NEWS GENNAIO 2009
- Avere la pancia aumenta del 30 per cento il rischio di tumore
- Due nuovi bersagli contro i tumori
- Tumori del seno: bisturi «preventivo» solo in casi eccezionali
- Seminario di cucina per la prevenzione - 11-12-13 febbraio 2009
- Provvidenza invalidità civile INPS 2009
- Il meccanismo che permette alle cellule tumorali di sopravvivere alla chemioterapia
- Prima clinica italiana per i pazienti oncologici guariti o lungo viventi
- Un aiuto antitumore dai frutti di bosco
- «Ecco la mia vittoria: ho sconfitto il cancro»
- Componenti antitumorali nell'olio extravergine d'oliva
STUDIO EPIC
Lo dice un'indagine che ha coinvolto dagli anni '90 a oggi circa mezzo milione di persone di 10 Paesi Ue
( Sportello Cancro, 29 gennaio 2009)
MILANO - Avere la «pancia» non è solo una questione estetica. Perchè chi ha un'obesità addominale, cioè quella in cui il grasso si accumula soprattutto sul girovita, ha il 30% di rischio in più di ammalarsi di un qualsiasi tumore rispetto a chi invece ha una linea «invidiabile». A sostenerlo è Paolo Vineis, epidemiologo dell'Imperial College di Londra che ha partecipato allo studio Epic, finanziato dall'Unione Europea e dall'associazione per la ricerca sul cancro (Airc).
LO STUDIO - L'indagine ha coinvolto dagli anni '90 a oggi circa mezzo milione di persone di 10 Paesi Ue, a cui, fra l'altro, è stata misurata la circonferenza vita. «Analizzando i dati - ha sottolineato l'esperto - salta subito all'occhio il collegamento tra alimentazione e sovrappeso, e tutto ciò è anche strettamente collegato all'aumento dei casi di cancro. Infatti l'importante novità è che sia l'indice di massa corporea sia la circonferenza addominale (finora legata principalmente al rischio cardiovascolare) determinano una riduzione dell'aspettativa di vita, che passa attraverso un aumento dei casi di cancro».
I «BIG KILLERS»- I tumori più legati a questa obesità addominale, continua l'esperto, sono proprio I i "bik killers", cioè quelli che hanno l'incidenza più elevata, colpendo la mammella, il colon e la prostata. «Per questi tumori - conclude Vineis - gli scienziati non sono ancora riusciti a individuare precise cause scatenanti come invece avviene con il fumo per il tumore al polmone. Quindi, l'idea che alla base di questi tipi di cancro ci siano l'obesità e la sindrome metabolica è un filone di ricerca promettente».
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I futuri farmaci saranno diretti contro le proteine Notch1 e Pin1 che agiscono in sinergia per promuovere la crescita tumorale
(Redazione MolecularLab.it , 27/01/2009)
Un gruppo di scienziati del Laboratorio Nazionale Consorzio Interuniversitario Biotecnologie (LNCIB) dell'AREA Science Park e del Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Trieste, che ha lavorato in collaborazione con ricercatori dell'IFOM Fondazione Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, dell'Università di Milano, dell'Università di Padova e del Wistar Institute di Filadelfia, ha pubblicato su Nature Cell Biology i risultati della ricerca grazie alla quale han potuto scoprire che l'enzima Pin1 causa un cambio conformazionale della proteina Notch1.
Notch1, che induce le cellule a crescere incontrollate avviando lo sviluppo di un tumore, è più attiva a seguito del cambio conformazionale attuato da Pin1
Secondo Giannino Del Sal, coordinatore dello studio e responsabile dell'Unità di Oncologia Molecolare del LNCIB e ordinario di Biologia presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Trieste, senza l'enzima Pin1, Notch1 perderebbe gran parte della sua capacità di promuovere la crescita tumorale.
Nel tessuto prelevato da pazienti con tumore alla mammella le due proteine tendono ad andare di pari passo: quando l'una è presente in quantità superiori alla norma, anche l'altra si accumula, e cio fa sospettare che notch1 sia a sua volta promotore della formazione di Pin1
Del Sal ha spiegato che "Interrompere il circuito molecolare che ha come punti di forza Notch1 e Pin1 o modularlo farmacologicamente significherebbe bloccare la crescita del tumore".
Grazie a questa ricerca è ora disponibile un nuovo bersaglio verso cui sviluppare farmaci antitumorali , e infatti i ricercatori hanno dimostrato che in modelli di cellule cancerose che esprimono livelli alterati di queste due proteine i trattamenti con farmaci che interferiscono sia con l'azione di Notch1 sia con le funzioni di Pin1 contrastano più efficacemente la crescita tumorale. La ricerca è stata condotta grazie a finanziamenti specifici dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).
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Esperti divisi sull’utilità della mastectomia profilattica controlaterale. Indispensabili test e colloqui approfonditi
( Sportello Cancro,Donatella Barus (Fondazione Veronesi), 26 gennaio 2009 )
Una mammografia (Ap)
Le donne che hanno avuto un carcinoma a una mammella sono esposte a un rischio maggiore di un tumore anche all’altro seno rispetto alla media. Ma quando si può dire che questo pericolo sia così grande da giustificare l’ipotesi di intervenire con un’asportazione preventiva, di un intervento impegnativo e irreversibile, per «togliere tutto e non pensarci più»? In pochi, selezionati casi, e solo dopo un esame attento della storia medica della paziente e della patologia del tumore. E’ questa la risposta che i chirurghi dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, hanno tratto da uno studio condotto su centinaia di donne operate fra il 2000 e il 2007, i cui risultati appariranno sul numero del 1 marzo 2009 della rivista Cancer.
LA RICERCA – Gli esperti americani hanno revisionato i casi di 542 donne colpite da tumore a un solo seno, ma sottoposte a mastectomia profilattica controlaterale (così si chiama la rimozione preventiva della mammella senza segni di malattia). Esaminando i tessuti asportati, è emerso che fra loro 25 avevano effettivamente un carcinoma controlaterale e 82 mostravano cellule anomale che indicavano un certo rischio di evolvere in carcinoma mammario (nello specifico si trattava di iperplasia atipica duttale o lobulare, carcinoma lobulare in situ). Ma 435 donne, ovvero l’80 per cento del campione, non avevano anomalie patologiche e per loro, dunque, la mutilazione non sarebbe stata necessaria.
TRE INDICATORI - Per capire che cosa differenziasse quel 20 per cento più a rischio, e soprattutto le rendesse riconoscibili, i ricercatori hanno cercato le peculiarità associate al tumore controlaterale, trovando tre fattori-chiave: determinate caratteristiche istologiche di aggressività delle cellule tumorali, la presenza di cancro in più di un quadrante della mammella e, infine, un’elevata esposizione individuale alla malattia. Quest’ultimo elemento è misurato tramite il cosiddetto modello di Gail, un algoritmo che comprende età, data delle prime mestruazioni e del primo parto, familiarità per tumore del seno, biopsie precedenti, e che serve a esprimere il rischio di sviluppare un tumore mammario invasivo nei cinque anni a venire. Viene considerato alto rischio se maggiore o uguale all’1,67 per cento.
SBAGLIATO SCEGLIERE PER PAURA - «Le donne spesso considerano l’eventualità di una mastectomia preventiva controlaterale non per raccomandazioni mediche, ma perché temono che il cancro ritorni – ha dichiarato Kelly Hunt, prima firma dello studio -. Al momento è molto difficile identificare quali pazienti abbiano un rischio tale da trarre beneficio da questa procedura aggressiva e irreversibile. Abbiamo voluto determinare le caratteristiche per definire queste donne, affinché in futuro le decisioni siano più consapevoli». La questione ha una rilevanza particolare negli Stati Uniti, dove il numero delle donne che opta per la chirurgia preventiva è cresciuto del 150 per cento fra il 1998 e il 2003 (passando dal 4,2 all’11 per cento di tutte le donne sottoposte a mastectomia), come riportato in uno studio dell’Università del Minnesota apparso qualche anno fa sul Journal of Clinical Oncology.
UTILE IN CASI D’ECCEZIONE - In Europa il ricorso al bisturi preventivo è molto meno esteso e riservato a circostanze particolari. Secondo le linee guida della Foncam (Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario ), l’indicazione principale è rappresentata da donne portatrici di mutazione Brca, un’alterazione genetica legata ad un rischio più alto di tumori del seno e dell’ovaio, che però riguarda circa il cinque per cento dei casi di carcinoma mammario. In questi casi, secondo alcuni studi, la mastectomia profilattica ridurrebbe anche del 90 per cento l’incidenza di un tumore, ma non è chiaro quali siano i vantaggi in termini di sopravvivenza, dato che oggi, ricordano gli esperti Foncam, la chirurgia conservativa e la radioterapia offrono le stesse probabilità di sopravvivere ad un tumore del seno, che la paziente sia portatrice o meno di una mutazione Brca.
DUBBI SUI REALI VANTAGGI - Spiega Alberto Luini, direttore della divisione di Senologia dell’Istituto europeo di oncologia di Milano (Ieo): «Sappiamo che in rari casi (il quattro per cento circa) la presenza di cellule tumorali nel seno controlaterale è stata documentata anche nella casistica del nostro centro. Lo studio dell’MD Anderson Cancer Center mette in luce elementi di rischio che vanno tenuti in considerazione e, chissà, forse in futuro si considereranno fattori significativi per indicare la mastectomia profilattica controlaterale in alcuni casi di tumore mammario, ma è necessario tempo per stabilirne la reale efficacia. Attualmente, però, eseguire l’asportazione preventiva della mammella sana in donne operate per un tumore mammario non è un approccio applicabile o condivisibile a priori. Il punto è che non si è certi che la mastectomia profilattica sia la reale soluzione, le pazienti operate ricevono in ogni caso una terapia precauzionale successiva alla chirurgia, e non è escluso che questa terapia riduca il rischio di tumore anche nell'altro seno».
INFORMAZIONE INDISPENSABILE - Concordano le conclusioni della Cochrane Collaboration, la rete internazionale che si dedica alla revisione sistematica dell’efficacia delle procedure mediche: «In gran parte dei casi la mastectomia profilattica riduce la preoccupazione di un cancro, ma dal momento che le donne possono sovrastimare il pericolo che corrono di ammalarsi di tumore, è necessario che comprendano il loro rischio reale». Ecco perché ad una scelta ponderata si deve giungere solo dopo colloqui con i vari specialisti chiamati in causa, compreso il genetista e il chirurgo plastico, perché, ribadisce Alberto Luini: «L’uso di questa procedura resta controverso, ogni caso va valutato approfonditamente e discusso con attenzione per evitare eccessi non utili alle donne e dannosi sul piano estetico e psicologico».
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Organizzato da A.N.D.O.S. onlus Senigallia, via degli Oleandri 21 – Tel./fax 071-7931157
Il programma del seminario prevede un'introduzione ad una alimentazione sana che utilizzi i criteri di prevenzione individuati da numerosi studi epidemiologici e riassunti nelle raccomandazioni del WCRF (World Research Cancer Found).
Il seminario consentirà ai partecipanti di apprendere alcuni aggiornamenti importanti che riguardano la scelta degli alimenti e la loro appropriata preparazione: il modo in cui si cucina può esaltare le proprietà nutritive e le caratteristiche protettive dei cibi, oppure rendere minima tale efficacia anche con alimenti di ottima qualità.
Le lezioni comprendono una introduzione teorica e la realizzazione pratica di alcuni piatti tipici che riassumono i concetti che servono per creare, attraverso la scelta e la preparazione del cibo, le basi di una buona salute.
Argomenti trattati:
• Le tradizioni alimentari del mondo
•Incidenza dell’alimentazione sulle principali patologie
• Alimenti innovativi con caratteristiche protettive
• Le regole della buona cucina
• Comprendere l’equilibrio nella composizione del pasto
• Zuppe e minestre di vario tipo
• Piatti con cereali integrali e legumi
• Uso appropriato di proteine animali e vegetali
• Cotte o crude? Tante idee sulle verdure
• Come fare un dolce sia buono che salutare
• Evitare gli errori nutrizionali più comuni
• Scelta degli ingredienti, dei materiali
Docente:
Giovanni Allegro, insegnante di cucina a Cascina Rosa - Divisione di epidemiologia Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano.
Date e orari:
Lezioni riservate agli allievi dell’Istituto, operatori e nutrizionisti:
1a: giovedì 12 febbraio ore 10.30 - 13.30
2a: venerdì 13 febbraio ore 10.30 - 13.30
Lezioni aperte a tutti:
1 a: mercoledì 11 febbraio ore 16.30 - 20.30
2 a: giovedì 12 febbraio ore 16.30 - 20.30
3 a: venerdì 13 febbraio ore 16.30 - 20.30
Sede:
I corsi di cucina si terranno all'Istituto Alberghiero PANZINI, via Capanna, 62 60019 Senigallia (AN). I piatti preparati saranno gustati insieme a fine lezione.
Nota informativa:
Disponibilità limitata n.45 partecipanti max
Iscrizione ed informazioni:
c/o Istituto Alberghiero Panzini – tel.: 0717911298 (mattino)
c/o A.N.D.O.S. onlus – tel.:0717931157 (pomeriggio lun; mer; ven.);
cell.:3498522986 (16.00-18.00)
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Con circolare n. 1 del 2 gennaio 2009 la Direzione Centrale delle Prestazioni INPS ha aggiornato gli importi delle provvidenze per gli invalidi civili e i limiti di reddito previsti per avere diritto alle relative prestazioni assistenziali.
Pensione per gli invalidi civili totali anno 2009, euro 255,13 mensili (13 mensilità) con limite di reddito annuo personale non superiore a euro 14.886,28.
Assegno per gli invalidi civili parziali anno 2009, euro 255,13 mensili (13 mensilità) con limite di reddito annuo personale non superiore a euro 4.382,43.
Indennità di frequenza per minori anno 2009 (erogata per la durata delle cure o la frequenza del corso) euro 255,13 mensili con limite di reddito annuo personale non superiore a euro 4.382,43.
Indennità di accompagnamento anno 2009, euro 472,04 mensili (12 mensilità). Non c’è alcun limite di reddito.
Le cellule tumorali che sopravvivono alla chemioterapia si riparano e riprendono a moltiplicarsi dando origine alle recidive
(Redazione MolecularLab.it (16/01/2009)
Un'equipe dell'Universita' cinese di Hong Kong, diretta da Ming-Chiu Fung, ha identificato il meccanismo che permette alle cellule tumorali di sopravvivere alla chemioterapia e di tornare a svilupparsi: cio' spiegherebbe perche' alcuni tipi di cancro sono recidivi. Per eseguire l'esperimento, pubblicato su British Journal of Cancer, i ricercatori hanno trattato cellule tumorali di cervice, pelle, fegato, seno inducendo artificialmente il processo di apoptosi (forma di morte cellulare regolata geneticamente) tramite tre sostanze chimiche differenti. In questo modo hanno verificato che ci sono cellule che, pur incrociando il punto di non ritorno, sono capaci di riprendersi una volta ritirato l'elemento induttore. Riescono cosi' a recuperare dimensione e funzione, continuano a dividersi, e muoiono solo quando il nucleo che contiene la maggior parte del loro Dna inizia a disintegrarsi, cosa che avviene soltanto nella fase finale del processo di morte cellulare.
"Abbiamo dimostrato che varie linee di cellule cancerogene possono sopravvivere alla morte cellulare programmata. La ricerca indica l'esistenza di una via di fuga tattica cui possono ricorrere le cellule per sopravvivere al trattamento con chemioterapia", ha spiegato Ming-Chiu. "Le nostre ricerche offrono nuove piste per indagare cosa permette alle cellule cancerogene di tornare alla vita dopo un trattamento di chemioterapia o in che modo la capacita' d'aggirare la morte cellulare possa contribuire a fare in modo che continuino a dividersi e a crescere durante i cicli di trattamento anticancro", ha aggiunto il professore. "Le risposte a queste domande ci permetteranno di raggiungere nuove mete terapeutiche nella lotta al cancro".
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(FAVO, 13 gennaio 2009)
Dal mese di giugno 2008, presso il Dipartimento di Oncologia Medica del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano è attiva la prima clinica in Italia rivolta ai pazienti oncologici guariti o lungoviventi con almeno 5 anni di storia di assenza di malattia oncologica e senza trattamenti oncologici in atto. Questa iniziativa fa parte di un progetto nazionale di riabilitazione oncologica finanziato dal Ministero della Salute che coinvolge anche gli altri Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico nazionali ed è in collaborazione con AIMAC (Associazione Italiana Malati di Cancro), un’associazione di pazienti oncologici con sede a Roma.
Oggi i tumori rappresentano il maggior problema di sanità pubblica per tutti i paesi industrializzati. La sopravvivenza a questa patologia negli ultimi anni è però aumentata in tutti i paesi occidentali ed a confermarlo sono gli ultimi dati riportati nei Registri Tumori Italiani (RTI). In Italia ci sono circa 1,5 milioni di persone che vivono con il cancro e circa la metà di loro sono lungoviventi o guariti. La recente alleanza che si è stabilita tra le associazioni di pazienti oncologici e l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in occasione della prima giornata nazionale del malato oncologico nel 2006 (fu definita la “Santa Alleanza”), ha dato la possibilità di condurre ricerca clinica per la prima volta nel contesto dei lungoviventi e guariti di cancro. Infatti, un lungovivente oncologico o un guarito è un paziente ad alto rischio oncologico (secondario ai trattamenti ricevuti e/o a nuovi tumori) ed è ad alto rischio di problemi psicologici, psichiatrici, endocrino-metabolici, sessuali e cardio-respiratori, tutti problemi che verranno studiati in questa clinica. L’età, il sesso, i precedenti tumori e i trattamenti correlati di questi pazienti sono tutti importanti predittori di rischio.
Questa clinica sarà una clinica riabilitativa (O.RA) per i guariti e i lungoviventi oncologici di tutta Italia ed è orientata a migliorare la qualità della loro vita e a impostare un corretto follow-up sia dal punto di vista medico che dal punto di vista psicologico.
Nella cartella che è stata messa a punto da O.RA i pazienti saranno valutati sia dal punto di vista medico e da quello psico-sociale e indirizzati a quegli interventi che potranno migliorare la loro qualità di vita, individuare eventuali problemi medici associati ai trattamenti precedenti ed impostare un corretto follow up per quanto riguarda la diagnosi precoce e la prevenzione di tumori secondari ai trattamenti e/o a nuovi tumori.
I medici e gli psicologi di O.RA dell’Istituto Tumori di Aviano relazioneranno un documento breve e facile da comprendere che includerà informazioni specifiche sulla malattia oncologica del paziente, dettagli sui trattamenti effettuati, un programma personalizzato di screening con esami e visite che verrà suggerito al paziente per monitorare con efficacia il suo stato di salute e strategie personalizzate per migliorare il suo benessere. Al medico di famiglia del paziente verrà fornita una relazione della sua visita presso la clinica O.RA.
I pazienti italiani che sono invitati a utilizzare la clinica O.RA sono quelli che hanno avuto una delle seguenti malattie oncologiche: tumori della mammella, gastro-intestinali, ginecologici, genito-urinari, e linfomi, e che sono stati trattati in qualsiasi centro italiano e che abbiano almeno cinque anni di storia di malattia oncologica ma senza evidenza di essa e di trattamenti collegati, e che quindi si possono considerare guariti o lungoviventi.
Ovviamente il paziente continuerà ad essere seguito, se vorrà, dai Centri Italiani che hanno trattato il paziente per il suo tumore.
Chiunque fosse interessato a prendere un appuntamento può telefonare allo 0434-659036. Le visite vengono erogate attraverso il sistema sanitario nazionale.
Studio dell'Ohio State Comprehensive Cancer Center su Cancer Prevention ResearchGrazie alle antocianine, sostanze antiossidanti contenute nei vari lamponi, ribes, more
(Sportello Cancro, Donatella Barus, 14 gennaio 2009)
Non sono solo buoni: i frutti di bosco contengono anche sostanze antitumorali. Lo ribadisce una ricerca statunitense, apparsa su Cancer Prevention Researchh, la rivista dell’American Association for Cancer Research, che ha dimostrato l’utilità di una specie di lamponi neri, simili alle more, diffusi soprattutto nell’America settentrionale.
«ROSSO» BENEFICO - I frutti contengono dei composti dotati di un certo potenziale preventivo e già noti ai nutrizionisti. Si tratta delle antocianine, agenti antiossidanti della famiglia dei flavonoidi (che pigmentano molte bacche commestibili, uva, vino rosso, arance) i quali, secondo i ricercatori dell’Ohio State Comprehensive Cancer Center, inibiscono la crescita delle cellule tumorali e ne stimolano il suicidio (apoptosi).
LO STUDIO - Il fenomeno é stato osservato in ratti da laboratorio con neoplasie dell’esofago. I ricercatori, guidati da Gary D. Stoner, docente del dipartimento di medicina dell’Ohio State University, hanno rilevato poi che l’effetto di contrasto sulle cellule neoplastiche è del tutto simile sia che si usino estratti di lamponi neri ricchi di antocianine, sia che si utilizzino i frutti interi. Le proprietà benefiche dei frutti rossi, e di altri alimenti, non sono una novità. Se ne é parlato recentemente con i risultati ottenuti dallo studio Flora, un progetto di creazione di alimenti-farmaco tramite manipolazione genetica (i famosi «pomodori viola anticancro»). Diversi studi hanno identificato in vitro l’attività delle antocianine e ora compaiono le prime dimostrazioni in vivo, ovvero su animali.
A CACCIA DI SOLUZIONI - Stoner e colleghi hanno sperimentato i composti con polvere di lamponi interi su pazienti, nell’ambito di studi clinici controllati, con qualche risultato incoraggiante. E’ però stato necessario utilizzare 60 grammi di polvere al giorno. «Ora che sappiamo che le antocianine nei frutti di bosco sono attive all’incirca come le stesse bacche intere, speriamo di riuscire a prevenire la formazione del tumore negli esseri umano usando, al posto della polvere di frutti interi, i soli suoi componenti attivi» ha ipotizzato Stoner.
«Ecco la mia vittoria: ho sconfitto il cancro»
STORIE DI VITA. In un libro l’esperienza di una donna di Darfo che non si è mai arresa
Bresciaoggi, Luciano Ranzanici, 7 gennaio 2009
Si chiama Rosanna Ducoli, è una bella signora di 48 anni che vive a Darfo e che ha deciso con coraggio di raccontare una lunga e drammatica parentesi della sua esistenza sperando che proprio questo resoconto possa essere di aiuto ad altre persone. La sua esperienza tradotta in uno scritto è quella della sua lotta con il cancro: una malattia che l’ha accompagnata per otto interminabili anni e che lei, alla fine, ha saputo sconfiggere.
La decisione di rendere pubblica la sua storia si è concretizzata con la stesura di un libro che è appena stato presentato, che si intitola «Quel vestito troppo stretto» e che è sottotitolato «Un deserto di solitudine, il dolore del cancro, la gioia della vita». Nella non facile esposizione di eventi e sentimenti, Rosanna Ducoli è stata affiancata da Renato Conti, un intellettuale che ha anche curato la prefazione di quest’opera prima, e che ha sostenuto l’autrice con consigli e suggerimenti relativamente alla stesura.
La nuova scrittrice di Darfo ha raccontato in poco più di 100 pagine, e decisamente con il cuore in mano, un importante pezzo della sua vita segnato da grandi difficoltà, soprattutto familiari. Ha dato alle stampe un diario del dolore sconfitto attraverso il quale, dice lei stessa, spera di «trasmettere a tutti coloro che lo leggeranno un messaggio di coraggio, di speranza, di gioia di vivere».
Rosanna Ducoli - lo ha scritto chiaramente - ha visto davanti a se più volte la morte; ma ha sempre saputo reagire con coraggio, e con quella voglia di vivere che le hanno consentito di liberarsi di «quel vestito troppo stretto che da lungo tempo mi stava addosso».
La protagonista della nostra storia, sposata con Giandomenico e mamma di Marco, 18 anni, con una mossa inconsueta ma non troppo ha voluto dedicare il libro a se stessa, perchè «dopo avere dato tanto agli altri, ho deciso di riflettere sulla mia vita, ripercorrendola nei momenti più significativi e sofferti. Dopo due interventi chirurgici per la cura di un cancro al seno e tanti ostacoli difficili da superare ho deciso di scoprire la mia anima - spiega l’utrice -. Vorrei che questo scritto servisse come lezione di vita a chiunque avrà voglia di leggerlo».
Renato Conti, nella sua prefazione all’opera scrive che «...Rosanna Ducoli nel suo libro registra con un forte timbro emotivo le sensazioni di alcuni momenti della sua vita, del difficile scorrere del tempo: dall’infanzia a oggi. Lo fa per conservare il ricordo e per guardarsi allo specchio mentre annota i passaggi di un vivere spesso sconvolto».
A chiusura del suo calvario fisico e del sofferto racconto della sua storia, grazie al quale con estrema franchezza ha messo in piazza se stessa e la sua famiglia, la darfense può affermare che «sì, la vita va vissuta con tutte le sue sfaccettature, bisogna assaporare ogni piccolo istante che ci regala. Non ci si deve arrendere mai ed è necessario guardare al futuro con speranza».
Oggi Rosanna Ducoli è tornata alla vita piena, tanto che fa parte di una compagnia teatrale e si dedica con passione al suo bed&breackfast a Darfo. E ora devolverà un euro di ogni copia venduta del suo libro all’Andos Nazionale (l’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno), e altri due alla sezione camuno-sebina della medesima associazione, presieduta da Fulvia Glisenti, che ne curerà la vendita sul territorio camuno.
NOTA INFORMATIVA
Autore: Rosanna Ducoli
Prefazione: Renato Conti
Costo: € 11,00
Per informazioni e acquisto libro: Sig.ra Fulvia Glisenti - tel/fax:0364360407; cell: 3498347065
COMPONENTI ANTITUMORALI NELL'OLIO EXTRAVERGINE D'OLIVA
Ricercatori spagnoli scoprono nuovi componenti antitumorali nell'olio extravergine d'oliva
I composti fenolici presenti nell'olio sopprimono l'espressione del gene HER responsabile dei tumori al seno più invasivi
(Redazione MolecularLab.it (08/01/2009)
Ricercatori in Spagna hanno scoperto componenti dell'olio extravergine d'oliva che proteggono contro il cancro della mammella HER2-positivo e HER2-negativo. Le loro scoperte, che hanno implicazioni per la progettazione di nuovi farmaci contro il tumore della mammella, sono stati pubblicati nella rivista BMC cancer.
L'olio extravergine d'oliva, protagonista della dieta mediterranea, è unico tra gli oli vegetali per il fatto che è poco elaborato e per questo motivo ricco di polifenoli (sostanze comuni contenute nelle piante). Studi precedenti avevano mostrato gli effetti benefici dell'acido oleico e di un componente fenolico contro determinati tumori del seno.
Il dottor Javier Menendez dell'Istituto Catalano di oncologia e il dottor Antonio Segura-Carretero dell'università di Granada hanno condotto uno studio sugli effetti che altri componenti fenolici, trovati nell'olio extravergine d'oliva, hanno sulle cellule cancerogene mammarie umane. Nello specifico, essi hanno indagato l'effetto di queste sostanze sull'HER2, uno dei geni più frequentemente analizzati negli studi sul cancro.
L'HER2 riveste un ruolo importante nella trasformazione dei geni normali in geni cancerogeni, creando tumori e diffondendo la malattia. Secondo lo studio, il gene è abbondantemente presente nel 20 - 30% dei tumori al seno invasivi e viene associato a "prognosi non favorevole, tempi di ricaduta più brevi e una diminuita sopravvivenza generale." L'azione antitumorale dei componenti dell'olio, perciò, dipende in gran parte dalla loro capacità di sopprimere l'espressione dell'HER.
In laboratorio i ricercatori hanno separato l'olio in frazioni e hanno valutato l'effetto di ognuna di esse sulle cellule tumorali del seno. Hanno scoperto che tutte le frazioni contenenti i principali polifenoli dell'olio extravergine d'oliva (ad esempio i lignani, anche presenti nei semi di lino, e i secoiridoidi, anche presenti nel gelsomino) inibiscono efficacemente l'HER2.
"Le nostre scoperte rivelano per la prima volta che tutti i fenoli complessi presenti nell'olio extravergine d'oliva sopprimono drasticamente la sovra-espressione del gene tumorale HER2 nelle cellule mammarie umane cancerose," ha detto il dott. Mendez.
Tuttavia, è forse ancora troppo presto per tradurre questi risultati in consigli nutrizionali. L'azione dei componenti dell'olio extravergine d'oliva, come i secoiridoidi e i lignani, "devono essere affrontati con attenzione in modelli animali e studi pilota sugli uomini," avvertono gli autori. Le sostanze fitochimiche attive uccidono efficacemente le cellule tumorali nelle colture, ma soltanto in presenza di livelli che difficilmente potrebbero essere raggiunti nella vita reale attraverso il consumo di olio d'oliva.
Le scoperte forniscono nuove prospettive sui meccanismi attraverso i quali l'olio extravergine d'oliva ricco di polifenoli potrebbere contribuire a ridurre il rischio di tumore al seno. "Queste scoperte, insieme al fatto che l'uomo ha assunto da sempre quantità considerevoli di lignani e secoiridoidi attraverso il consumo di olive e olio extravergine d'oliva, indicano fortemente che questi polifenoli potrebbero costituire un eccellente e sicuro punto di partenza per lo sviluppo di nuovi farmaci antitumorali per il seno," conclude lo studio.
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