Anche in chirurgia oncologica l'”allenamento” migliora i risultati

   HealthDesk, Redazione, 13/09/2015

TUMORI

L  a chirurgia può essere determinante per il successo del trattamento dei tumori solidi, ma per operare con efficacia è necessario un adeguato “allenamento”. In Italia, però, meno della metà delle strutture esegue il numero minimo di interventi ritenuti necessari per conseguire una sufficiente preparazione. Questo, almeno, è quanto risulta dall'analisi delle criticità in chirurgia oncologica nell'ambito del Programma nazionale Esiti di Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, in cui è stato preso in considerazione il rapporto tra volume di interventi eseguiti e mortalità entro trenta giorni, riferiti all’attività dei Centri ospedalieri e universitari nel 2013. «I risultati - sottolinea Alfredo Garofalo, past president della Società italiana di chirurgia oncologica (Sico), in occasione del congresso nazionale che si è svolto nei giorni scorsi a Napoli - sono eclatanti: per il colon retto, la mortalità post operatoria a trenta giorni passa dal 15% a meno del 5% quando il volume di attività raggiunge i 50/70 interventi l’anno; per lo stomaco, la mortalità post operatoria a trenta giorni si dimezza passando da più del 20% a meno del 10% quando il volume di attività raggiunge i 20/30 interventi l’anno; per il polmone la mortalità post operatoria a trenta giorni diminuisce decisamente dal 20 a circa il 5% quando il volume di attività raggiunge i 50/70 interventi annui. Per la mammella, ricorda infine Garofalo, non potendosi attendere una mortalità operatoria da questo tipo di intervento, le linee guida internazionali dettate da Eusoma (l'European Society of Breast Cancer Specialists, cioè la Società europea degli specialisti del tumore al seno) identificano in 150 interventi l'anno la soglia minima di attività per definire la Breast Unit.

«Rispetto alle gravi inadempienze delle Regioni a chiudere i centri che non assicurano risultati ottimali ai malati di cancro, con i rischi che ne derivano - interviene Francesco De Lorenzo, presidente Favo - le associazioni dei pazienti chiedono a tutti coloro che devono affrontare un intervento di chirurgia oncologica di documentarsi attentamente su www.oncoguida.it, scegliendo esclusivamente i centri a più alto volume di casi trattati. Ciò potrebbe comportare automaticamente, e anche senza alcun intervento da parte delle Istituzioni, la disattivazione dei centri a maggior rischio».