli assistenti sociali nonché alle altre figure professionali ritenute essenziali.

Inoltre, sono definiti i requisiti minimi e le modalità organizzative necessari per l’accreditamento delle strutture di assistenza ai malati in fase terminale e delle unità di cure palliative e della terapia del dolore domiciliari.

Presso il Ministero della salute è attivato, eventualmente anche attraverso l’istituzione di una commissione nazionale il monitoraggio per le cure palliative e per la terapia del dolore connesso alle malattie neoplastiche e a patologie croniche e degenerative.

Il Ministero provvede a monitorare, in particolare:

a) i dati relativi alla prescrizione e all’utilizzazione di farmaci nella terapia del dolore, e in particolare dei farmaci analgesici oppiacei;

b) lo sviluppo delle due reti, con particolare riferimento alla verifica del rispetto degli indicatori e dei criteri nazionali previsti dalla normativa vigente;

c) lo stato di avanzamento delle due reti, anche con riferimento al livello di integrazione delle strutture che ne fanno parte;

d) le prestazioni erogate e gli esiti delle stesse, anche attraverso l’analisi qualitativa e quantitativa dell’attivita` delle strutture delle due reti;

e) le attività di formazione a livello nazionale e regionale;

f) le campagne di informazione a livello nazionale e regionale;

g) le attività di ricerca;

h) gli aspetti economici relativi alla realizzazione e allo sviluppo delle due reti.

 

 

Cancro: esperti UE chiedono maggiori investimenti in ricerca

 

(AIOM, Notiziario, 8 febbraio 2010)

 

Bruxelles, 8 febbraio 2010 - Gli esperti dei governi dell'Unione Europea chiedono maggiori investimenti per aumentare gli sforzi nella ricerca sul cancro. L'annuncio arriva da una relazione pubblicata sulla rivista ecancermedicalscience. Gli esperti chiedono ai governi di aumentare gli sforzi per la ricerca - con incentivi diretti e indiretti - e di sviluppare modelli di partenariati pubblico-privati per la ricerca sul cancro. La relazione insiste sull'importanza della promozione di finanziamenti innovativi ai sistemi sanitari e la necessità di un adeguamento normativo. Funzionari e scienziati riconoscono che fattori quali l'ambiente e lo stile di vita, uniti all'invecchiamento della popolazione, influiscono sull'incidenza del cancro in Europa. Gli ultimi dati pubblicati prevedono che entro i prossimi 10 anni saranno 15 milioni le persone con diagnosi tumorale. Pur a fronte di immensi passi avanti nello sviluppo di trattamenti antitumorali, in particolare trattamenti biologici avanzati e tecniche chirurgiche, stiamo comunque ancora muovendo i primi passi nella comprensione della reale complessità dei tumori, sia a livello molecolare che genetico. Gli autori della relazione raccomandano che le politiche nazionali ed europee contro il cancro dovrebbero rimuovere gli ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo. "E' vero che dal 2004 l'Europa ha aumentato notevolmente i finanziamenti; questi sembrano tuttavia frammentati, con situazioni di veri e propri doppioni e gravi carenze", ha spiegato Panos Kanavos, del dipartimento di Sociologia della London School of Economics and Political Science (LSE), nel Regno Unito, co-autore di questa relazione. "Inoltre, seppur a fronte di azioni a livello nazionale per la promozione di partenariati pubblico-privati per la ricerca sul cancro - ha continuato - abbiamo scoperto che ci si e' concentrati pochissimo sulla natura dei partenariati pubblico-privati internazionali per la ricerca sul cancro, un metodo che pensiamo potrebbe migliorare notevolmente la ricerca. Un altro elemento ancora mancante e' un approccio legislativo olistico per lo sviluppo delle innovazioni in campo oncologico". Nella loro relazione, gli esperti sottolineano come la ricerca e lo sviluppo (R&S) in oncologia registri uno dei più alti tassi di fallimento per le nuove entità molecolari (NME) e i piu' alti costi di sviluppo, anche se nel 2005 e' stata registrata una forte accelerazione. Gli esperti si occupano della mappatura degli attuali finanziamenti in ricerca e sviluppo, sia in Europa che negli Stati Uniti, e studiano le strategie di ricerca e sviluppo esistenti, le politiche di innovazione nel settore oncologico e i partenariati pubblico-privati. "Per creare un ambiente più favorevole allo sviluppo di medicinali - ha detto Richard Sullivan, membro della European Cancer Research Managers Foundation e della Kings Health Partners Integrated Cancer Centre - avremo bisogno di una migliore sinergia tra incentivi e innovazione, un ruolo sempre più importante per i governi nel settore degli incentivi e anche un ripensamento globale della legislazione in vigore, delle politiche dei prezzi e dei rimborsi".

 

 

Il tumore? Si può prevenire

 

Quattro casi su dieci si potrebbero evitare seguendo uno stile di vita sano e grazie ai vaccini ora a disposizione
(Sportello Cancro, Vera Martinella, 03 febbraio 2010)

 

MILANO - Mantenere un peso adeguato, attraverso un’alimentazione sana e un esercizio fisico regolare. Evitare il tabacco e l’esposizione al fumo passivo. Limitare il consumo di alcol. Esporsi ai raggi solari con moderazione. Proteggersi dalle infezioni che provocano i tumori. Cinque semplici regole che potrebbero impedire di ammalarsi in quattro casi su dieci. Perché, gli oncologi lo ripetono ormai da anni e numerosi studi lo hanno confermato, «anche il cancro può essere prevenuto». È questo il tema della nuova campagna lanciata dall’Unione internazionale contro il cancro (Uicc) in occasione della Giornata mondiale che si celebra il 4 febbraio.

 

ATTENTI ALLE INFEZIONI - Ogni anno, oltre 12 milioni di persone ricevono una diagnosi oncologica e 7,6 milioni muoiono di questa malattia. Se non si interviene, nel 2030 si potrebbero raggiungere i 26 milioni di nuovi casi e i 17 milioni di decessi, «eppure, circa il 40 per cento delle neoplasie è potenzialmente prevenibile - dice David Hill, presidente Uicc -. In particolare quest’anno vogliamo richiamare l’attenzione sulla protezione dalle infezioni», che - secondo recenti stime - sono responsabili del 20 per cento di tutti i tumori nei Paesi in via di sviluppo e del sei per cento dei casi nei Paesi sviluppati. Sia ben chiaro: il cancro non è contagioso, ma alcuni tipi di tumore possono essere causati da infezioni croniche, virali o batteriche. Per proteggersi è sufficiente ricorrere alla vaccinazione, all’assunzione di antibiotici, a migliori condizioni igieniche e all’adozione di semplici strategie di prevenzione. Ne è un esempio il vaccino Hpv che protegge dal papilloma virus umano, responsabile del carcinoma della cervice uterina, la terza principale causa di morte per cancro nelle donne. O il vaccino contro il virus dell’epatite B che (come l’epatite C) può portare a una neoplasia al fegato, terza causa principale di morte per cancro negli uomini. Proprio come la presenza del batterio dell’Helicobacter pylori, che aumenta le probabilità di sviluppare un tumore dello stomaco.

 

DIETA, PESO E GINNASTICA - «Il legame fra alimentazione, obesità e patologie oncologiche è ormai noto e più che dimostrato per quanto riguarda il carcinoma mammario nelle donne in post menopausa e i tumori di colon, endometrio, esofago, pancreas e rene», spiega Luigi Fontana, direttore del Dipartimento nutrizione e invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità. In pratica, all’aumentare del peso crescono anche i rischi di sviluppare la malattia «perché - prosegue Fontana - il tessuto adiposo in eccesso rilascia degli ormoni che, creando insulino-dipendenza, stimolano la proliferazione cellulare e, dunque, l’insorgenza del cancro». Un monito per gli italiani, che secondo i più recenti dati, hanno sempre più chili di troppo: il 18 per cento dei maschi , infatti, è obeso come il 22 per cento delle donne. Mentre ben il 50 per cento degli uomini italiani è in sovrappeso, contro il 34 per cento delle femmine. Che fare, quindi? «Seguire una dieta sana, ricca di frutta, verdura e fibre - consigliano gli esperti -, limitando l’apporto di calorie e grassi saturi, il consumo di bevande energetiche, cibi salati e fritti, carne rossa (specie alla brace)». E poi fare ginnastica, almeno 30 minuti al giorno (60 per chi è in età scolare). Camminare a un buon passo, fare le scale, correre o praticare sport, purché sia regolarmente, riduce circa del 25 per cento il pericolo di un tumore al seno o al colon-retto.

 

DIVIETO DI FUMO, POCO ALCOL E SOLE CON PRUDENZA – Il tabacco, da solo, è responsabile dell’80-90 per cento di tutti i tumori del polmone (ma è causa principale anche di quelli di bocca, esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, stomaco e sangue) e di circa un terzo delle morti per cancro nei Paesi sviluppati. Non solo: al fumo sono associati il 30 per cento dei decessi per malattie coronariche e molte patologie cardio-respiratorie. Secondo gli esperti, quindi, dire addio alle sigarette è un imperativo da non rinviare, così come è necessario limitare il consumo di alcolici, responsabili di molte forme di cancro (bocca, gola, corde vocali, fegato, per citarne alcuni). Tutt’altro discorso per quanto riguarda i raggi solari, amici della nostra salute per la produzione di vitamina D (che l’organismo sintetizza in gran parte proprio grazie all’azione degli ultravioletti assorbiti dalla pelle), indispensabile per rafforzare le ossa. Ma un’eccessiva esposizione ai raggi naturali o a quelli artificiali delle lampade abbronzanti può far crescere il pericolo di tumori della pelle. Prendere il sole, insomma, non è proibito, purché vengano rispettare le buone regole «della nonna»: esporsi gradualmente, evitare le ore più calde della giornata, usare una crema protettiva adeguata al proprio tipo di pelle per evitare le scottature (le uniche pericolose per lo sviluppo di un melanoma) e che facciano attenzione soprattutto le persone con una carnagione molto chiara.

 

 

Studio rivede teoria su proteina legata a tumori

 

(Aiom, Notiziario, 2 febbraio 2010)

 

Bruxelles, 2 febbraio 2010 - Sta per essere messa in dubbio la teoria finora diffusa sul comportamento di una proteina dell'organismo umano legata alla formazione dei tumori. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Biological Chemistry, dovrebbe condurre a nuove ricerche sui modi per prevenire che la proteina 'attivi' i geni coinvolti nella produzione di cellule anomale. La ricerca è stata in parte finanziata dal progetto 'MAP Kinase', sostenuto attraverso la linea di bilancio 'Qualità della vita e gestione delle risorse viventi' del Quinto programma quadro (5/0 PQ) dell'Ue. "L'organismo è composto da cellule che comunicano tra loro e con l'esterno tramite i recettori presenti sulla loro superficie", ha detto l'autore principale dello studio, Diane Lidke dell'Università del New Mexico negli Stati Uniti. "Per produrre una risposta cellulare - ha continuato - vengono attivate vie del segnale, che innescano il movimento delle proteine verso punti specifici all'interno delle cellule, in particolare verso il nucleo cellulare che contiene il Dna". Una di queste vie e' la chinasi regolata dai segnali extracellulari (ERK), che e' alterata in circa il 30 per cento dei casi di cancro nell'uomo. Da tempo i ricercatori sospettavano che le alterazioni in questo pathway potevano essere responsabili della mutazione che causa il cancro. Le ERK si comportano da molecole messaggero, collegando i segnali extracellulari ricevuti con il nucleo cellulare. Per farlo, l'ERK deve spostarsi dal fluido intracellulare in cui si trova verso il nucleo cellulare, dove attiva alcuni geni e ne disattiva altri. Questo processo provoca la divisione o differenziazione cellulare. Negli ultimi dieci anni gli scienziati erano convinti che due molecole di ERK dovevano accoppiarsi dopo la loro attivazione per poter penetrare nel nucleo cellulare; ma lo studio in questione mostra che in realtà l'accoppiamento delle proteine non è necessario affinché questo avvenga. "Invece, si e' scoperto che il processo dipende soltanto dal livello degli stimoli che attivano l'ERK", ha spiegato Philippe Lenormand dell'Università di Nizza, in Francia, che fa parte del team. Le origini di questa ricerca risalgono al 1998, quando un gruppo di scienziati durante uno studio creò una forma mutante dell'ERK; essi notarono che la forma mutante si introduceva nel nucleo cellulare in maniera insolita. In questo ultimo studio e in altri test indipendenti, i risultati hanno mostrato che il mutante penetra nel nucleo allo stesso modo delle ERK normali. "Il nostro lavoro ha chiarito le cose, riconciliando i dati esistenti che a prima vista sembravano contraddittori", ha detto Lenormand. "L'introduzione nel nucleo del mutante e lo scambio all'interno e all'esterno del nucleo - ha proseguito - erano più lenti di quelli delle ERK normali, il che potrebbe spiegare le conclusioni tratte in seguito alle osservazioni del 1998, secondo cui il mutante non riusciva a penetrare nel nucleo. Era solo una questione di tempi". Lidke ha fatto notare che il fatto che il mutante e' attivato in ritardo e' collegato alla ritardata introduzione nel nucleo. "Di conseguenza, e' la prima volta che un ritardo nell'attivazione riesce a provocare un ritardo nell'introduzione dell'ERK nel nucleo cellulare, indicando che la penetrazione dell'ERK nel nucleo e' una conseguenza diretta dell'attivazione", ha detto. Si auspica che la nuova ricerca condurrà a una migliore comprensione del processo di regolazione della migrazione nucleare dell'ERK e quindi allo sviluppo di nuove terapie per controllare il suo effetto sui geni coinvolti nella proliferazione anomala delle cellule. Ciò e' anche importante in vista dei trial clinici sulle sostanze chimiche che bloccano l'attivazione dell'ERK. "La migliore comprensione della segnalazione ERK offerta da questo studio apre nuove strade alla ricerca", ha osservato Lenormand. "Questo e' importante, dal momento che questa via di segnale, sregolata in molti tipi di cancro, e' essenziale per la cognizione, formazione della memoria e differenziazione cellulare", ha concluso.

 

 

Piano Oncologico Nazionale 2010 – 2012

 

(Ministero della Salute)

Presentazione
Il 22 gennaio 2010 presso il Ministero della Salute, il ministro Fazio ha presentato il Piano Oncologico Nazionale 2010-2012.
L’oncologia costituisce una delle priorità del Ministero. Tale priorità appare evidente se si considera non solo l'incidenza (oltre 250.000 nuovi casi/anno) ma anche la prevalenza (nel 2010 sono previsti oltre 2 milioni di casi) dei tumori in Italia.
Appare evidente quindi la necessità di una adeguata programmazione dello sviluppo tecnologico e della allocazione delle risorse disponibili. In tal senso il ministero ha sviluppato un piano triennale oncologico che cerca di affrontare tutti i problemi connessi all'oncologia, dalla prevenzione alla cure palliative.
Gli obiettivi più rilevanti consistono da una parte nella possibilità di offrire standard diagnostici e terapeutici sempre più elevati a tutti i cittadini italiani, riducendo il "gap" esistente fra le diverse aree del Paese e dall'altra nel contenimento della spesa sanitaria grazie ad una sempre maggiore razionalizzazione delle risorse.
Per tali motivi ampio risvolto è stato dato sia alla prevenzione (universale, secondaria e terziaria) che alla continuità di cura in fase diagnostica e terapeutica così come all'assistenza domiciliare e alle cure palliative.


Azioni Programmatiche Triennio 2010 – 2012

Definire standard di qualità telematiche di appropriatezza e di metodiche per la loro valutazione al fine di ridurre la mortalità per cancro a fronte di una riduzione degli sprechi;

Ridurre il divario in mortalità per cancro fra le varie Regioni mediante un più razionale impiego delle risorse disponibili nella lotta contro il cancro;

Ridurre la migrazione sanitaria fra le varie Regioni, favorendo una riduzione del divario tecnologico, organizzativo ed assistenziale;

Incrementare la copertura da parte dei Registri Tumori del territorio nazionale dal 32% attuale al ≥ 50%;

Facilitare la creazione di Reti telematiche dei Registri Tumori;

Sviluppare reti oncologiche con modelli tipo Hub § Spoke, dedicate in particolare allo sviluppo ed applicazione di nuove metodologie diagnostiche e terapeutiche ad alto contenuto tecnologico.

Prevenzione Universale (Primaria)


Prevenzione universale
L’obiettivo di ridurre l’incidenza dei tumori riguarda l’attuazione di interventi di prevenzione universale o primaria che siano efficaci contro determinanti che possono essere caratteristici della popolazione e/o, di suoi sottogruppi e/o degli individui. Pertanto, una idonea pianificazione contro l’insorgenza dei tumori deve riguardare strategie e obiettivi sia a livello di popolazione che di individui con determinate caratteristiche: Poiché i determinanti dell’incidenza a livello di popolazione e della suscettibilità individuale sono interrelati, gli interventi contro di essi dovranno essere articolati su più piani e efficientemente coordinati Gli obiettivi di salute ritenuti allo stato attuale delle conoscenze, supportati da evidenze di efficacia e/o sui quali siano state definite a livello internazionale delle politiche cui l’Italia ha aderito:

Combattere il fumo

Promuovere alimentazione salubre e attività fisica

Combattere l’uso dell’alcol

Combattere gli agenti infettivi oncogeni

Combattere l’esposizione ad oncogeni negli ambienti di vita e di lavoro.

Sviluppo tecnologico

Prevenzione Secondaria (Screening)


Prevenzione secondaria
Gli obiettivi di prevenzione secondaria dei tumori (screening) con finalità di riduzione della mortalità causa specifica (talora anche dell’incidenza), possono essere raggiunti mediante interventi di sanità pubblica di popolazione o mediante un’attività di iniziativa dei professionisti negli ambiti erogativi della specialistica.

Gli interventi di sanità pubblica di popolazione costituiscono i “programmi organizzati di screening” (PS). Tali interventi, sono inclusi dal 2001 nei Livelli Essenziali di Assistenza per quanto attiene ai tumori della mammella, cervice uterina e colon-retto.

Nel 2003 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione, proposta dalla Presidenza Italiana, per l’adozione, uniforme in tutti i Paesi dell’Unione, dell’offerta attiva dello screening per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto.

Il recente (2008) First Report della European Commission- Directorate-general for Health&Consumers “Cancer screening in the European Union - Report on the implementation of the Council Recommendation on cancer screening” nel ribadire l’importanza di proseguire nell’implementazione dei programmi di screening evidenzia un generale positivo aumento dell’attività e come l’Italia si situi in un’incoraggiante fase di attuazione.

La programmazione italiana ha agito su due piani: l’inserimento della erogazione dei PS nel Piano Nazionale della Prevenzione 2005-2008 e il sostegno alle infrastrutture regionali mediante i finanziamenti previsti dalla lg 138/04 e dalla lg 286/06.

 

Azioni Programmatiche Triennio 2010 - 2012

Estendere i programmi di screening organizzati, per ca cervice, ca mammario, ca colon-retto dimezzando il differenziale tra la percentuale di estensione degli inviti osservata e quella attesa (copertura totale della popolazione target).

Potenziare e migliorare, mediante gli strumenti del Piano Nazionale della Prevenzione e vincoli di utilizzo di quote del Fondo sanitario regionale, la qualità dei programmi di screening erogati dalle regioni così come definita dal set di indicatori concordati tra Osservatorio nazionale Screening e coordinamento delle regioni.

Rendere sostenibili i programmi di popolazione per lo screening del cancro di mammella, cervice uterina e colon-retto, reingegnerizzando lo screening opportunistico

Definire un programma nazionale, in accordo con le regioni, per la sperimentazione di innovazioni nei modelli organizzativi per i programmi di screening di mammella, cervice e colon-retto

Definire criteri di accreditamento del disease management del cancro della prostata

Costituire uno steering board per la programmazione centralizzata di studi pilota sull’ impatto e la valutazione di cost-eccectiveness di nuove tecnologie per i programmi di popolazione (a partire dall’uso della colonografia per lo screening del cancro colorettale)

Costituzione di uno steering group per la definizione di un Piano nazionale di Public Health genomic.

Prevenzione Terziaria - La prevenzione delle complicanze e recidive di malattia
Oltre a quanto già detto sulla prevenzione primaria e secondaria, un ulteriore modo di prevenire i decessi per cancro è, ovviamente, anche quello di curare adeguatamente i tumori che recidivano (Prevenzione Terziaria).

Indubbiamente grazie al generale progresso delle scienze mediche ed in particolare al miglioramento delle tecnologie diagnostiche (soprattutto di imaging); della chirurgia, della chemioterapia e della radioterapia si è registrato un sempre migliore risultato terapeutico che si traduce in una diminuzione dei tassi di mortalità; a tale performance è sostanzialmente riconducibile il fenomeno del differenziale tra incidenza e mortalità riscontrato per diversi tumori negli ultimi anni.

Tuttavia le persone che sopravvivono al cancro costituiscono un importante gruppo di popolazione, con caratteristiche particolari e bisogno di un risk-assessment personalizzato.

 
Vedi sintesi del piano oncologico nazionale 2010-2012
 

 

 

 

 

Staminali: nuovo metodo identifica e isola quelle tumorali

 

(Aiom, Notiziario, 26 gennaio 2010)

 

 

Washington, 26 gennaio 2010 - Messo a punto un nuovo metodo per isolare le cellule staminali tumorali, responsabili della crescita del tumore. Lo ha annunciato un gruppo di ricercatori della Oxford University in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La tecnica potrebbe aprire la strada allo sviluppo di farmaci in grado di attaccare il cancro alla radice. "Le cellule staminali tumorali - ha spiegato Trevor Yeung del Weatherall Institute of Molecular Medicine alla Oxford University - guidano la crescita del tumore. Se riuscissimo a creare trattamenti mirati su queste cellule dovremmo essere in grado di eliminare completamente il cancro". Fino a oggi la ricerca sulle cellule staminali tumorali è stata molto lenta, dal momento che è difficile isolare le cellule da un tumore. In passato, gli scienziati hanno cercato di isolarle da campioni di tessuto prelevati nei pazienti. Ora, i ricercatori di Oxford sono riusciti a utilizzare particolari marcatori molecolari per individuare le cellule staminali del cancro, mantenendole in semplici colture da laboratorio. Questa volta invece di utilizzare i campioni di una biopsia gli scienziati hanno lavorato su linee di cellule tumorali intestinali. Hanno così scoperto che la percentuale di cellule staminali del cancro su diversi tipi di tumore intestinale varia di molto con i tumori aggressivi che ne contengono di più. "La radioterapia e la chemioterapia - ha detto Yeung - lavorano contro tutte le divisioni cellulari. Ma ci sono sempre più evidenze che le cellule staminali tumorali sono più resistenti di altre cellule a questo trattamento". Le cellule staminali tumorali che non sono state sradicate possono portare all'insorgenza di un secondo cancro. "E' come cercare l'erbaccia nel giardino. Non va bene solo tagliare le foglie - ha spiegato Yeung - ma abbiamo bisogno di togliere le radici per fermare il ritorno delle erbacce".

 

 

 


Funziona un mix di farmaci contro le forme più aggressive

 

Tumori del seno

 

Nelle pazienti con carcinoma localmente Her2 positivo la sopravvivenza senza recidive passa dal 56 al 71 per cento associando trastuzumab alla chemioterapia standard
(Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 01 febbraio 2010)

MILANO - Le donne con un particolare tipo di tumore al seno non operabile, se curate anche con uno specifico anticorpo, hanno uno «straordinario» aumento della sopravvivenza. Sono le conclusioni dello studio NOAH, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet dai ricercatori dell’Istituto nazionale tumori di Milano. «I risultati di questa sperimentazione - spiega Luca Gianni, direttore dell’oncologia medica I all’Int e autore dello studio – dimostrano che si è compiuto un altro significativo passo avanti nella lotta contro il carcinoma mammario. E che i farmaci mirati, come trastuzumab contro le neoplasie Her2-positive, aumentano in modo formidabile la possibilità di intervento quando associati alla chemioterapia».

LO STUDIO – I ricercatori hanno arruolato 235 pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato di nuova diagnosi, positivo al recettore Her2. A metà delle partecipanti è stata somministrata per un anno la tradizionale chemioterapia neoadiuvante (quella pre-operatoria, che punta a ridurre il più possibile la massa cancerosa, per poi rimuoverla con la chirurgia), mentre l’altra metà ha ricevuto in aggiunta anche l’anticorpo monoclonale trastuzumab. Nonostante si trattasse di una forma di cancro particolarmente aggressiva, il 71 per cento della donne curate con trastuzumab è sopravvissuta senza recidiva, contro il 56 per cento di quante erano state trattate con la sola chemio. Inoltre, la nuova cura sarebbe ben tollerabile: infatti, nonostante l’associazione di trastuzumab al chemioterapico doxorubicina aggravi gli effetti collaterali di quest’ultima, solo il due per cento delle pazienti ha sviluppato uno scompenso cardiaco, che è stato comunque controllato con terapia cardiologiche. «Con la nuova strategia, poi, raddoppia la possibilità (dal 20 al 40 per cento) di arrivare all’intervento chirurgico senza più alcuna cellula tumorale», aggiunge Luca Gianni. Un’importante novità per le malate più sfortunate: su 38mila italiane colpite ogni anno da un cancro al seno, infatti, solo il 6-10 per cento si vede diagnosticare una forma localmente avanzata o infiammatoria, che ha una prognosi più sfavorevole di quelle operabili.