Trastuzumab riduce la mortalità di cancro al seno ma è rischioso per il cuore

   SanitàNews, 19/04/2012

Nelle pazienti con cancro al seno che hanno ricevuto il farmaco trastuzumab la mortalita' si e' ridotta di circa un terzo, ma il rischio di tossicita' cardiaca dovuta al medicinale e' aumentato di circa 5 volte rispetto alle donne che hanno ricevuto il solo trattamento standard. Lo rileva uno studio di revisione effettuato da un team di giovani ricercatori delle Universita' di Milano e Modena, in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, che ridefinisce rischi e benefici di uno dei prodotti biotecnologici piu' usati nella cura del tumore della mammella: il trastuzumab (nome commerciale Herceptin). Il medicinale viene offerto alle donne con tumore al seno Her2 positivo, in aggiunta alla chemioterapia standard. E' un farmaco con un importante potenziale terapeutico: aumenta le probabilita' di sopravvivere e riduce il rischio di recidive. Le donne con tumore al seno Her2 positivo sono circa un quinto delle malate e, se non ricevono il trattamento, hanno una prognosi peggiore rispetto alle Her2 negative. Allo stesso tempo, pero', le donne che ricevono trastuzumab hanno anche un maggiore rischio di andare incontro a problemi di cuore, come emerge dalla revisione pubblicata sulla 'Cochrane Library'. All'interno del programma di supporto alla ricerca indipendente finanziato dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la squadra di giovani ricercatori, in media con meno di 40 anni, ha valutato tutti gli studi clinici randomizzati disponibili allo scopo di ottenere l'informazione piu' attendibile circa il rapporto tra i benefici e i rischi legati alla somministrazione del trastuzumab. I ricercatori hanno identificato otto studi, che includevano un totale di 11.991 donne con un tumore al seno Her2 positivo operabile e non metastatico, divise in modo casuale in due gruppi: le donne del primo gruppo ricevevano la normale chemioterapia, quelle del secondo erano invece trattate con il trastuzumab in aggiunta alla terapia standard. Lo stato di salute delle pazienti e' stato monitorato per una media di circa tre anni.