Un guanto «supersensibile» per scovare tumori al seno? I dubbi degli esperti

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 21/11/2012

INCHIESTA
Specialisti e associazioni mettono in guardia dal prodotto messo in vendita in Gran Bretagna (ma di «origini» italiane)


MILANO - Si chiama BE gLOVE ed è un guanto per l’autodiagnosi femminile in grado, secondo i produttori, di migliorare l’efficacia dell’autopalpazione del seno per la ricerca di un eventuale tumore. Ha scatenato una diatriba in Inghilterra, dove le associazioni impegnate sul fronte della lotta al cancro al seno sono prontamente intervenute sulla stampa (The Independent, Daily Mail e Huffington Post tra gli altri) per avvertire le donne dei potenziali insidie dello strumento.

UN GUANTO NON SOSTITUISCE LA MAMMOGRAFIA - L’azienda britannica IC Pharma, immettendolo sul mercato a un prezzo di 25 sterline (circa 32 euro, o si può anche comprare online tramite il sito www.be-glove.com), l’ha infatti presentato pochi giorni fa come «guanto altamente sensibile per l’autopalpazione del seno» sostenendo che «può amplificare il tatto fino a 15 volte ed è clinicamente dimostrato che è efficace tanto quanto una mammografia nell’individuare i noduli al seno in stadio precoce». Il guanto (prodotto in Italia con marchio CE) è in poliuretano soffice e supersottile, sarebbe efficace per circa due anni e aiuterebbe le donne a eseguire al meglio l’autopalpazione, perfezionando sia i movimenti delle dita che la sensibilità: «In uno studio clinico le donne che hanno utilizzato BE gLOVE hanno identificato il 100 per cento dei noduli individuati dalla mammografia – si legge sul sito -, mentre le partecipanti a mani nude ne hanno sentiti soltanto la metà».
I venditori, insomma, lo consigliano come strumento per «affinare» l’autopalpazione fatta a casa una volta al mese perché, sostengono, il 55 per cento delle donne non sa come farla (e a tal proposito pubblicano un video per spiegare come farla con il guanto). Ma precisano che «non deve in alcun modo sostituire la mammografia e se si nota la presenta di un nodulo bisogna prontamente rivolgersi a uno specialista, perché la diagnosi precoce può salvare la vita».

I DUBBI DEGLI SPECIALISTI - Diversi esperti inglesi hanno espresso perplessità sulla reale efficacia del guanto e gli stessi dubbi vengono sollevati in Italia. «Purtroppo i prodotti di questo tipo – dice Gian Marco Giuseppetti, docente di Radiologia all’Università Politecnica delle Marche e direttore della Radiologia clinica agli Ospedali Riuniti di Ancona – non vengono approvati (e solo successivamente messi in vendita) seguendo una trafila di registrazione tramite accurati studi scientifici come accade per i farmaci. In sostanza bisogna chiedersi prima di tutto: chi dice che lo strumento è davvero utile?». La risposta starebbe, come indicato dai produttori, in uno studio pubblicato nel 2010 sul Journal of Plastic Dermatology da un gruppo di ricercatori italiani del Dipartimento di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Università Tor Vergata di Roma e di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Viterbo guidati da Stefano Verardi, allora aggregato di chirurgia plastica a Tor Vergata oggi in pensione. Secondo gli esiti dell’analisi condotta su 130 donne il guanto amplia notevolmente la sensibilità nel riconoscere i noduli e le partecipanti lo hanno giudicato facile da usare, ma
«con strumenti come questo guanto si corre il rischio di creare confusione, mentre il messaggio deve essere chiaro: la mammografia di screening può ridurre la mortalità fino al 50 per cento nelle donne che aderiscono all’invito - commenta Pietro Panizza, responsabile della Radiodiagnostica 1 all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e presidente della sezione di Senologia della Società italiana di radiologia medica (Sirm) -. Deve essere chiaro che la palpazione, anche se sofisticata, non può sostituirsi alla mammografia nella diagnosi precoce del carcinoma mammario anche perché molto spesso il tumore in fase iniziale non è palpabile».

«SERVONO PIÙ CONTROLLI PER QUESTI PRODOTTI » - Dello stesso parere Giuseppetti, che aggiunge: «Purtroppo manca una regolamentazione adeguata per impedire che finiscano in vendita strumenti e macchinari da usarsi in ambito sanitario che non sono stati scientificamente testati. Bisognerebbe seguire lo stesso iter richiesto per l’approvazione di un farmaco, perché gli esiti di un singolo studio (per di più condotto su un campione ristretto) non possono certo essere un riferimento valido». Diffidare di prodotti dubbi e alternative varie non scientificamente approvate, fare almeno una volta al mese autopalpazione e aderire agli screening con la mammografia: sono i tre cardini riconosciuti e sostenuti anche dalle principali associazioni italiane impegnate contro il tumore al seno, Europa Donna (il movimento che rappresenta i diritti delle donne nella prevenzione del tumore al seno presso le Istituzioni pubbliche), Fondazione Umberto Veronesi e la Lega italiana per la Lotta ai tumori (Lilt).

MAMMOGRAFIA E INFORMAZIONI - Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale screening (Ons) ogni anno vengono individuati oltre 6mila tumori al seno grazie ai programmi di screening mammografico e nell’85 per cento dei casi sono in fase precoce per cui possono essere trattati con chirurgia conservativa. «Il test è il modo migliore per identificare un tumore prima che divenga sintomatico, quando è piccolo, le cure saranno meno invasive e le possibilità di guarire sfiorano il 95 per cento, per questo è fondamentale che le donne rispondano all’invito gratuito che arriva dalle Regioni ogni due anni per chi ha fra i 50 e i 69 anni» ribadisce Marco Zappa, responsabile dell’Ons. E se il Piano nazionale di prevenzione 2010-2012 ha dato indicazione alle Regioni di ampliare la fascia d’invito annuale alle donne fra i 45 e i 49 anni e l’invito biennale a quelle fra i 70 e i 74, è fondamentale che le donne ricevano indicazioni chiare sia prima che dopo l’esame, con un obiettivo ben preciso: non essere sottoposte a terapie inutili. Perché qualsiasi intervento, in caso di positività al test, deve tenere conto dell’età e delle condizioni della paziente, del tipo e delle dimensioni del tumore. Infine, l’autopalpazione è importante a tutte le età e se si scopre un nodulo bisogna andare dallo specialista per verificarne la natura e stabilire il da farsi. Senza allarmarsi troppo (specie in giovane età può trattarsi di noduli benigni che per lo più non vanno trattati) e senza perdere tempo.