Protesi mammarie, dopo lo scandalo francese possiamo ancora fidarci?

   Sportello Cancro, 29/01/2012

La risposta di Paolo Veronesi ai lettori di Corriere.it

Le protesi Pip
Lo «scandalo» delle protesi mammarie difettose ha provocato vivo sgomento in molte donne che le hanno applicate (per motivi estetici o dopo mastectomia a causa di un tumore) e temono adesso eventuali effetti dannosi. Sui giornali sono uscite tante notizie, ma le domande lasciate in sospeso non sono poche: le protesi sono sicure? Che differenze ci sono fra una marca e l'altra? Hanno gli stessi costi? E in base a che cosa i chirurghi scelgono il modello? E le pazienti posso sceglierlo? Scusi la raffica di quesiti, ma abbiamo bisogno di risposte che ci aiutino a fare chiarezza.
Risponde Paolo Veronesi, direttore chirurgia senologica integrata, Istituto Europeo di Oncologia a Milano

Il legame protesi di silicone-cancro ha creato ovviamente grandi timori, anche perché si stima che nel mondo siano più di 10 milioni le donne portatrici di protesi mammarie. La «relazione pericolosa» è però stata provata, in letteratura, solo con una rara forma di linfoma che origina dalla capsula intorno alla protesi di cui sono stati documentati ad oggi soltanto 75 casi nel mondo e 4 casi di donne decedute: il rischio è dunque assolutamente trascurabile e non è associato ad un tipo particolare di protesi.

In realtà, secondo alcuni studi, il rischio di tumore al seno sembra addirittura ridotto del 30 per cento nelle donne portatrici di protesi a fini estetici. In Francia, dove è scoppiato il caso sulle difettose protesi Pip, è stato deciso di proporre l'espianto preventivo di tutte le Pip poiché non si possono escludere possibili effetti tossici del silicone utilizzato, anche se un rischio cancerogeno è stato escluso. Questo vuol dire sottoporre circa 30mila donne a un intervento chirurgico con tutti i rischi (anche anestesiologici) ad esso connessi: un prezzo a mio parere troppo alto. Nel resto del mondo non è cosi. In Italia il 23 dicembre 2011 il ministero della Salute ribadisce il consiglio di effettuare un controllo con visita ed ecografia e di regolarsi caso per caso. Il 29 dicembre è stato poi richiesto un "censimento" di tutte le protesi Pip utilizzate. Ma l'ideale sarebbe avere, come già proposto in sede parlamentare, un registro nazionale di tutti gli impianti protesici utilizzati (anche quelli ortopedici, articolari, vascolari, cardiaci).

Venendo alle sue domande, le protesi mammarie in uso sono sicure, non sono stati dimostrati effetti cancerogeni o tossici che ne sconsiglino l'impiego. Non sono però tutte uguali: premesso che oggi si utilizzano quasi esclusivamente protesi al gel di silicone, i vari tipi differiscono per forma (ad esempio quelle utilizzate a fini estetici di solito sono "rotonde", rispetto a quelle utilizzate a fini ricostruttivi, di forma "anatomica") e coesione del gel di silicone stesso. Esistono poi protesi "temporanee", i cosiddetti espansori tissutali, utilizzati solo a fini ricostruttivi. Sono tutte marcate CE (Comunità Europea) e dovrebbero quindi garantire lo stesso livello di sicurezza. Ma anche le Pip lo erano e questa vicenda insegna che bisogna prestare maggiore attenzione quando si approva ufficialmente un prodotto. Quanto ai costi, le due marche principali in commercio per la ricostruzione offrono una gamma di prodotti molto diversificata in base alle diverse esigenze e hanno prezzi simili, ma esistono anche prodotti per estetica con costi molto più bassi. I chirurghi scelgono il modello in base al tipo di indicazione (estetica o ricostruttiva), ai desideri della paziente riguardo alla taglia e, nel caso di ricostruzione, in base alle dimensioni dell'altro seno.