Menopausa precoce addio. E salviamo la fertilità

   sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 08/09/2011

La chemioterapia contro il tumore al seno danneggia le ovaie.Ora nuove tecniche per preservarne la funzionalità

MILANO - Ogni anno, in Italia, oltre 38 mila donne si ammalano di tumore al seno. Una malattia che colpisce sempre più spesso prima dei 40 anni, costringendo ad una menopausa precoce quattro donne su dieci. Ora, uno studio coordinato dall’Istituto tumori di Genova e pubblicato sulla rivista scientifica Jama, dimostra che quest’ostacolo si può superare: il segreto è mettere a riposo le ovaie durante la chemioterapia così da preservarle dall’attacco dei farmaci,salvando la fertilità nelle pazienti che ancora vogliono diventare mamme e evitando a tutte i fastidiosi sintomi menopausali.

NO ALLA MENOPAUSA ANTICIPATA - Oltre all’importante opportunità di avere dei figli offerta alle giovani donne, la nuova tecnica mostra indubbi vantaggi anche per tutte le altre pazienti (sono 38.300 i casi di cancro al seno registrati annualmente solo nel nostro Paese), evitando loro di anticipare i fastidiosi sintomi legati alla menopausa: cambiamenti d’umore, insonnia, aumento di peso, vampate, sudorazione, disturbi sessuali per la riduzione desiderio, secchezza vaginale, osteoporosi e quel naturale fastidio psicologico legato all’idea di essere in menopausa. Sintomi che, spiegano gli esperti, sono più pesanti quando il climaterio è indotto dalla chemioterapia perché il calo di ormoni nell’organismo avviene in maniera più brusca rispetto a quanto accade con la menopausa fisiologica. Non a caso, dunque, «il 60 per cento delle partecipanti allo studio non erano interessate ad avere dei figli, ma solo a non dover fare i conti con la menopausa precoce - precisa Lucia del Mastro dell’Ist ligure, coordinatrice della ricerca e fra i massimi esperti mondiali sul tema -. Esistono infatti altre tecniche più collaudate per preservare la fertilità, ma finora non esistevano soluzioni contro la menopausa precoce».

DOPO IL CANCRO SALVARE LA FERTILITA’– In caso si desideri mantenere la possibilità di avere dei figli, infatti, oggi alle pazienti che devono sottoporsi ai trattamenti per un tumore al seno viene suggerito di congelare gli ovuli prima dell’inizio della terapia per poi procedere, a guarigione avvenuta, alla fecondazione in vitro. «Il carcinoma mammario colpisce sempre più precocemente, sei volte su 100 prima dei 40 anni, in totale ben 2.300 donne all’anno nel nostro Paese – spiega Lucia del Mastro -. In questi casi è prioritario salvaguardare la loro possibilità di diventare madri. La menopausa precoce è un’eventualità che le spaventa e nel 29 per cento dei casi influenza addirittura la decisione riguardo ai trattamenti. Con questa ricerca facciamo un fondamentale passo avanti per garantire loro un ritorno alla loro vita prima della malattia, gravidanza compresa».

LA NUOVA TECNICA - Lo studio è stato condotto dal 2003 al 2008 arruolando 281 donne in 16 centri aderenti al Gruppo italiano mammella. «Il nostro obiettivo – dice Marco Venturini, primario di Oncologia all’Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria di Negrar (Verona), fra gli autori della ricerca – era capire se una sospensione temporanea della funzionalità ovarica, ottenuta attraverso la somministrazione della triptorelina (un ormone analogo dell’Lhrh), permettesse di preservare le ovaie dagli attacchi dei chemioterapici. Oggi 30 giorni di terapia con questi farmaci equivalgono in media ad un anno e mezzo di vita fertile in meno». I risultati hanno mostrato che nel gruppo trattato con la nuova metodica soltanto l’8,9 per cento è andato incontro a menopausa precoce rispetto al 25,9 di chi aveva ricevuto le cure standard. «Non solo – conclude Venturini -. All’ultimo controllo, a ottobre 2010, tre donne seguite con il nuovo approccio terapeutico avevano avuto una gravidanza. Dunque ci auguriamo che questa strategia diventi di routine per tutte le donne che si trovano ad affrontare un tumore del seno».