Radioterapia, passi avanti dell'Italia

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 13/12/2011

Attrezzature rinnovate e migliore distribuzione dei centri sul territorio nazionale. Con radiazioni più efficaci e meno tossiche

GENOVA – La radioterapia italiana è di buon livello, regge bene il confronto con le migliori strutture europee ed è pronta a ritagliarsi un ruolo crescente nella cura dei tumori, accanto a chirurgia e chemioterapia. Nell’ultimo decennio è cresciuto il numero di centri (sempre più ben distribuiti sul territorio nazionale) e la qualità delle attrezzature è migliorata. Certo, come sempre, restano dei margini di miglioramento, specie per accorciare le liste d’attesa e rinnovare il parco macchine, «ma i passi avanti compiuti sono molti e la qualità della radioterapia nostrana oggi è fra le migliori – dice Vincenzo Valentini, primario di radioterapia al Gemelli di Roma durante il convegno annuale dell’Associazione italiana di radioterapia oncologica da poco conclusosi a Genova -. In qualità di presidente della Società europea di radioterapia Estro ho avuto occasione di vedere molte realtà, in Europa e nel mondo, e ho potuto constatare che offriamo ai nostri pazienti un’assistenza che nulla ha da invidiare a quella estera».

I NUMERI – Nel 2010, secondo il censimento Airo, circa 150mila malati oncologici hanno avuto bisogno di trattamenti radioterapici. Oggi sono 152 i centri attivi in Italia per un totale di 347 acceleratori lineari con una media di sei macchinari ogni milione di abitanti (di poco inferiore a quella europea, che ne conta fra i sette e gli otto). «L’80 per cento dei macchinari in uso ha meno di 10 anni di vita – dice Giovanni Mandoliti, primario all’ospedale di Rovigo e presidente eletto Airo – e la loro distribuzione regionale la situazione è in netto miglioramento, anche se permangono differenze regionali». Si va, infatti, dai 70 acceleratori lineari della Lombardia (dove si è raggiunto il massimo necessario, per cui non ne verranno più aperti nuovi centri) ai 33 del Lazio, dai 30 del Piemonte ai 24 della Sicilia, dai 26 della Campania ai 6 della Calabria e ai 7 della Sardegna. E se la questione “attrezzature vecchie” negli anni passati ha fatto discutere, Mandoliti precisa: «Airo sorveglia e censisce costantemente il “parco macchine” distribuito negli ospedali ed esiste un’apposita commissione che controlla l’appropriatezza tecnologica».

NO ALLA CORSA AI «MACCHINARI DI ULTIMA GENERAZIONE» - Sono moltissimi i tipi diversi di macchinari e se ne producono costantemente di nuovi (sempre più sofisticati, con costi che si aggirano intorno ai tre-quattro milioni di euro), «ma il messaggio che vorremmo trasmettere ai malati – prosegue Mandoliti - è che non serve inseguire l’apparecchio all’avanguardia, l’ultimo arrivato (magari affrontando costosi e faticosi spostamenti da una città all’altra, ndr). La tecnologia è importante, ma non è tutto. Ed è il team di medici che li ha in cura a scegliere il metodo più giusto per il loro tipo di tumore». A tal proposito s’impone una precisazione sul Cnao, il primo Centro nazionale di adroterapia oncologica (il quarto al mondo, dopo quelli di Chiba e Hyogo, in Giappone, e di Heidelberg, in Germania), inaugurato nel 2010 a Pavia e che ha iniziato a trattare i primi pazienti lo scorso settembre 2011: «Questa forma particolare di radioterapia è oggi indicata solo per i malati di cordomi e condrosarcomi, forme rare e particolari di cancro cerebrale e della colonna vertebrale, difficili da raggiungere con altri macchinari: circa 2500 pazienti all’anno sui 150mila che necessitano di radioterapia e per i quali sono efficaci le altre tecniche» chiarisce Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao. La struttura, insomma, non deve diventare una “meta della speranza” ma un centro specializzato, collegato con le radioterapie oncologiche regionali che invieranno i casi particolari.

LE SFIDE DEL FUTURO – Dati e studi presentati al convegno hanno, infine, aperto la riflessione sui prossimi progressi che porteranno ad ampliare il campo d’azione della radioterapia nella cura dei tumori. «Grazie ai molti progressi tecnologici – conclude Valentini -ora possiamo guardare dentro l’organismo con maggiore precisione, vedere e colpire meglio il tumore risparmiando i tessuti sani. Questo ci consente di aumentare la dose di radiazioni, concentrata solo sulle cellule malate (sono più efficaci e meno tossiche), per potremo usare la radioterapia per curare un numero crescente di tipi di cancro. E per ottenere sempre migliori risultati nella terapia del dolore contro le metastasi osee».