Oncogenetica, occhi puntati sui tumori ereditari

   Sportello Cancro, Redazione Salute Online, 13/11/2012

CONVEGNO
Per i tumori di seno e ovaio si può valutare il rischio d’ammalarsi e definire un programma personalizzato di sorveglianza. Al via a Milano un nuovo progetto


MILANO - Si stima che circa il sette per cento de tumori del seno e il 10 per cento di quelli dell’ovaio abbiano una base di predisposizione ereditaria, il che significa che chi presenta alcune particolari mutazioni genetiche ha un maggior rischio, fino al 50 per cento in più, di svilupparli. Proprio su questo fronte hanno lavorato esperti dell’Asl 1 di Milano, dell’Istituto europeo oncologico (Ieo), di Onda (Osservatorio nazionale salute donna) e il Dipartimento oncologico milanese, che stanno finendo di elaborare delle linee guida. L’iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi presso la sede della regione Lombardia. «Con questo progetto - ha spiegato Bernardo Bonanni, direttore della divisione di prevenzione dello Ieo -, finanziato dalla regione Lombardia e ora in fase di conclusione, abbiamo redatto delle linee guida sui tumori ereditari di seno e ovaie, in cui ci si occupa della valutazione del rischio, della sorveglianza clinico-strumentale, delle misure di prevenzione e di nuovi aspetti e figure professionali. Una volta finite, proporremo alla regione come linee guida da adottare in tutti gli ospedali lombardi».

ONCOGENETICA - Ad esempio, per le donne con i geni mutati Brca1 e Brca2, dunque con un rischio di tumore al seno maggiore, «si raccomanda di usare la risonanza magnetica, e limitare - ha concluso Bonanni - invece l’esposizione ai raggi X. Nelle linee guida si parla anche di alcuni farmaci che possono avere efficacia preventiva. Per quanto riguarda il tumore all’ovaio, si è visto che l’uso di contraccettivi orali riduce il pericolo di ammalarsi». Onda ha inoltre realizzato un opuscolo, con la collaborazione di esperti clinici, per far conoscere alle donne il ruolo dell’oncogenetica: una nuova frontiera dell’oncologia, dedicata allo studio della componente ereditaria delle malattie tumorali con lo scopo di sviluppare misure diagnostiche, terapeutiche e preventive ad hoc per le persone più esposte al pericolo di ammalarsi. «Questi tumori - ha commentato Francesca Merzagora, presidente di Onda - meritano un’attenzione particolare per il pesante impatto clinico e psicologico, visto che colpiscono spesso donne giovani nella fase della vita fertile e produttiva».

ESTENDERE GLI SCREENING - E se gli screening con mammografia per rilevare l'eventuale presenza di un carcinoma mammario in fase precoce, nelle donne tra i 50 e 69 anni, sono sempre più diffusi in Italia e coinvolgono circa cinque milioni di donne ogni due anni (seppur con grandi disparità tra Nord e Sud della penisola), s’impone ora all’attenzione degli esperti la necessità d’ampliare i controlli fra le donne più giovani e più anziane. «È arrivato il momento di estendere gli screening ad altri gruppi – ha detto Luigi Biasanti, consulente epidemiologico dell’ASL di Milano e referente scientifico del progetto –: dopo aver coperto la fascia d’età 50-69 anni, a Milano è già stato ampliato fino alle 74enni. Mentre per le donne più giovani, tra 45 e 49 anni, va chiarito quale sia lo strumento migliore. Non essendo ancora in menopausa, infatti, la mammella di queste donne risulta ancora troppo densa e la mammografia spesso poco leggibile dal medico». Per capire meglio quale sia quindi lo strumento di prevenzione migliore, nel 2013 partirà una sperimentazione triennale in 6-7 Regioni su 40mila donne, finanziata con i fondi della ricerca corrente del Servizio sanitario nazionale, nella quale le donne saranno divise in due gruppi: a uno sarà applicata la mammografia con periodicità annuale, mentre all’altro si proporrà una periodicità annuale o biennale in base della loro densità mammaria.


Nota dell'A.N.D.O.S. onlus Nazionale
Durante il convegno ha testimoniato la volontaria del Comitato A.N.D.O.S. onlus di Milano