La metastasi vien di notte: le cellule tumorali circolanti entrano nel sistema sanguigno mentre i pazienti dormono

   www.healthdesk.it, 27/06/2022

La scoperta
Il ritmo circadiano delle cellule tumorali è invertito. Preferiscono fare il salto nel sistema sanguigno per migrare verso nuovi organi di notte piuttosto che di giorno. La scoperta su Nature suggerisce di fare attenzione all’orario in cui si effettua una biopsia liquida


Le metastasi si formano di notte. La scoperta, descritta su Nature, suggerisce che le cellule tumorali seguono un ritmo circadiano invertito, preferendo le ore notturne per entrare nel circolo sanguigno e viaggiare verso nuove destinazioni. Queste cellule tumorali circolanti si svegliano quando i pazienti dormono. Il sospetto dell’esistenza di un orologio nei tumori che indica l’ora più adatta per la formazione delle metastasi è nato osservando l’andamento delle cellule tumorali circolanti nei topi.

I ricercatori hanno notato che i livelli di queste cellule responsabili delle metastasi variavano a seconda dell'ora del giorno in cui veniva prelevato il sangue. Per scoprire se un fenomeno simile si verificasse anche negli esseri umani, gli autori dello studio hanno prelevato il sangue di 30 donne ricoverate in ospedale per cancro al seno in due momenti diversi della giornata, una volta alle 4:00 del mattino e di nuovo alle 10:00 del mattino.

Dalle analisi è emerso che quasi l’80 per cento delle cellule tumorali circolanti era presente nei campioni raccolti alle 4:00 del mattino, quando i pazienti stavano ancora riposando. «In un primo momento, sono rimasto sorpreso perché il dogma è che i tumori emettono continuamente cellule circolanti. Ma i dati erano molto chiari. Quindi, superata la sorpresa, abbiamo iniziato a emozionarci», ha raccontato Nicola Aceto, tra gli autori dello studio.

Per monitorare da vicino l’orologio circadiano dei tumori, i ricercatori hanno innestato cellule tumorali del tumore umano della mammella nei topi, testando i i livelli di cellule circolanti nell’arco delle 24 ore. Rispetto agli esseri umani, i topi hanno un ritmo circadiano invertito, ossia sono sono più attivi di notte e tendono a riposare durante il giorno. Le ore diurne degli animali, cioè, corrispondono a quelle notturne degli umani.

I ricercatori hanno scoperto che i livelli di cellule tumorali circolanti degli animali raggiungevano il picco durante il giorno, quando gli animali erano nel loro stato di riposo, a volte con una concentrazione fino a 88 volte superiore al valore minimo. Inoltre, i ricercatori hanno raccolto cellule tumorali circolanti dai topi svegli e da quelli a riposo, marcandole con colori fluorescenti differenti. La maggior parte delle cellule che erano cresciute in nuovi tumori erano quelle raccolte quando i topi stavano riposando, suggerendo che queste cellule tumorali circolanti sono in qualche modo più “brave” a metastatizzare. Questa scoperta suggerisce l’importanza del timing per la diagnosi con la biopsia liquida: un prelievo effettuato di giorno può dare indicazioni diverse rispetto a uno effettuato di notte.

Il motivo per cui le cellule del cancro al seno negli esseri umani sono più attive di notte dipende probabilmente da una varietà di fattori che devono ancora essere studiati, affermano i ricercatori. Potrebbero aver un ruolo gli ormoni, che funzionano come un orologio, indicando l’ora di ideale andare a dormire o per svegliarsi. In effetti nei topi gli ormoni come il testosterone o l'insulina hanno avuto un impatto sui livelli di cellule tumorali circolanti, riducendole o aumentandole, a seconda di quando venivano somministrati.

Prima di tradurre queste scoperte nella pratica clinica saranno necessari ulteriori studi per ricostruire il complesso legame tra ritmi circadiani e i tumori, sottolineano i ricercatori.

Nel frattempo, gli scienziati vogliono evitare equivoci: il sonno non deve essere considerato un nemico per chi ha un tumore.

I risultati non indicano che «non si ha bisogno di dormire o che bisogna dormire meno. Significa semplicemente che queste cellule preferiscono una fase specifica del ciclo di 24 ore per entrare nel flusso sanguigno», specificano gli autori dello studio.

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