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NEWS OTTOBRE 2008

31 ottobre 2008

SOMMARIO:

  1. Informandos n°4
  2. Rasegna stampa del 21/10/2008 - Tumori e riabilitazione
  3. Comunicato stampa- presentazione libro bianco  sulla riabilitazione oncologica 
  4.  Farmaci biologici: Europa a due velocità
  5. Seno: ammalarsi «costa» 25 mila euro
  6. «Anticancro naturale dalle cellule»
  7. La vitamina C può frenare la chemioterapia

 

 

 

INFORMANDOS N°4


In questo numero:

  1. Il ruolo dell'A.N.D.O.S nella donna con malattia maligna della mammella- prof. Francesco Maria Fazio
  2. Il mio punto di vista:il Congresso di Udine - d.ssa Flori Degrassi
  3. Lo screening mammografico dopo i 70 anni - esperienza del comitato di Oglio Po - dott. Claudio Pagliari
  4. Il congresso di Udine - Fernanda Rossi
  5. La nanotecnologia nella cura dei tumori - a cura del prof. Mauro Ferrari
  6. Il Congresso di Udine. Diritti e tutela delle donne operate al seno - a cura dell'Avv.Giorgio Damiani
  7. Conosciamoci meglio - Comitato ANDOS di Gravellona Toce 

 

 

 RASEGNA STAMPA DEL 21/10/2008 - TUMORI E RIABILITAZIONE

AGI, 21 OTTOBRE 2008
L'ALLARME LANCIATO DALLA FAVO: IN 2 MLN CONVIVONO COL CANCRO, POCA RIABILITAZIONE

(AGI) - Roma, 21 ott. - Il tumore e' sempre piu' una malattia cronica: circa due milioni di persone solo in Italia convivono con il cancro, e dei 250mila nuovi casi l'anno, la meta' guarisce o convive con la propria neoplasia piu' o meno a lungo. Eppure la riabilitazione oncologica, sempre piu' necessaria per tutti i malati in grado di rientrare nella vita sociale e lavorativa, e' quasi assente, se si eccettuano poche realta' di eccellenza, in particolare Piemonte e Toscana. E' l'allarme lanciato dalla Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, che questa mattina a Roma ha presentato il "Libro Bianco" sulla riabilitazione oncologica, alla presenza del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Nella maggior parte dei Centri censiti dalla Favo i malati neoplasici non trovano un servizio di riabilitazione oncologica ad hoc, ma confluiscono nell'approccio standard alla disabilita'. Nel 55 per cento dei centri, inoltre, la casistica oncologica rappresenta una percentuale minima del proprio volume di attivita'. In ogni caso, nella maggior parte dei casi la riabilitazione si fa solo dopo la comparsa di problematiche specifiche (45,08%) o dopo l'intervento chirurgico (35,5%). Solo nell'8,25% dei casi un programma riabilitativo viene ipotizzato in fase pre-chirurgica.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200810211331-hpg-rsa0034-art.html

ASCA, 21 ottobre 2008
TUMORI: SACCONI, INPS RIMBORSERA' CURE TERMALI PER MALATI ONCOLOGICI
(ASCA) - Roma, 21 ott - L'Inps rimborsera' le cure termali per i malati oncologici. Lo ha annunciato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine della presentazione del ''Libro bianco sulla riabilitazione oncologica'', promosso dalla Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, che si e' tenuta oggi a Roma.
''Ci impegnamo - ha detto il ministro - a estendere le prestazioni dell'Inps per il termalismo sociale alla riabilitazione oncologica. Il termalismo tradizionalmente veniva usato per le vecchie cause invalidanti legate alla locomozione delle persone'' mentre adesso l'Inps ''deve riconoscere che sono i tumori la prima causa invalidante, la prima fonte di erogazioni legate all'invalidita' o all'inabilita' e quindi estendere le prestazioni''.
Prestazioni che includono, ha concluso il ministro, ''albergo per 15 giorni e le visite mediche''.
http://www.informazione.it/a/a27f1c80-3f8e-4478-a0a6-fd2809abe4dc/e4c6a9c6-4c36-4eda-b446-8832f5473e93/TUMORI-SACCONI-INPS-RIMBORSERA-CURE-TERMALI-PER-MALATI-ONCOLOGICI-ASCA?v


CORRIERE DELLA SERA
Donatella Barus, 21 ottobre 2008
Libro bianco dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato (Favo)Riabilitazione: ecco il primo censimentoCentri perlopiù pubblici, pochissimi per gli stomizzati e gli incontinenti. Il ministro Sacconi: «Inseriremo i trattamenti nei Lea»
Una postura scorretta, il respiro affannoso, il braccio gonfio, la fatica di mangiare, camminare o parlare, il timore di non recuperare la continenza o di non liberarsi dal dolore. Chi ha o ha avuto un tumore (due milioni di persone in Italia) spesso si porta appresso un fardello pesante di disabilità e disagi, che ancora troppe volte vengono dimenticati o sottovalutati durante il percorso di cura. Tutt’altro che marginale nel recupero della migliore qualità di vita possibile durante e dopo la malattia, la riabilitazione oncologica non di rado resta invece una cenerentola tra le fasi di trattamento, a volte un lusso, altre un’opportunità mancata.
IL CENSIMENTO - Ma qual è il problema? Mancano le strutture, gli specialisti, i fondi oppure l’informazione? Se ne sa poco, non ci sono dati o statistiche a livello nazionale. Ora, associazioni di volontariato e specialisti hanno cercato le risposte, fotografando la situazione. E’ nato così il Libro bianco sulla riabilitazione oncologica, il primo censimento sulle strutture esistenti in Italia. Promosso dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), con la collaborazione di vari istituti a carattere scientifico, Regioni e società scientifiche, è stato presentato il 21 ottobre in Senato.
PUBBLICI SETTE CENTRI SU DIECI – Il censimento ha registrato 315 centri che fanno trattamenti riabilitativi per malati di cancro. Dei 228 di cui si sa a quale struttura sanitaria appartengono, quasi il 70 per cento è pubblico e un po’ più del 30 per cento è privato o gestito da volontari. Nella maggior parte dei casi si occupano anche di pazienti oncologici, ma non solo (nel 55 per cento dei casi, anzi, questi malati rappresentano una minoranza degli assistiti). Sono pochissimi, appena 39, i luoghi dove si seguono i bambini.
NON SI GIOCA D’ANTICIPO – Quasi sempre si arriva a chiedere la valutazione di un fisiatra o di altro specialista quando compaiono problemi (45 per cento dei casi) o dopo un intervento (35,5 per cento). Solamente in otto casi su cento si pensa ad un programma di riabilitazione prima di eseguire un intervento. La scarsa programmazione, probabilmente, non aiuta ad alleggerire le liste d’attesa, che però sembrano un problema serio per una minima parte dei centri interpellati: solo tre (su 209 centri che hanno fornito informazioni sui tempi) fanno aspettare più di un mese, mentre 70 iniziano il trattamento entro una settimana dalla visita.
I DISTURBI DIMENTICATI – Le risorse riabilitative non sono equamente distribuite fra le varie patologie. A fronte di una buona offerta per le disfunzioni legate ai tumori del seno (linfedema, o «braccio gonfio», motilità della spalla e cicatrici), trattati in 186 centri, altre disabilità rischiano di restare «orfane». E’ il caso delle persone stomizzate e incontinenti, per le quali è ben più difficile trovare aiuto (appena nove centri) se non grazie agli ambulatori gestiti dalle associazioni attive per i tanti malati colpiti da tumori colo rettali e portatori di stomia (45mila in Italia, secondo l’Aistom). Inoltre, in 82 strutture si curano i problemi legati alla patologia cervico-cefalica, in 37 le disfunzioni respiratorie, in 14 quelle neurologiche.
BENE TOSCANA, PIEMONTE E VALLE D'AOSTA - Come far funzionare meglio le cose? Da quanto è emerso dall’indagine, secondo Elisabetta Iannelli, segretario di Favo, non c’è bisogno di grandi investimenti: «In realtà ci siamo accorti che gran parte dei costi sono già presenti nella spesa del Servizio sanitario nazionale, ci vorrebbe soltanto una migliore organizzazione e integrazione dei servizi. Ci sono riuscite, ad esempio, la Toscana, il Piemonte e la Valle d’Aosta, che hanno messo in piedi delle reti oncologiche in grado di gestire in maniera soddisfacente tutto il percorso del malato, dalla diagnosi alla riabilitazione». Molti pazienti (e forse molti medici), infatti, non sono al corrente delle opportunità presenti sul territorio, scarseggia ancora la circolazione delle informazioni e la presa in carico globale dell’ammalato da parte del servizio sanitario. «E questo è il vero costo – ribadisce Iannelli – perché aldilà dell’aspetto puramente etico, rimettere un individuo in condizione di tornare ad una vita normale è anche un buon investimento: significa avere una persona produttiva e che non necessita di assistenza. Nel bilancio complessivo, sono due più a fronte di un meno».
LE PROPOSTE – Sono due le proposte emerse dal confronto tra associazioni e governo in occasione della presentazione del Libro bianco. In primo luogo, Maurizio Sacconi, ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ha dichiarato l’intenzione di «portare alla conferenza Stato-Regioni un addendum, cioè una integrazione sulle linee guida, varate nel 1998, per quanto riguarda la riabilitazione in modo da includervi anche quella oncologica». Questo passo sarebbe l'anticamera dell'inserimento nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, ovvero nelle prestazioni che devono essere garantite e rimborsate a tutti i cittadini. «In questo modo – ha chiarito Sacconi - sarà possibile orientare meglio le attività del Ssn che, su tale fronte, sono a macchia di leopardo». La seconda proposta a cui il ministero sta lavorando è estendere anche ai malati oncologici i rimborsi Inps per le cure termali, tradizionalmente previste per i disturbi del movimento. «Un impegno importante - ha commentato Francesco De Lorenzo, presidente Favo - anche in ragione del fatto che un terzo degli invalidi assistiti dall’Inps ha avuto patologie tumorali».
IL LIBRO BIANCO - Il volume è stato promosso dalla Favo, con la collaborazione di vari istituti a carattere scientifico (Istituto nazionale dei tumori di Milano, Fondazione Maugeri di Pavia, Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova), Regioni (Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta e Centro di riabilitazione oncologica Asl 10 di Firenze), associazioni di volontariato (Ailar, Aimac, Aistom, Amoc, Andos, Antea, Aopi, Gigi Ghirotti, Irene non più sola, Vela, Finco) e società scientifiche (Aiom, Simfer, Sipo).



 TUMORI: SACCONI, INSERIRLI IN LINEE GUIDA RIABILITAZIONE
(ANSA) - ROMA, 21 OTT - ''Pensiamo di portare alla conferenza Stato-Regioni un addendum, cioe' una integrazione sulle linee guida, varate nel 1998, per quanto riguarda la riabilitazione in modo da includervi anche quella oncologica''. Lo ha reso noto Maurizio Sacconi, ministro del welfare, alla presentazione del libro bianco sulla riabilitazione oncologica.
In questo modo, ha chiarito il ministro, ''sara' possibile meglio orientare le attivita' del Ssn che, su tale fronte, sono a macchia di leopardo''. L'introduzione di questo addendum alle linee guida alla riabilitazione dovrebbe avvenire, come ha spiegato Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), ''entro la fine dell'anno''
 

TUMORI: SACCONI, INPS RIMBORSERA' CURE TERMALI A MALATI
(ANSA) - ROMA, 21 OTT - Estendere le prestazioni del termalismo sociale alla riabilitazione oncologica: e' questo il progetto cui sta lavorando il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, tanto che - annuncia - ha ''gia' parlato con il direttore dell'Inps''. ''L'idea - afferma - e' quella di far si' che l'Inps rimborsi le cure termali legate alla riabilitazione ei malati oncologici''.
Come ha spiegato il ministro, nel corso della presentazione del libro bianco sulla riabilitazione oncologica, ''tradizionalmente queste prestazioni termali erano impiegate e riconosciute per cause legate alla locomozione e malattie che colpivano il movimento''. ''E' venuto il momento - aggiunge - che l'Inps riconosca che sono i tumori la prima causa invalidante, la prima fonte di prestazioni erogate legate all'invalidita' o all'inabilita'''. Per tale motivo e' necessario estendere ''le prestazioni del termalismo sociale - conclude Sacconi - che consistono principalmente in visite mediche e soggiorni di 15 giorni a malati che devono affrontare un periodo di riabilitazione o di cura in seguito a un tumore.
Una decisione a cui l'Inps sta gia' lavorando e che e' possibile realizzare''.
(ANSA).21-OTT-08 11:57

SANITA': 2 MLN DI ITALIANI SOPRAVVISSUTI AL CANCRO, RIABILITAZIONE A MACCHIA DI LEOPARDO = SACCONI SU LIBRO BIANCO, ITALIA SPACCATA IN DUE
Roma, 21 ott. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Sono circa 2 milioni gli italiani sopravvissuti al cancro. Dei 250mila nuovi casi ogni anno, infatti, la meta' guarisce o convive piu' o meno a lungo con la neoplasia. Ma anche fra chi e' guarito le conseguenze psicologiche o relazionali della malattia possono essere molto pesanti, dal lavoro alla vita sociale. La strada per combattere l'emarginazione dei sopravvissuti al cancro passa attraverso la riabilitazione specifica, vera protagonista del 'Libro bianco sulla riabilitazione oncologica in Italia', promosso dalla Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia).
Un volume presentato oggi a Roma -finanziato dal precedente ministero della Salute e dall'attuale dicastero del Welfare- che comprende il primo censimento delle strutture esistenti e propone un'analisi a piu' voci sui risvolti medici, psicologici, sociali ed economici della riabilitazione oncologica. "Quella della riabilitazione oncologica e' una realta' a macchia di leopardo -commenta il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, intervenuto all'incontro romano- Il Paese e' violentemente spaccato in due. Ad aree piu' efficienti e virtuose nel Centro-Nord se ne contrappongono altre, nel Centro-Sud, ancorate a vecchi modelli incentrati su ospedali generalisti e marginali".
"Restano aperte strutture da 20 posti, pericolose per il malato acuto, che inibiscono l'attivazione della riabilitazione e dell'assistenza a malati cronici. Ma anche la formazione di pochi plessi avanzati e specializzati per gli acuti", aggiunge Sacconi, lodando l'impegno del volontariato oncologico, sottolinea come non a caso questo trovi spazio "ove sono presenti modelli virtuosi". (segue)
(Sal/Zn/Adnkronos)21-OTT-08 14:22

SANITA': 2 MLN DI ITALIANI SOPRAVVISSUTI AL CANCRO, RIABILITAZIONE A MACCHIA DI LEOPARDO (2) =DE LORENZO (FAVO), SOLO TRE REGIONI HANNO PENSATO A QUELLA ONCOLOGICA
(Adnkronos/Adnkronos Salute) -Dalla fotografia del libro bianco emerge un'Italia a chiazze, "in cui la riabilitazione oncologica non e' un problema di risorse aggiuntive, ma di migliore organizzazione dei servizi, piu' mirati alle effettive necessita' di questi pazienti -sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente di Favo- E' fondamentale inoltre l'integrazione sinergica dei servizi territoriali con quelli ospedalieri. Alcune regioni, Piemonte, Valle d'Aosta, Toscana, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Emilia Romagna hanno realizzato o avviato una Rete oncologica, ma solo Piemonte, Toscana e Umbria hanno pensato in modo specifico alla riabilitazione oncologica: qui il problema e' stato posto e piu' o meno risolto, ma in altre realta' la soluzione di fatto non c'e'".
- IL CENSIMENTO: Realizzato nel 2005-2006 e verificato nel 2007-2008, il lavoro ha contattato 859 centri, concentrati in Piemonte, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. Hanno risposto in 315, nella maggior parte dei casi strutture pubbliche. La maggior parte dei centri si occupa di riabilitazione nell'adulto e solo 39 del bambino. Inoltre la gran parte di queste strutture non si occupa in modo specifico di riabilitazione oncologica; nel 55% dei centri la casistica legata ai tumori rappresenta, poi, una percentuale minima del volume di attivita'. Il trattamento riabilitativo viene offerto per le maggiori patologie oncologiche, ma solo nell'8,25% dei casi si ipotizza anche un programma riabilitativo in fase pre-chirurgia. Discorso particolare quello sull'accesso alla strutture: su 208 centri che hanno risposto al quesito, l'attesa varia da 1 a 60 giorni. (segue)
(Sal/Zn/Adnkronos)21-OTT-08 14:36


SANITA': 2 MLN DI ITALIANI SOPRAVVISSUTI AL CANCRO, RIABILITAZIONE A MACCHIA DI LEOPARDO (3) = I CONTROLLI DELLA SIGNORA MARIA:
(Adnkronos/Adnkronos Salute) -Non solo, il libro bianco ha condotto una verifica 'nei panni del paziente'. Una psicologa volontaria dell'Aimac, presentandosi come la 'signora Maria' (paziente, o figlia o sorella di un malato) ha contattato telefonicamente 132 centri che avevano dichiarato di effettuare trattamenti di riabilitazione. "Non per stilare un elenco di buoni o furbetti -si legge sul Libro bianco- ma capire quali sono le difficolta' reali con cui i malati sono costretti a fare i conti".
Ebbene, quando a rispondere al telefono sono infermieri o fisioterapisti "la conversazione e' stata facile e fluida, e le delucidazioni sono arrivate senza dover essere sollecitate, con la specifica dei tempi di attesa". Nella classifica della 'signora Maria', al vertice per gli elevati standard di rispondenza ai dati indicati figurano le strutture dell'Italia del Nordest e le strutture piu' piccole. Mentre la principale difficolta' incontrata e' stata far comprendere all'interlocutore il motivo della richiesta di riabilitazione.
- IL PIANO ONCOLOGICO: Alla luce di quanto emerso la Favo, che ha sollecitato un effettivo e pratico riconoscimento della riabilitazione oncologica nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), ha chiesto al ministro Sacconi "di approvare al piu' presto il Piano oncologico nazionale, studiato e aggiornato piu' volte. Ai malati il Piano sta bene - conclude De Lorenzo - ora occorre vararlo al piu' presto".
(Sal/Zn/Adnkronos) 21-OTT-08 14:44

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Comunicato stampa- presentazione libro bianco  sulla riabilitazione oncologica

Comunicato stampa
ROMA, 21 OTTOBRE 2008 ORE 10
SENATO DELLA REPUBBLICA, SALA CAPITOLARE PRESSO IL CHIOSTRO DEL CONVENTO DI S. MARIA SOPRA MINERVA PIAZZA DELLA MINERVA 38
PRESENTAZIONE DEL LIBRO BIANCO SULLA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA
AL SENATO DELLA REPUBBLICA F.A.V.O. (FEDERAZIONE ITALIANA DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO IN ONCOLOGIA) E INT (FONDAZIONE IRCCS ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI DI MILANO) PRESENTANO IL “LIBRO BIANCO SULLA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA”
In Italia vivono circa 2.000.000 di persone che hanno avuto una diagnosi di cancro. Dei 250.000 nuovi casi ogni anno, la metà guarisce o convivee con la propria neoplasia più o meno a lungo. Anche tra coloro che sono guariti fisicamente, inoltre, le conseguenze psicologiche e relazionali della malattia possono essere tali da non consentire più il recupero di una vita di qualità.

Superato ormai il concetto di malattia-cancro come sinonimo di morte, si aprono oggi scenari nuovi che non possono e non devono essere ignorati per i loro risvolti umani, sociali ed economici. È necessario pertanto offrire alle persone con esperienza di malattia oncologica il recupero e/o il mantenimento della massima autonomia fisica e relazionale, garantendo loro la migliore qualità di vita possibile.
La riabilitazione multidisciplinare, come strumento essenziale per combattere l’emarginazione sociale e economica dei guariti e dei cronicizzati, è raccomandata nelle Conclusioni adottate quest’anno dal Consiglio dell’Unione Europea.
In Italia, F.A.V.O. è stata l’antesignana della battaglia per far comprendere alle Istituzioni che la riabilitazione specifica per malati e ex malati era, nei fatti, un diritto negato. Con il Libro Bianco - finanziato dal precedente Ministero della Salute e dall’attuale Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali - la disattenzione denunciata è stata finalmente superata.
Promosso da FAVO e frutto di una sinergia tra molteplici istituti a carattere scientifico (Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Fondazione “S. Maugeri” di Pavia, IRCCS IRE “Istituto Nazionale Tumori Regina Elena” di Roma, IRCCS IST “Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro” di Genova), Regioni (Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta e Centro di Riabilitazione Oncologica ASL 10 Firenze), associazioni di volontariato (AILAR, AIMaC, AISTOM, AMOC, ANDOS, ANTEA, AOPI, Gigi Ghirotti, IRENE, NON PIU’ SOLA, VELA, FINCO) e società scientifiche (AIOM, SIMFER , SIPO) il “Libro Bianco sulla riabilitazione oncologica in Italia” comprende il primo censimento sulle strutture esistenti e propone un’analisi a più voci sui risvolti medici, psicologici, sociali, economici della riabilitazione oncologica.
Merita, inoltre, di essere segnalata la notevole disponibilità collaborativa dimostrata dal Coordinamento Generale Medico Legale dell’INPS. Si tratta di una particolare attenzione al fenomeno oncologico che, supportata dai dati statitistico - epidemiologici che pongono le oncopatie al primo posto tra le patologie che sono motivo di riconoscimento di prestazioni economiche previdenziali per invalidità, induce anche un possibile ripensamento sull’utilizzo degli impegni economici che l’Istituto Previdenziale già assume per la prevenzione e cura nel lavoratore delle condizioni patologiche intrinsecamente dotate di maggiore potenzialità invalidante.
Il Libro costituisce uno strumento basato su evidenze scientifiche, completo e di facile accesso e fornisce informazioni e proposte per stimolare Governo e Regioni a garantire l’inserimento della riabilitazione oncologica nel Piano oncologico nazionale, in quelli regionali e nei LEA.

Censimento: risultati e verifiche
Il censimento è stato realizzato nel 2005-2006, la verifica nel 2007-2008.
Sono stati censiti 315 Centri. In 228 è stato fornito il dato della struttura sanitaria di appartenenza: pubblica per il 68.42% del campione e privata o di altra natura (volontariato) nel 31.58%. La maggior parte dei Centri si occupa di problematiche riabilitative nell’adulto e solo 39 nel bambino. Nella maggior parte dei Centri in Italia, i malati neoplastici confluiscono nell’approccio standard alla disabilità, a prescindere dalla patologia causale e la maggior parte dei Centri non si occupa in modo esclusivo di riabilitazione oncologica, nel 55% dei Centri la casistica oncologica rappresenta una percentuale minima del proprio volume di attività.
Un trattamento riabilitativo viene offerto per le maggiori patologie oncologiche; mammella, polmone, distretto cervico-cefalico e SNC rappresentano le sedi con le problematiche più frequentemente affrontate e nella maggior parte dei casi risulta che la richiesta di valutazione del fisiatra viene effettuata solo alla comparsa di problematiche specifiche (45.08%) o comunque posteriormente all’intervento (35.5%). Solo nell’ 8.25% dei casi un programma riabilitativo viene ipotizzato in fase pre-chirurgica.
La verifica è stata condotta da una psicologa volontaria di AIMaC che presentandosi come paziente, figlia, sorella o amica di un malato oncologico ha contattato telefonicamente 132 Centri che avevano dichiarato nell’ambito del censimento di effettuare trattamenti di riabilitazione.
La principale difficoltà riscontrata è stata quella di far comprendere all’interlocutore il motivo della richiesta. La risposta imprecisa che spesso l’operatore fornisce all’espressione del bisogno riabilitativo deriva, infatti, da una mancanza di conoscenza e quindi di comprensione dei possibili percorsi riabilitativi in oncologia. Nel Libro vengono riportati per ciascuno dei 132 Centri contattati le sintesi della conversazione con i dati ed i riferimenti di ciascun Centro.

Liste di attesa
209 Centri hanno fornito informazioni sulle proprie liste di attesa. Il range segnalato è molto ampio e varia da 1 a 60 giorni: ma solo 3 Centri hanno dichiarato di avere oltre 4 settimane di lista di attesa per iniziare un trattamento, mentre 70 Centri hanno dichiarato di iniziare il trattamento entro 7 giorni dalla visita.

Quale riabilitazione
La patologia mammaria, con le connesse problematiche post-chirurgiche, in senso generale (motilità della spalla, cicatrici etc.) e legate al linfedema, costituisce la principale prevalenza. Globalmente, hanno fatto riferimento a questo aspetto 156 Centri come problematica principale e 30 come problematica di secondo e terzo piano. 82 Centri hanno dichiarato di occuparsi di problematiche connesse con la patologia cervico-cefalica, 37 Centri di problematiche respiratorie, 14 di patologia neurologica legata al tumore. Assai modesto il numero di Centri che hanno dichiarato di occuparsi di stomizzati e incontinenti: solo 3 Centri in modo principale e 6 come problematica secondaria, a fronte del grande impatto epidemiologico delle neoplasie colon-rettali. Tale carenza viene compensata dagli ambulatori gestiti in tutta Italia dalle Associazioni di volontariato.

I bisogni riabilitativi
La riabilitazione è parte integrante del piano di trattamento del paziente neoplastico. Insieme a chirurgia, chemioterapia e radioterapia interviene in tutte le fasi dell’iter diagnostico/terapeutico: diagnosi, terapia, follow-up, ripresa di malattia, terminalità.
Scopi della Riabilitazione sono la prevenzione e trattamento degli esiti iatrogeni, il recupero delle funzioni lese (fonazione, deglutizione, respirazione, deambulazione, minzione, movimento), riscoperta di potenzialità residue, mantenimento e miglioramento della qualità di vita.
Le problematiche riabilitative possono essere la conseguenza di: diverse tipologie di tumore, chirurgia, radioterapia, chemioterapia. La neoplasia può causare dolore (per compressione/infiltrazione di strutture nervose, ossee, visceri), deficit muscolari, deficit articolari, deficit nervosi periferici, deficit nervosi centrali (cognitivi, di memoria, di comportamento, da ipertensione endocranica), problematiche circolatorie (TVP, edemi linfatici, flebo-linfatici), problematiche da allettamento. La malattia neoplastica evolve con quadri clinici diversi a seconda del tipo di intervento chirurgico effettuato e del trattamento prescritto.
Il programma riabilitativo è complesso: deve essere diversificato, multidisciplinare, personalizzato, flessibile. Stabilito sulla base di una valutazione clinico-funzionale, dello stadio di malattia, del tipo ed entità degli esiti, delle condizioni generali, dello stato cardiocircolatorio, delle patologie associate, della postura, della funzionalità articolare, dell’esame muscolare, del tono e trofismo muscolare, del tipo e sede di dolore, della funzionalità respiratoria ma anche dell’habitus psicologico del paziente oltre che del contesto psico-sociale in cui egli vive.
Il Libro studio riporta anche la definizione di percorsi riabilitativi riservati ai pazienti oncologici.

La dimensione economica del problema e compatibilità

Nel Libro vengono analizzate le componenti del costo della riabilitazione oncologica - pur nella difficoltà della mancanza totale di rilevazioni statistiche al riguardo nel sistema informativo sanitario – e viene evidenziato che una buona parte dei costi stessi è già presente nella spesa del SSN, ancorchè mal finalizzata e con scarsa aderenza ai percorsi riabilitativi descritti nel Libro Bianco.
Il problema della riabilitazione oncologica non è, quindi, una questione di risorse aggiuntive, ma di migliore organizzazione dei servizi, di più mirata finalizzazione delle spese alle effettive necessità dei pazienti con esiti oncologici e di integrazione sinergica dei servizi territoriali con quelli ospedalieri. Particolare attenzione è dedicata alle reti oncologiche delle Regioni Piemonte-Valle d'Aosta e della Toscana, dove, a parità di finanziamento relativo con tutte le altre Regioni, il problema della riabilitazione oncologica è stato affrontato e risolto, con esiti soddisfacenti. Sta dunque alla sensibilità del Governo e della Conferenza Stato Regioni e soprattutto delle istituzioni regionali e locali inserire la riabilitazione oncologica tra i livelli di assistenza da assicurare.
Più in generale, si propone di passare da una sanità, che si occupa prevalentemente di erogare prestazioni e di contabilizzarne il costo, ad un sistema sanitario moderno che si preoccupi di valutare e misurare l'efficacia dei propri interventi in termini di esiti di salute e di ben vivere delle persone. In conclusione, viene auspicato l'avvento di un nuovo paradigma di sistema che qualifichi la spesa sanitaria come un investimento, capace di influire, non solo sulla qualità della vita delle persone, ma di concorrere, insieme con l'investimento in cultura e in formazione, all'aumento della ricchezza nazionale.
FAVO chiede a gran voce l’inserimento della riabilitazione oncologica nei livelli essenziali di assistenza (LEA)
FAVO con una lettera inviata al Ministro Sacconi ha richiesto l'inserimento della riabilitazione oncologica nei LEA, consapevole del fatto che un investimento in questo settore oltre a ridurre assurde inabilità ed evitabili sofferenze porterà ad un risparmio economico.
Le statistiche ufficiali, pur prendendo atto di aspetti emergenti del bisogno riabilitativo, non tengono conto delle esigenze riabilitative dei pazienti oncologici. Le neoplasie, infatti, non sono considerate fattore generatore di bisogni riabilitativi, mentre risultano tali l’abuso di alcol e droghe o le malattie e i disturbi endocrini, metabolici e nutrizionali, pur interessando, questi ultimi, una platea notevolmente inferiore di persone. Molto opportunamente la bozza del Piano oncologico nazionale 2006-2008 prospetta, come richiesta da FAVO, per la prima volta una visione culturale della riabilitazione oncologica più avanzata e centrata sui bisogni dei pazienti, indicando tra le priorità le disabilità croniche correlate con il cancro.
Per i malati di cancro, portatori di disagi fisici, funzionali e psicologici correlati alle terapie praticate e all'evento patologico vissuto, la riabilitazione oncologica costituisce una esigenza primaria, che rappresenta il discrimine tra un'accettabile qualità della vita e il perpetuarsi delle sofferenze e dei disagi, propri e della propria famiglia. La circostanza che la riabilitazione oncologica sia operativa solo in tre Regioni e sia, invece, fortemente carente o del tutto inesistente in altri ambiti territoriali, rende quanto mai urgente e doveroso ricomprenderla ufficialmente nei LEA nazionali per garantire l'uniformità di trattamento per tutti i cittadini, un obiettivo questo che mira in generale alla riqualificazione della spesa sanitaria e ragionevolmente al contenimento dei costi sociali e indiretti che gravano sui portatori di patologie oncologiche.

Prospettive e aspettative

Avviare un progetto di riabilitazione vuole dire investire sul futuro. Una persona malata non riabilitata necessita di più assistenza e comporta costi in aumento per la società. Una riabilitazione anche psicologica consente di reinserire, ove possibile, più precocemente le persone colpite dal cancro nel sistema lavorativo, nella famiglia e nella società civile. La qualità della vita dei malati e delle loro famiglie ha un valore economico che deve essere considerato e quantificato.
Investire nella formazione nel settore della riabilitazione e promuovere la ricerca scientifica nel settore della riabilitazione oncologica significa valorizzarne gli aspetti interdisciplinari e multiprofessionali lungo tutto il percorso di malattia. Sono necessari nuovi parametri, nuove scale di misurazione, nuovi indicatori nell’analisi degli esiti umani individuali e sociali della riabilitazione oncologica ma tali strumenti devono essere identificati e validati.
È inoltre cruciale valorizzare il ruolo della psiconcologia nel percorso riabilitativo, sia come assistenza diretta della persona malata sia come sostegno e formazione permanente dei diversi professionisti della sanità che devono riappropriarsi consapevolmente del vecchio detto “medico e operatore come prima medicina”.
La presa in cura complessiva del malato oncologico deve necessariamente includere una nuova cultura della riabilitazione intesa come diritto alla migliore qualità della vita possibile, in qualunque fase della malattia, dalla diagnosi alle cure palliative con un consolidamento a tutti i livelli del lavoro in rete.
Per informazioni è possibile rivolgersi alla Dott.ssa Laura Del Campo, Direttore F.A.V.O. (tel. 06.42012079; 06.4825107; cell 346-7782779)

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Farmaci biologici: Europa a due velocità

Studio presentato al convegno della Società Europea di Oncologia (Esmo)
Sono per lo più legate ai costi elevati le diversità fra i Paesi dell’Ue (e fra le regioni italiane) nella distribuzione dei medicinali anticancro

(Sportello Cancro, Vera Martinella, 09 ottobre 2008)

Per i pazienti francesi, spagnoli e austriaci l'accesso ai nuovi farmaci anticancro è veloce e completo. Non è così per gli inglesi e per i cittadini dei Paesi nuovi entrati nell’Unione europea, come Polonia e Ungheria. Non è uniforme, in Europa, la possibilità dei malati di tumore di poter avere i nuovi farmaci biologici che la ricerca mette a disposizione. Lo rivela uno studio svedese presentato al congresso della Società europea di oncologia (Esmo), tenutosi di recente a Stoccolma. In questo quadro l'Italia occupa una posizione a parte, secondo Filippo de Braud, membro della commissione tecnico-scientifica e responsabile del tavolo oncologico dell’Aifa - Agenzia italiana del farmaco, perchè i nuovi farmaci approvati dall'agenzia europea (Emea). «Da noi entrano sì in un tempo relativamente breve nel prontuario, e in modo corretto, ma la frammentazione della Sanità in tanti erogatori regionali - sostiene l’esperto - fa sì che gli abitanti di una regione possano avere trattamenti diversi anche rispetto a quella limitrofa».

FRANCIA, GRAN BRETAGNA, SVIZZERA: OGNUNA HA IL SUO SISTEMA - La causa delle differenze fra Paesi nell’accessibilità a questi medicinali, secondo Nils Wilking del Karolinska Institutet di Stoccolma (autore dello studio presentato all'Esmo), sta nel costo molto alto, che rappresenta così una delle principali barriere per l’accesso ai nuovi farmaci antitumorali. Un problema di natura economica e politica, quindi, prima che sanitaria. La Francia, ad esempio, applica criteri accelerati, affidando a un panel di esperti la valutazione del costo/beneficio di un farmaco e di conseguenza la decisione se rimborsarlo o meno. È un sistema innovativo e veloce: nel 2005, per esempio, il trastuzumab per la terapia adiuvante nel tumore al seno è stato messo a disposizione delle francesi in soli 40 giorni. Ancor più rapida l’accessibilità ai medicinali per gli svizzeri, che possono acquistarli non appena approvati dall’Emea, perché si salta la trafila burocratica legata al rimborso: lo Stato, infatti, non dà copertura e le spese sono tutte a carico dei cittadini-pazienti. La Sanità inglese, invece, è molto più cauta e lenta, ma anche nel Regno Unito, una volta che l’organismo di controllo, la Nice (il corrispettivo della nostra Aifa), raggiunge una conclusione, quel determinato farmaco viene rimborsato in tutto il Paese. L'ente britannico ha suggerito però di non rimborsare alcuni dei nuovi farmaci, perchè il vantaggio per le pazienti non è stato giudicato sufficientemente alto da compensarne il costo.

LA REALTA’ ITALIANA - In Italia, secondo Luca Gianni, direttore dell'Oncologia medica I dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano «la situazione è stata gestita bene dall'Aifa, che ha regolamentato il settore nel modo più ampio e ha saputo introdurre meccanismi virtuosi. Ma il problema nasce a livello regionale. Una situazione potenzialmente esplosiva perchè contraddice il principio democratico di uguaglianza fra i cittadini, se un farmaco viene ad esempio risarcito in Lombardia e, invece, non è previsto nelle regioni adiacenti». Ma come funziona l’accesso ai nuovi farmaci nel nostro Paese? «Da noi il Servizio sanitario nazionale (Ssn) rimborsa circa l’80 per cento dei farmaci sul mercato, tutti quelli salvavita e praticamente tutti quelli anticancro – spiega de Braud -. I tempi di inserimento nel prontuario possono essere più o meno rapidi a seconda della contrattazione con le aziende farmaceutiche. All’Aifa, infatti, abbiamo inventato un sistema detto risk share, che prevede di condividere il costo del trattamento con un farmaco ad alto costo per il periodo iniziale della cura e rimborsarlo completamente solo dopo due o tre cicli di terapia con esito positivo». Se il trattamento in quel singolo paziente si dimostra valido, in pratica, lo Stato poi si fa interamente carico del costo. Il sistema ha reso i farmaci disponibili entro due o tre mesi dall’approvazione dell’Emea, ma le decisioni dell’Aifa s’infrangono poi contro la frammentazione della Sanità a livello regionale, perché ogni regione applica criteri d’indennizzo differenti a seconda dei propri parametri costo/beneficio. «Il modo più efficace per evitare un utilizzo inappropriato delle nuove molecole – prosegue de Braud –, che può portare a costi pesanti e scarsi benefici, è investire nella ricerca per imparare a conoscere meglio come agiscono. La cosa più importante è identificare il bersaglio esatto del farmaco per capire quando e su quali pazienti utilizzarlo».

TROPPE SPESE PER I FARMACI DA BANCO – Ammonta all’incirca a 16-18 miliardi di euro la spesa farmaceutica nazionale prevista per il 2008. Di questi, dicono gli esperti, solo il quattro per cento riguarda i medicinali ospedalieri: circa 12-14 miliardi serviranno a coprire i costi dei farmaci prescritti dai medici di base e poi acquistati in farmacia dai malati; i restanti quattro miliardi, invece, saranno adibiti alle spese relativi a tutti i farmaci distribuiti negli ospedali. «E’ evidente – conclude de Braud – che anche qui c’è un grosso problema da risolvere, perché è impensabile riservare una quota così inadeguata delle casse statali alle terapie ospedaliere, indispensabili, anche se costose, per molti pazienti gravi, come quelli oncologici».

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Seno: ammalarsi «costa» 25 mila euro


Indagine Lilt presentata per il lancio della campagna «Nastro Rosa 2008»
Il Ssn copre l’86 per cento della spesa, ma sulle donne pesano visite private, parrucca e protesi. E loro chiedono meno attese e più servizi
(Sportello Cancro, Donatella Barus, 09 ottobre 2008)

Ci vogliono circa 25 mila euro per curare un tumore del seno nei primi due anni e mezzo dall’intervento, tra spesa a carico del sistema sanitario (circa 15.500 euro), spesa a carico delle pazienti (3.856 euro) e impatto negativo sul reddito (5.617 euro). Questa è la stima dei costi sociali della malattia, secondo un’indagine condotta dalla Lega italiana tumori (Lilt) e presentata in occasione del lancio della campagna «Nastro Rosa 2008».

L’86 PER CENTO COPERTO DAL SSN – Per raccogliere i dati sono state intervistate 292 donne operate tra il 2003 e il 2008, residenti in 37 comuni italiani, perlopiù casalinghe, pensionate, impiegate e in media intorno ai 56 anni d’età. A tutte è stato chiesto di ripercorrere cure e spese affrontate dal momento dell’operazione a quello dell’intervista, in media pari a un periodo di due anni e mezzo. Dei costi che le pazienti hanno sostenuto in prima persona (circa 3mila euro), la parte maggiore deriva da spese sanitarie, come visite specialistiche (473 euro in media), esami a pagamento (537 euro), farmaci (269 euro).
Altri tipi di spese sono state affrontate solo da una parte delle intervistate. Il 38 per cento di loro ha fatto fisioterapia, spendendo poco più di 300 euro (sempre nei due anni e mezzo), il 27 per cento si è sottoposta a chirurgia ricostruttiva (quasi 3.700 euro) e solo cinque su cento hanno scelto ricoveri a pagamento, spendendo in media 7.900 euro. In totale, il 14 per cento delle prestazioni mediche è stato effettuato a pagamento, contro l’86 per cento coperto dal Servizio sanitario nazionale (Ssn). Perché, allora, si va sul privato? La risposta delle interpellate è stata chiara: per evitare le attese troppo lunghe nel caso di esami e per scegliere lo specialista di fiducia o avere un secondo parere nel caso di visite.

PARRUCCHE E PROTESI - Le pazienti mettono mano al portafoglio soprattutto per pagare i presidi sanitari, come la parrucca durante la chemioterapia (utilizzata dal 35 per cento delle donne, è acquistata privatamente nel 96 per cento dei casi e costa in media 336 euro) o reggiseni speciali e protesi mobili dopo una mastectomia (usati dal 36 per cento delle donne e comprati senza il contributo del Ssn nel 68 per cento dei casi, per una media di 194 euro).

VIAGGI E BABY-SITTER - Ci sono poi i cosiddetti costi indiretti, ovvero le spese che una donna deve sostenere quando la malattia irrompe nella sua vita. E’ il caso degli spostamenti, i viaggi e gli alberghi per le visite e i ricoveri lontano da casa, che riguardano il 35 per cento delle pazienti per un costo medio di 668 euro, ma anche delle spese per aiuti domestici (colf, baby-sitter, badante) sostenuti dal 38 per cento delle interessate, che hanno speso in media 1.527 euro nei due anni e mezzo.

STOP FORZATO AL LAVORO - Infine, al conto bisogna aggiungere gli effetti sul reddito della malata e del familiare che la segue. Nel primo caso, gli autori dell’indagine sono partiti da un reddito netto di 1.476 euro al mese (la media dichiarata dalle intervistate) e, a conti fatti, si è ottenuta una perdita di circa 4.226 euro in due anni e mezzo. Quasi la metà delle intervistate ha dichiarato di avere avuto un calo nel reddito da lavoro, dovuto soprattutto alla riduzione di ritmo e di orario. A ciò vanno sommati circa 1.400 euro di perdita da parte del familiare (calcolato a partire dai dati sulle giornate lavorative perse).

LA SOLUZIONE: PIU' SERVIZI, MENO ATTESE - E come rimediare? Le dirette interessate qualche proposta ce l’hanno. Ridurre le liste d’attesa, soprattutto, per non dover ricorrere tanto spesso alle visite diagnostiche private. E poi servizi utili a non farsi crollare il mondo addosso: un aiuto in casa, con la gestione domestica, con i figli e i genitori anziani, ma anche servizi di trasporto, infermiere e fisoterapisti a domicilio, un sostegno psicologico, un affiancamento nelle pratiche amministrative per districarsi nella giungla delle scartoffie. Per alcune, poi, non sarebbe male poter contare su un'estetista o parrucchiera a domicilio, che il 70 per cento pagherebbe volentieri da sè, pur di tornare a sentirisi bella. 

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«Anticancro naturale dalle cellule»

È stato possibile grazie alla terapia genica
I ricercatori del San Raffaele di Milano le hanno «istruite» a produrre interferone-alfa
(Corriere salute, 07 ottobre 2008)

MILANO — Ingannare il tumore, e far produrre dentro di lui il veleno che dovrebbe ucciderlo. È un vero e proprio «cavallo di Troia» la nuova terapia anti-cancro messa a punto dai ricercatori dell'Ospedale San Raffaele di Milano, per ora testata solo sulle cavie ma che potrebbe aprire nuove prospettive di cura. La scoperta, frutto di una ricerca coordinata da Luigi Naldini del San Raffaele e resa possibile grazie ai finanziamenti dell'Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc) e dell'Unione Europea, si basa sulla terapia genica ed è stata pubblicata oggi sulla versione online di Cancer Cell.

L'ESPERIMENTO - Nei loro esperimenti, i ricercatori hanno addestrato in laboratorio un gruppo di cellule staminali del sangue (le Tem, che di solito contribuiscono alla crescita del tumore) a produrre una proteina naturale già nota per le sue proprietà anti-cancro: l'interferone alfa. In questo modo, le cellule addestrate arrivano al tumore ma, invece che alimentarlo come fanno normalmente, lo avvelenano. «Grazie alla terapia genica - spiega Michele De Palma, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio - le cellule Tem hanno raggiunto il tumore e lì hanno rilasciato l'interferone. Questo farmaco naturale ha rallentato e, in alcuni casi, bloccato lo sviluppo del tumore o limitato la diffusione delle metastasi». L'interferone alfa, aggiungono dal San Raffaele, è prodotto dalle cellule per difendere l'organismo dalle infezioni virali, e possiede anche la capacità di bloccare la moltiplicazione delle cellule tumorali: per questa ragione è già stato utilizzato sull'uomo per il trattamento del carcinoma del rene, del melanoma e di alcune forme di leucemia. La sua efficacia è però limitata, a causa delle difficoltà a farlo arrivare in dosi adeguate nella sede del tumore. Per rimediare a questo problema sono state spesso utilizzate alte dosi di interferone, che però causano effetti tossici tali da richiedere l'interruzione della terapia.

MICRODOSI - Con la nuova strategia a cavallo di Troia, invece, potrebbero essere necessarie solo delle micro-dosi per bloccare lo sviluppo del tumore o limitare la diffusione delle metastasi. «Con questo sistema, infatti - spiegano i ricercatori - il farmaco viene rilasciato in maniera continua e solo nel tumore, senza gli effetti tossici frequentemente osservati con le modalità convenzionali di somministrazione». «Poichè il trapianto di cellule staminali del sangue è già adottato nel trattamento di alcuni pazienti oncologici - spiega Naldini - in futuro si potrebbe pensare di associare alla chemioterapia o altre terapie anti-tumorali convenzionali anche il trapianto di queste cellule modificate con la terapia genica. È importante sottolineare comunque che, nonostante il nostro lavoro abbia fornito una incoraggiante prova di principio nelle cavie di laboratorio - conclude - per il passaggio alla terapia sull'uomo dovremo aspettare i risultati di ulteriori studi pre-clinici, che ci impegneranno per alcuni anni».

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La vitamina C può frenare la chemioterapia

Studio del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center su Cancer Research.
I supplementi vitaminici aiuterebbero le cellule a vivere più a lungo, comprese quelle malate. Niente rischi, invece, dall'alimentazione
(Sportello cancro, D.B., 01ottobre 2008)

I cibi ricchi di vitamine non sono un rischio e non dovrebbero mai mancare a tavola
Meglio evitare gli integratori a base di vitamina C se si stanno seguendo delle cure anticancro, perché potrebbero smorzare l’efficacia dei farmaci usati nella chemioterapia. Lo suggerisce un team di ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center e della Columbia University di New York, che ha studiato le interazioni tra le sostanze in provetta o su animali da laboratorio, ipotizzando che il medesimo effetto negativo possa verificarsi nei pazienti.

«SALVA» LE CELLULE SBAGLIATE - La vitamina C è stata oggetto di molti studi in oncologia e le sue proprietà antiossidanti sono spesso state ritenute benefiche per i malati di tumore. Altre ricerche, però, hanno evidenziato come alcuni chemioterapici agiscano producendo radicali liberi, in grado di danneggiare le cellule fino a costringerle alla morte. La vitamina C, inibendo l’azione deleteria dei radicali liberi, di fatto aiuterebbe le cellule tumorali a sopravvivere alla terapia.

LO STUDIO - I ricercatori americani (che hanno descritto il lavoro in un articolo uscito il primo ottobre sulla rivista Cancer Research) hanno provato l’effetto di vari tipi di farmaci anticancro (con e senza produzione di radicali liberi) su cellule tumorali pretrattate con vitamina C. La sorpresa è stata che tutti i medicinali, compresi quelli «intelligenti» come il Glivec, hanno agito meglio sulle cellule non trattate che su quelle pretrattate, eliminando dal 30 al 70 per cento delle cellule tumorali in più. Dunque, il problema non starebbe nel fatto che la vitamina C contrasta i radicali liberi, ma piuttosto, come è apparso dai test condotti dal gruppo newyorkese, nel fatto che protegge i mitocondri, le «centrali energetiche» delle cellule, peraltro bersaglio di tutti i farmaci antitumorali.

SI' ALLA VITAMINA C A TAVOLA - Bando ad arance e limoni, dunque? Neanche per sogno. Mark Heaney, che ha guidato il lavoro di ricerca, ha affermato: «Il sospetto è che la vitamina C faccia un gran bene alle cellule dei tessuti normali, perché assicura una maggiore protezione ai mitocondri e questo probabilmente prolunga la vita cellulare. Ma non è certo ciò che si vuole quando si cerca di eliminare cellule tumorali. I malati di tumore dovrebbero seguire una dieta sana, che comprende cibi ricchi di vitamina C. Al massimo è l’uso massiccio di integratori a grandi dosi che può preoccupare».

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